INSEGNANTE. - Chi espone e spiega scienza o arte perché altri apprenda. Qualunque sia la materia dell'insegnamento e a qualunque grado di cultura appartenga, l'i. ha sempre da tenere dinanzi agli occhi due compiti fondamentali: istruire ed educare. Essenziali l'uno e l'altro, non solo per quella esigenza dell'unità umana che non può ammettere una cultura dell'intelletto che sia in contrasto, o che anche trascuri quella della volontà; ma anche perché il perfezionamento di una facoltà è condizione a quello dell'altra.
In relazione a questo duplice compito dell'i. si distinguono i suoi doveri morali.
Come istruttore: a) deve avere un grande amore della verità e deve possedere bene la materia oggetto del suo insegnamento. Siccome la vastità dello scibile non permette più oggi una cultura enciclopedica, anche la formazione dell'i. è necessariamente specializzata. Non deve però ignorare almeno i problemi fondamentali delle altre discipline, specialmente di quelle filosofiche e religiose. b) Oltre il possesso della scienza l'i. deve anche saperla comunicare. Questo compito, anche se in parte è frutto di doti naturali e della formazione remota dell'i., dovrà tuttavia costituire l'impegno costante della preparazione prossima alla lezione nell'intento di renderla chiara, interessante e attiva da parte dell'alunno, che si deve considerare come un collaboratore intelligente e deve essere stimolato ed aiutato a scoprire egli stesso la verità che il maestro gli propone. Sussidi per questo stimolo ed aiuto sono: la scelta saggia dei testi scolastici e la accurata assegnazione e correzione dei compiti. c) Nella valutazione del profitto scolastico, sia durante l'anno che all'esame, l'i. dovrà tenersi lontano dai due eccessi opposti di una severità che scoraggia e di una larghezza che favorisce la neghittosità e la superficialità.
Come educatore: a) deve anzitutto ricordare che lo stesso insegnamento non è che una parte dell'educazione. E quindi nelle occasioni propizie non manchi il richiamo
all'aspetto e alle attinenze morali delle questioni trattate. b) Inoltre deve avere cura di precedere con l'esempio traducendo prima nella propria condotta quanto inculca con la parola. c) Siccome solo una visione religiosa della vita e dei suoi compiti potrà dare una formazione rispondente ai veri ideali della vita, è naturale che la religione, specialmente nelle prime classi, abbia un posto di particolare importanza e che ogni i., qualunque sia la materia di insegnamento, non solo non assuma atteggiamenti negativi, ma nemmeno si limiti ad una posizione cosiddetta agnostica; bensì presenti il suo insegnamento come in una cornice religiosa. È noto del resto che, in questo campo, tra atteggiamento positivo e negativo non si dà, nella pratica, una condotta neutrale. d) L'educazione esige inoltre nell'educatore una conoscenza il più possibile integrale dell'educando. e) Nel trattare con gli alunni l'i. si mantenga in un saggio contemperamento di autorità e libertà, che permetta lo sviluppo della personalità e delle attitudini dell'educando in un clima di spontaneità. f) Oltre che con gli alunni, l'i. deve mantenere buoni rapporti con le famiglie di questi, poiché di esse tiene in parte le veci e perfeziona l'opera. Relazioni cordiali dovranno pure esistere tra ogni i. e gli altri colleghi che, più o meno da vicino, condividono con lui la responsabilità dell'insegnamento e dell'educazione. È troppo naturale poi che, fra i molti che si interessano del problema scolastico, gli i. debbano essere i primi a sentirne tutta l'importanza e quindi a intervenire, quando sia necessario, con la propria competenza onde garantire una regolamentazione che sia conforme ai sani principi di una pedagogia cristiana.