JEVONS, WILLIAM STANLEY

JEVONS, WILLIAM STANLEY. - Filosofo ed economista inglese, n. a Liverpool il 1° sett. 1835, m. annegato a Galley Hill, presso Hastings, il 13 ag. 1882. Tenne l'insegnamento della logica e dell'economia politica nel Collegio Owen di Manchester. Successe poi al Cairnes nella cattedra di economia politica presso l'e University College e di Londra.

Nei suoi studi di logica, illustrò il processo deduttivo, inteso in modo meccanicistico (Primer of logic, 1876; Pure logic and other minor works, 1890; Principles of science, 1874). Considerò la matematica come una forma della logica, e svolse il problema della probabilità secondo i criteri della statistica metodologica moderna. La sua dottrina morale risente profondamente dei motivi utilitaristici della tradizione filosofica inglese. Importantissima fu la sua attività economica, di cui la Theory of political economy (1871) è l'opera più famosa. È considerato in economia come il fondatore della scuola che fa largo uso del metodo matematico, sebbene in tale metodo sia stato preceduto dal Cournot (1838) e dal Gossen (1854). Rimane però controverso entro quali limiti egli abbia precorso le tendenze più moderne del pensiero economico che vanno sotto il nome di teoria dell'equilibrio generale. La teoria dell'utilità finale (detta poi marginale) da lui propugnata (1871), non implica un nuovo concetto rispetto alla scuola classica, bensì una maggior determinazione del concetto di limitazione o rarità, la cui importanza, come elemento del valore, fu rilevata dal Senior. Per essa l'utilità dipende dalla quantità dei beni, e pone in rilievo l'importanza della distinzione tra l'utilità che un bene, complessivamente considerato, ha per il singolo individuo e l'utilità che hanno per lui le singole dosi di questo bene e in particolare l'ultima dose, che è sempre di minima proporzione, considerata come limite del processo di acquisto, oppure come attesa o sperata dal soggetto economico (utilità finale). Cosicché nel concetto dell'utilità finale, utilità e rarità diventano la base del valore, ed è l'equivalente dell'ofelimità elementare del Pareto e della rarità del Walras. Con questa teoria contrastava quella degli economisti classici, che riponevano il fondamento del valore nel costo di produzione.

I suoi studi di logica gli furono poi di ausilio nella trattazione dei problemi di statistica in una serie di importanti saggi raccolti postumi dal titolo Investigations in currency and finance (1884), riguardanti trattazioni relative alle fluttuazioni periodiche dei prezzi e alle

questioni monetarie. Altri scritti postumi, meno importanti, furono raccolti con il titolo Methods of social reform (1883) e contengono studi riguardanti lo Stato in rapporto al lavoro e le finanze pubbliche, i metodi della riforma sociale.

BIBL.: Elenco delle sue opere in appendice alle Letters and journal, Londra 1886, a cura della moglie: A. Marshall, recensione alla Theory, ristampata in Memorials of A. M., Londra 1925, p. 93 sgg.; I. M. Keynes, W. St. J. 1835-82, A centenary allocation..., in Journal of st. Soc., 99 (1936), p. 31; G. Del Vecchio, Lezioni di economia pura, 3ª ed., Padova 1936, passim; J. Grisiotti Kretschmann, Storia delle dottrine economiche, Torino 1940, passim; I. La Nauze, J. in Sidney, in Economic record, 17 (1941), pp. 31-45. Bruno Brunello
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“JEVONS, WILLIAM STANLEY.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 376. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/jevons-william-stanley.