IGINO, PAPA, SANTO

IGINO, PAPA, santo. - È commemorato nel Marti- rologio Romano l'11 genn. come martire, ma nessuna fonte antica conosce o ricorda il suo martirio. In certo è poi il tempo esatto del suo pontificato. Nelle liste episcopali più sicure è detto successore di papa Telesforo: sarebbe quindi stato eletto nel 138. Anche la durata del suo pontificato è diversamente e malamente attestata dalle fonti; sembra però più attendibile la notizia riferita da Eusebio che gli attribuisce 4 anni di governo: sarebbe perciò morto nel 142.

Pochissime e non meno incerte sono le notizie della vita. Secondo il Liber Pontificalis era di origine ate-

IGINO – IGNAZIO DI ANTIOCHIA

paventa e rifiuta lo sforzo. Così intesa l’i., più che essere opposta a una virtù particolare, lo è a tutte le virtù in quanto il loro esercizio importa difficoltà ed esige quindi sforzo.

Il peccato di i., in quanto opposto alla legge generale del lavoro, ordinariamente non è grave; lo diviene però quando è abituale e quando causa l’omissione o la trascuranza di obblighi gravi particolari. L’i. è uno degli ostacoli più seri alla perfezione, sia perché rende la vita più o meno sterile, come il campo dell’uomo pigro di cui parla la S. Scrittura (cf. Prov. 24, 30-34), sia, soprattutto, in quanto permette alle tentazioni di diventare più vigorose e insistenti. È noto infatti che quando le facoltà superiori sono inattive, le inferiori sono più libere di seguire i loro istinti e allora «l’ozio insegna molta malizia» (Eccli. 23, 29). Si comprende quindi come l’i. possa creare un pericolo grave alla stessa eterna salute. L’ignaro infatti merita la severa condanna del servo che non trafitta i talenti (Mt. 25, 24-30), e dell’albero che non dà frutti (Mt. 3, 10).

Rimedi contro l’i. sono: le convinzioni profonde sulla necessità e sulla intima soddisfazione del lavoro amato; la coscienza delle gravi conseguenze che derivano dall’i., e il continuato e metodico sforzo che dà all’ignavo la soddisfazione di una vita utilmente impiegata.

BIBL.: Sum. Theol., 2a-2a, q. 33; Tommaso d’Aquino, De malo, q. 2; A. Natale, De peccatis, in G. P. Migne, Theol. cursu completus, XI, Parigi 1841, coll. 1148-70; G. Faber, Il progresso dell’anima nella vita spirituale, Torino s. a., cap. 14; J. Laumonier, La thérapeutique des péchés capitaux, Parigi 1922, cap. 3; E. Vansteenberghe, Paresse, in D’ThC, XI, col. 2023 sqq., Luigi Morstabilini