IGNAZIO, PATRIARCA DI COSTANTINOPOLI, SANTO

IGNAZIO, patriarca di Costantinopoli, santo. - Niceta (I. è il nome posteriore), n. a Costantinopoli nel 797; fu patriarca nell'847-58 e nell'867-77; suo padre fu Michele imperatore (811-13).

Dopo l'espulsione del padre dal trono, visse con lui in un monastero dell'isola di Proti, nell'840 ne diventò igumeno (abate) e fu poi fondatore di tre altri monasteri. Durante la persecuzione iconoclasta si mostrò difensore intrepido del culto delle sacre immagini.

Dopo la morte del patriarca s. Metodio (843-47), diventò il suo successore sotto il nome di I. Il suo patriarcato fu molto tragico. Condannò tre vescovi e ne informò la S. Sede alla quale pure i condannati fecero appello. I. coraggiosamente proibì

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IGNAZIO, vescovo di ANTIOPHIA, santo, martire - Inizio della Epistola agli Efesini - Biblioteca Vaticana, cod. Reg. Grec. 30, f. 161V (sec. XI).

La S. Comunione e l'ingresso alla chiesa di S. Sofia a Barda, uomo influentissimo alla corte imperiale, a cagione della sua vita immorale. Questi prese vendetta e lo fece condannare all'esilio nell'isola di Terebinto, sostituendogli la persona del dottissimo presidente della cancelleria imperiale, Fozio, e facendo approvare questo suo raggiro da un pseudosinodo, diretto dal vescovo, scomunicato, Gregorio di Siracusa.

Se I. abbia abdicato per il bene della Chiesa, è oggi discusso; quelli però che sostengono tale sentenza, parlano quasi tutti di un'abdicazione condizionata e mettono in rilievo che Fozio non ne osservò le condizioni. Né il papa Niccolò I (858-67), né Adriano II (887-72) riconobbero Fozio come legittimo patriarca; soltanto dopo la morte di I., Giovanni VIII (872-82) lo confermò sotto certe condizioni.

Ma L'imperatore Basilio di Macedonia, fin dal principio del suo regno (867), depose risolutamente Fozio, richiamò I., dopo nove anni di tribolato esilio e di persecuzione, al patriarcato di Costantinopoli e chiese l'approvazione della S. Sede. Questa, sotto Adriano II, in un Sinodo romano (giugno 869) e nel Concilio VIII ecumenico (869-70), per mezzo dei suoi legati e con la susseguente approvazione, restituì I. Nonostante però i vari benefici ricevuti dai papi, I. credette necessario di osservare un contegno contrario alle decisioni di Roma nella questione intorno alla giurisdizione della Bulgaria, cosicché Giovanni VIII gli minacciò la scomunica condizionata nell'apr. 878 se non avesse richiamato i sacerdoti e i vescovi greci della Bulgaria nel decorso di 30 giorni. Ma questa sentenza papale fu data quando I. era ormai morto (23 nov. 877). La

chiesa bizantina ed anche quella romana onorano I. come santo.

BIBL.: Una biografia di I. fu scritta dal suo coetaneo Niceta Paphlagonese : PG 105, coll. 488-573; V. Grumel, Les reges des actes du patriarcat de Constantinople, I, 2, Constantinopoli 1935, pp. 64-71, 95-100; R. Janin, I. de Constantinople (saint), in DThC, VII, coll. 712-22; J. Pargoire, Les monastères de St. I., in Bull. de l'Inst. archéol. russe de Constantinople, 7 (1902), pp. 56-91. Giorgio Hofmann