INCONONAZIONE

INCONONAZIONE. - Cerimonia, con la quale un sovrano viene messo in possesso della sua dignità, mediante l'imposizione della corona, simbolo del potere. Il termine i. comprende generalmente anche le cerimonie della unzione e consacrazione e intronizzazione; e si adopera pure per le statue e immagini di Maria S.ma, in riconoscimento della sua dignità.

SOMMARIO: I. I. degli imperatori e dei re. - II. I. del papa. - III. I. delle immagini di Maria S.ma.

I. I. DEGLI IMPERATORI E DEI RE.

La guida morale della Chiesa, che indica ad ogni fedele e a tutta l'umanità la salvezza dell'anima e la realizzazione del Regno di Dio, si estende ai governi terreni che nell'esplicazione del loro mandato possono nuocere non meno che giovane al bene spirituale dei sudditi. Perciò la Chiesa ha voluto consacrare a Dio ogni potere pubblico e, a cominciare dalla rinnovazione carolingia dell'Impero, con un rito antico e solenne ha investito della loro dignità l'imperatore capo di tutte le genti cristiane e i re capi dei nuovi Stati nazionali.

I. STORIA E DIRITTO

Proprio intorno a questa cerimonia, con cui il cristianesimo esalta il carattere universale dell'Impero e conferma l'autorità dei sovrani, prese origine una drammatica contesa fra i papi e gli imperatori, i primi rivendicando alla Chiesa il diritto di attribuire il potere, i secondi accettando più spesso dalla Chiesa solo l'elemento religioso della consacrazione, senza obblighi limitanti quella sovranità che essi vantavano di ricevere direttamente da Dio, creatore di tutte le cose e perciò fonte unica di ogni potere.

L'infuoco così sui rapporti fra lo Stato e la Chiesa, che a loro volta la determinano, creando un complesso problema nel quale rientrano motivi puramente spirituali e motivi esclusivamente temporali.

Il problema in realtà è sorto con la Chiesa stessa, nata nello Stato che le preesiste, ma con caratteri universali che la fanno coincidere con esso e che le vengono direttamente da Dio. Di qui un'apparente contraddizione nella letteratura cristiana, che, dopo aver messo in rilievo la somma autorità dell'imperatore eletto da Dio, esige poi l'obbedienza dell'imperatore stesso alle norme che la Chiesa, depositaria unica del precetto divino, stabilisce.

Il problema dei rapporti, di cui ora si esaminano le vicende, ebbe nel medioevo due motivi essenziali: l'esistenza e giustificazione del diritto del papa nell'attribuire la dignità imperiale e la posizione di lui nei riguardi degli imperatori. Incoronati, quest'ultimi dal pontefice, come i re dai vescovi, si sono considerati come istituti dalla consacrazione ecclesiastica i poteri temporali; e quando, in pieno conflitto tra l'Impero e la Chiesa, i legisti di parte imperiale rivendicano dal diritto romano il potere assoluto, e perciò la supremazia, dell'imperatore, gli avversari curialisti si appoggiano egualmente al diritto romano per reclamare tale potere a vantaggio del papa, imperatore egli stesso ed unico sovrano residente nella Roma dei Cesari. Il papa appare dunque in diritto di provvedere alla scelta di chi gli sembri più degno fra i candidati al trono imperiale e, in base al potere di legare

e sciogliere trasmessaggi da Cristo, di deporre l'imperatore che si manifesti indegno. E il Dictatus Papae (VIII, XI, XII) lo fa disporre delle dignità e beni temporali come degli stessi attributi della dignità imperiale: potere che Gregorio VII esercita nella deposizione di Enrico IV.
Secondo la decretale Per venerabile del 1202 (c. 34, X, de elect., I, 6), in forza della quale Innocenzo III attribuisce l'Impero prima ad Ottone IV e poi a Federico II, l'Impero deve ritenersi principalmente et finaliter dipendente dalla S. Sede: 1) perché essa ha trasferito l'Imperium romano dall'Oriente ai re germanici per meglio difendere; 2) perché è dal papa che il re designato alla dignità imperiale viene benedetto, incoronato e rivestito di quella, cioè «consacrato» imperatore. Con il diritto di esame e di approvazione si sostiene il diritto del papa alla reggenza dell'Impero nei periodi di vacanza del trono. Vengono contestata la trasmissione dell'Impero sia per l'insufficienza della donazione costantiniana e la mancanza di fiducia che riscuoteva, sia per l'esistenza dei principati latini d'Oriente, papa Innocenzo IV riafferma a Lione le prerogative pontifice in base alla trasmissione della monarchia sacerdotale e regale da Cristo sacerdote e re a Pietro: tutto l'imperium è dunque legittimamente trasmesso dal papa all'imperatore e da questo deve ritornare al papa. La tesi, che ha tra i suoi interpreti Enrico da Susa e Guglielmo Durante, prevale, facendo decadere l'opposto principio, già sostenuto da Enrico IV e Federico I, secondo cui la dignità imperiale è fonte di ogni potere ecclesiastico e pontificio. Così nel 1273 l'elezione di Rodolfo d'Abburgo da parte dei principi elettori viene sottoposta all'approvazione del papa, che la concede e subito dopo avverte l'elettore di tenersi pronto per la consacrazione; nel 1303 poi, Alberto d'Abburgo ammette che l'imperatore deve essere legittimo protettore della Chiesa per aver questa trasmesso l'imperium dai Bizantini ai Germani e che la potenza temporale deriva agli imperatori passati e futuri da quei principi cui la stessa Chiesa conferisce il diritto di eleggere il re dei Romani.

Ma contro Bonifacio VIII, che con le sue lettere degli anni precedenti e la bolla Unam Sanctam ha proclamato la supremazia assoluta del papa su tutti i poteri terreni, reagisce Filippo II dello con la violenza d'Anagni. La crisi politica che continua oltre la morte del papa spinge i giuristi a limitare la portata dell'i.: gli imperatori ed i re debbono riceverla come forma speciale di benedizione, non quale conferimento di autorità. In quest'epoca dunque si comincia a ritenere (lo scritto di Marsilio da Padova, del 1324, avrà fortuna solo più tardi) che all'elezione fatta dai principi elettori sia superflua la conferma pontificia. L'avventura di Luigi II Bavaro, incoronato imperatore nel 1329 a Roma dal prefetto urbano ed uno da due vescovi contro ogni tradizione, precipita nello scisma dell'antipapa Nicola V contrapposto a Giovanni XXII e nella presa di posizione dei principi elettori, i quali stabiliscono che da quel momento l'elettore sia definito re ed imperatore al di fuori di ogni conferma papale. Decisione ratificata alla Dieta imperiale di Francoforte.

La secolare contesa ha ormai indebolito alla base il Sacro Impero romano-germanico: diminuito nel suo valore mistico, nel suo carattere religioso, nulla può acquistare nel campo politico, dove i regni nazionali, i principi germanici, gli Stati e le città d'Italia vivono praticamente fuori o contro di esso.

Il Sacro Romano Impero, nel quale si è potuto affermare il più alto ideale del medioevo - la ricomposizione ad unità dell'antico orbe romano per un'umanità realizzatrice in terra del Regno di Cristo - brilla ancora d'incerta luce, sino a quando se ne riconosce ufficialmente la fine. Carlo V è l'ultimo imperatore romano incoronato dal Papa (Bologna, 24 febbr. 1530).

Anche la breve parabola napoleonica porta ad una renovata imperii: La Providence a volui que je rétablisse le trône de Charlemagne... Pour le Pape je suis Charlemagne, sono le frequenti parole di Napoleone e, quasi il giudizio negativo di Eginardo glielo suggerisca, dopo aver ricevuto l'unzione dal Pontefice gli toglie dalle mani la corona e se la pone in capo con il detto minaccioso: Dio me l'ha data, guai a chi me la tocca. Il contrasto fra

1775

INCONORAZIONE

l'unzione pontificia e l'II. laica ha compiuto il millennio (Roma, Natale dell'800 - Parigi, 2 dic. 1804).

BIBL.: S. Schard, De iurisdictione, auctoritate et praeminentia imperiali, Basilea 1566; J. Schwarz, Die Ordines der Kaiserkrönung, in Forschungen zur Geschichte, 22 (1828), p. 159 seq.; H. Siegel, Deutsche Rechtsgeschichte, 3a ed., Berlino 1895, pp. 183 seq., 223 seq.; G. Hergenröther, Storia universale della Chiesa, trad. II. di Rosa, Firenze 1904, III, cap. 9, p. 105 seq.; cap. 3, p. 253 seq.; J. Bryce, Il Sacro Romano Impero, trad. II. di U. Ballani, Milano 1907, pp. 57, 80, 91, 230, 234 e nota 1, 241; E. Eichmann, Die Ordines der Kaiserkrönung, in Zeitschrift der Sachzey-Stiftung für Rechtsgeschichte, Kanon. Abt., 2 (1912), p. 1 seq.; K. Heldmann, Das Kaiserstum Karls des Grossen, Weimar 1928, p. 282 seq.; C. Barbagallo, Il medioevo, Torino 1935, III, 11, p. 582 seq.; G. Schnürer, L'Eglise et la civilisation au moyen âge, Parigi 1933 seq.; I. p. 495 seq.; II. pp. 50, 61 seq.; III. p. 91 seq.; E. Dupre-Theséider, L'idea imperiale di Roma nella tradizione del medioevo, Milano 1942, pp. 109 seq., 232, 238 seq., 256 seq.; Fliche-Martin-Frutaz, VI. pp. 157 seq., 289 seq., 433 seq.; P. de Francisci, Arcana Imperii, III, 11, Milano 1948, p. 289 seq.; F. Calasso, Lezioni di storia del diritto italiano, Le fonti, ivi 1948, p. 49 seq.; id., Gli ordinamenti giuridici del Rinascimento medievale, 2a ed., ivi 1949, p. 68 seq., Fulvio Crosara.

II. LITURGIA.

I.

I. Dei re

L'unzione dei re viene ispirata dalla Bibbia (I Sam. 16, 13; II Par. 23, 11; Ez. 16, 8-14); tuttavia il primo esempio di una unzione regale si trova presso i Visigoti nella Spagna. Il loro re Wamba, nel 672, dopo aver professato la sua fedeltà («ex more fidem populis reddidit») riceve nel capo la sacra unzione; della tradizione delle insegne non si parla ancora. Più di mezzo secolo dopo, nel 751, in Francia Pipino, figlio di Carlo Martello, vien consacrato nella cattedrale di Soissons da Bonifazio, legato del Papa ed arcivescovo di Magonza. Questa cerimonia fu ripetuta nel Stefano II (754), nel monastero di S. Dionisio, dove consacrò Pipino insieme a Carlomagno e Carlomanno, suoi figli. Dopo si aggiunse l'II. anche del re, come si faceva per l'imperatore. Nell'844 Ludovico II fu a Roma uno re, investito e coronato; nell'848 Carlo il Calvo fu incoronato ad Orléans dall'arcivescovo di Sens, ed una seconda volta a Metz, nell'869 (la terza volta, nell'875, fu incoronato imperatore a Roma). Da quel tempo, l'unzione e l'II. dei re è una usanza fissa nel regno dei Franchi dell'ovest, seguita poi anche in altri territori, ad es., nella Castiglia Alfonso III, nell'866; Ordono II nel 914. Per il regno franco dell'est, la Germania, Corrado I, nel 911 fu il primo re uno: ma la corona non la ricevette dalla Chiesa. Il successore Enrico I rifiutò l'unzione sacra e l'II. Ma col regno di Ottone I e con la sua i. nel 936, si fissava il rito dell'ordinazione del re. Il rito del cosiddetto Pontificale romanico germanico, Ordo Romanus vulgatus, redatto a Magonza, riporta le cerimonie dell'II. di Ottone II nel 961.

Secondo quest'ordine s'incoronavano i re della Germania ad Aquisgrana fino al 1531, con alcune modificazioni del 1307. Quest'ordine si seguiva anche nell'Inghilterra e nella Francia, ma certamente con modifiche e variazioni. Il rito dell'II. del re all'uso romano fu composto d'ordine di Clemente V per l'II. di Roberto, re di Sicilia (Ordo Rom., XIV), sul modello dell'II. imperiale. Il rito attuale del Pontificale romano deriva dal Pontificale di G. Durando (m. nel 1296).

L'II. del re si fa nella domenica, dal metropolita competente, con assistenza degli altri vescovi del regno. Consta di due parti, delle quali una si compie prima della Messa, l'altra nella Messa dopo l'Epistola. Prima della Messa ha luogo: 1) la presentazione con un breve esame, un'ammonizione al re futuro e la sua professione o il suo giuramento; 2) un'orazione di benedizione dell'arcivescovo assieme agli altri vescovi; 3) le litanie con due versetti per il re; 4) l'unzione del re con l'olio dei catecumeni fatta in forma di croce sul braccio destro dal polso al gomito, e sul dorso, tra le spalle. Nei riti anteriori talvolta si unisco con il crisma anche la testa e le mani. Questa unzione, considerata nel medioevo come uno dei 12 Sacramenti, non è che un sacramentale secondo la decisione di Innocenzo III. Finita questa prima parte, il re indossa una veste simile ad un camice ed il manto reale.

La seconda parte comprende: 1) la consegna della spada regia, accompagnata da una allocuzione: il re riceve la spada che porge allo scudiero, il quale la ripone nel fodero. L'arcivescovo poi cinge il re della cintura. Quindi il re sguaina la spada, lancia alcuni colpi («viriliter vibrat») e la ripone di nuovo nel fodero; 2) l'II. assieme con gli altri vescovi l'arcivescovo impone la corona con le parole «accipie coronam»; seguono le consegne delle altre insegne, dello scettro, delle armille, del globo d'oro; 3) l'intronizzazione con acclamazioni del popolo.

Nell'II. della regina reggente si omette la cintura della spada, e in quella della regina non reggente anche il breve esame, l'ammonizione e il giuramento.

Il re incoronato e la regina ricevevano la Comunione prima sotto ambedue le specie, in seguito soltanto sotto una sola specie con la purificazione nel calice del metropolita.

BIBL.: E. Eichmann, Die sog. Römische Königskönungsformel, in Hist. Jahrbuch d. Görres-Ges., 45 (1925), p. 543 seq.; P. E. Schramm, Die Ordines der mittelalterlichen Kaiserkrönung, in Archiv f. Urkundenforschung, 11 (1930), pp. 285-300; id., Die Krönung bei den Westfranken und Angelsachsen von 878 bis um 1000, in Zeitschrift für Rechtsgesch., Kan. Abt., 23 (1934), pp. 117-242; id., Krönung in Deutschland bis zum Beginn des Salischen Hauses (1028), ibid., 24 (1935), pp. 184-332; id., Der König von Frankreich. Wahl, Krönung, Erbfolge und Königsidee vom Anfang der Kapitelung (987) bis zum Ausgang des Mittelalters, ibid., 25 (1936), pp. 222-354; 26 (1937), pp. 161-284; id., Die Krönung im Katalanisch-Aragonischen Königreich (1204-1414), Barcellona 1036; id., History of the english coronation, Oxford 1937; id., Die Krönung bei den Westfranken und den Franzosen, in Archiv für Urkundenforschung, 15 (1937), pp. 3-55.