KIRÉEV, ALEKSANDR ALEKSÉEVIČ. - Generale di cavalleria (1833-1911). Noto teologo russo. Fu nel 1862 aiutante del Granduca Costantino, governatore del Regno della Polonia. Più tardi frequentò l'Università di Pietroburgo, fu deputato del distretto di Mosca e segretario della Società degli amatori della cultura spirituale. Da quel tempo (1874-75) ebbe abboccamenti con i capi dei vecchi-cattolici (Döllinger, Langen, ecc.), nella speranza di poter diffondere «l'ortodossia» nell'Occidente.
K. era slavofilo convinto e scrisse come tale su questioni politiche avendo conosciuto da giovane Chomjakov, i Kirčevskij, gli Aksakov. Nei suoi scritti teologici supponeva come ideale l'antica Chiesa universale (prima

Kirchen, Athanasios - Interno del Museo Kircheriano. Inci. sione in rame - Roma, esemplare della Biblioteca della Civiltà Cattolica.
dello scisma tra Oriente ed Occidente). Il suo scritto "Sull'infallibilità papale" (Mosca 1889) fu tradotto in molte lingue. Sono note le sue controversie, fra altri con V. S. Solov'ev (sullo slavismo e sull'unione dei cristiani), e con Sergio, poi patriarca russo (m. nel 1944). K. era teologo liberale; negava l'autorità assoluta dei due libri simbolici principali, cioè la Confessione di Pietro Moghila e quella del patriarca Dositeo. Egli distingueva tra dogmi fondamentali (quelli definiti nei primi 7 Concili ecumenici) e theologumeni (cioè opinioni libere) le quali, a suo parere, erano la causa dei dissidi tra i cristiani; soltanto alla dottrina del Primato romano egli non riconobbe la qualità di theologumenon libero.