ISIDORO di ALESSANDRIA, santo. - Solitario del monte Nitria, n. nel 319 e m. nel 404. Fu discepolo di s. Antonio l'eremita e compagno di s. Macario. Insieme a s. Atanasio venne a Roma e ripartì con la matrona Melania per il deserto d'Egitto.
È rimasta celebre la sua mitezza e, oltre al dono delle lacrime, la facilità con cui cadeva in estasi mentre prendeva il cibo. Con i padri dell'eremo Macario e Pambo colpì il monaco proprietario: «pecunia tua tecum sit in perditionem». Molto ebbe a soffrire dal patriarca Teofilo Alessandrino, che prima aveva voluto innalzarlo all'esposito e poi lo espulse non solo dalla Chiesa di Alessandria, ma anche dal deserto di Nitria. Insieme ai monaci suoi discepoli, essi pure banditi dall'Egitto, cercò la protezione di s. Giovanni Crisostomo nella Palestina. Si noti però che Metafraste riferisce a torto quest'ultimo fatto all'omonimo Isidoro Pelusiota. Il nostro I. è stato scambiato anche con il vescovo di Ermapoli e con altro Isidoro presbitero originista.