JÁUREGUI y AGUILAR, Juan de. - Poeta e pittore spagnolo, di famiglia aristocratica, n. a Siviglia, dove fu battezzato il 24 nov. 1583, m. a Madrid nel 1641. Fu scudiero della regina Elisabetta (moglie di Filippo IV) e cavaliere di Calatrava.
Dimorò qualche tempo a Roma, derivandone suggestioni artistiche e poetiche (copiò da Michelangelo, Raffaello e Guido Reni; eseguì ritratti; tradusse egregiamente l'Aminta del Tasso e iniziò la versione libera della Farsaglia di Lucano). Tornato a Siviglia, si schierò contro

Jaricot, Pauline-Marie - Riratio.
Quevedo e Góngora, cui oppose un Discurso poético (Madrid 1624) e un Antídoto contra las Soledades (esiste il manoscritto nella Biblioteca nazionale madrilena); ma fu amico di Lope de Vega e di Cervantes, che ne elogiò l'Aminta. La sua produzione poetica in parte adricse alla maniera italianizzante (Rimas, Siviglia 1618, che, accanto alle profane, contengono alcune liriche sacre, quali Al desposorio de Cristo con s. Teresa e la parafrasi del salmo 136), in parte è vicina a quella moda gongoresca che J. y A. in teoria aveva avversato; a Ovidio, invece, si ispira il poema Orfeo (Madrid 1624).
Come scrittore, J. y A. documenta in modo interessante il gusto estetico di Spagna agli inizi del Seicento (cf., in particolare, il suo Dialogo entre la naturaleza y la dos artes, pintura y escultura e Por el arte de la pintura, Madrid 1633); come pittore, oltre ad alcuni ritratti (tra cui famoso quello del Cervantes, ora al Museo di Madrid) e alle incisioni per la Vestigatio arcani sensus in Apocalypsi (Anversa 1619) del gesuita L. Alcázar, ha lasciato una incisione del ven. Luis de Granada e due tele raffiguranti s. Giuseppe e s. Teresa d'Avila.