KNOW, John. - Principale artefice e storico della riforma protestante in Scozia. Incerti il luogo e la data di nascita (Haddington, Gifford; 1505, 1513, 1515); ma ad Edinburgh il 24 nov. 1572. Sacerdote nel 1543 e notai della diocesi di S. Andrea, tre anni dopo, si ignora per quali vie, professava già un protestantesimo integrale e prendeva le difese aperte del luterano Giorgio Wishart, processato e messo a morte il 2 marzo 1546. Due mesi dopo, il primato di S. Andrea card. D. Beaton cadeva vittima di una congiura ordita da un gruppo di aristocratici che s’impossessavano di S. Andrea. K., ecclesiastico dopo la condanna di Wishart, li raggiunse con altri aderenti ed ebbe affidata la predicazione. Dopo 14 mesi, caduta la città in potere del reggente di Scozia, conte di Ariana, K. condivise la sorte riservata agli uccisori di Beaton e passò 19 mesi sulle galere francesi; venne liberato in seguito ad un accordo franco-inglese. Recatosi in Inghilterra (apr. 1549) fu nominato capellano di corte di Edoardo VI con l’incarico della predicazione prima a Barwick e poi a Newcastle.
K. si fece notare per i suoi attacchi contro la Messa giudicata un’abominazione, e contro le prescrizioni del Prayer Book. Nel 1551 fu proposto alla sede vescovile di Rochester, ma rifiutò. Dopo la morte di Edoardo VI (1553) K., non sentendosi più sicuro, passò prima a Dieppe, poi a Ginevra e infine a Francoforte, centro degli esiliati inglesi. Senonché le controversie sorte presto sulla liceità dell’uso del Book of common prayer lo misero in uno con la frazione anglicana ritualista capeggiata da R. Cox, che per disfarsi dell’avversario lo mise in sospetto presso l’autorità civile locale. Da poco infatti K. aveva pubblicato un violento libello: Fedele ammonimento a tutti quelli che professano la verità divina in Inghilterra (1554) nel quale si scagliava contro Maria Tudor, il re di Spagna, l’imperatore ed altri principi: dovette quindi ritirarsi a Ginevra. Nel frattempo la reggenza del Regno di Scozia passava nelle mani di Maria di Guisa madre di Maria Stuarda la quale per motivi politici tollero in principio le nuove dottrine e K. ne approfittò per ritornare in patria e predicarvi liberamente nei territori dei nobili passati al protestantesimo. Dopo alcuni mesi i suoi attacchi aperti contro il governo della reggenza e la religione cattolica provocarono la reazione e per sfuggire alle eventuali conseguenze di un procedimento penale, ripassò in continente seguito dalla moglie, Marjorie Bowes. Da Ginevra, dove rimase sino allo scoppio della guerra civile in Scozia (1556-59), si mantenne in intimo contatto esplorato con i suoi fedeli d’Inghilterra, istruendoli ed incantandoli alla perseveranza. Sono di questo periodo il famoso trattato: First Blast of Trumpet against the monstrous Regiment of Women (1558), diretto principalmente contro Maria Tudor, e la Brief Exhortation to England di abbracciare prontamente il Vangelo del Cristo soppresso e bandito dalla tirannia di Maria (1559). Egli rimase soprattutto l’anima del movimento scozzese costituito presso la lega detta «La comunità del Signore» (dic. 1557) con il preciso compito di annientare il cattolicesimo. Il protestantesimo scozzese aveva fatto i suoi primi passi sulle vie tracciate da Lutero; K. gli impresse un carattere decisamente calvinista, tutto pervaso dalla tragica e sconsolata dottrina della predestinazione. I suoi seguaci sono gli eletti; riprovati gli idolatri, cioè i cattolici, contro i quali crede trovar nella Scrittura un precetto di sterminio. Persino di fronte alla legittima autorità è lecito alla comunità degli eletti, e in suo nome al semplice privato, metter mano al pugnale. Temperamento non originale né grande, ma duro e inflessibile, rozzo e temerario, K. trovò buon terreno in Scozia, dove la nobiltà, di fronte alle insidie tese dall’Inghilterra all’indipendenza della nazione, sosteneva una parte abbietta. Scoppia la guerra civile (1559) fra i nobili filoinglesi, da una parte, e dall’altra la reggenza favorevole alla Francia, K. tornò in patria per assicurare alla causa calvinista il suo trionfo, e la sua parola produsse effetti vandalici e iconoclasti. Nel frattempo gli avvenimenti politici prendevano una piega favorevole al protestantesimo, giacché la minacciata guerra di tre regni non scoppiò e la morte di Maria di Guisa (16 giugno 1560) aprì l’adito a negoziati di pace conclusi nel Trattato di Edimburgo (6 luglio 1560). E qui l’abilità del ministro inglese Cecil riuscì a mettere la Scozia nelle mani degli alleati dell’Inghilterra, cioè la frazione protestante scozzese. Gli effetti si videro subito: il Parlamento adunatosi nell’ag. seguente aboli il culto cattolico e introdusse il calvinismo come religione di Stato, secondo la professione di fede formulata (Scotica confessio) principalmente da K. al quale pure si deve il Book of discipline che trattava del regime della Chiesa, approvato l’anno dopo (1561). Questa situazione nuova non poté essere modificata dalla giovane Maria Stuarda che nell’ag. 1561 prendeva in mano le redini del Regno. Di fronte all’inesperta Regina, priva di consiglieri abili e sicuri,
K. ebbe facile giuoco umiliandola in tutti i modi dal pulpito e con gli scritti. Se non vi prese parte, approvò certamente l'assassinio di Davide Riccio, segretario della Regina (1566), entrò in trattative con l'Inghilterra ai danni di Maria Stuarda, e quando questa cadde in potere degli Inglesi, ne chiese la condanna a morte. Negli ultimi anni non diminuì in lui l'astio che ne animò l'azione contro i cattolici, trattati alla stregua degli adoratori di Moloch. Ciò che egli credette essere la disciplina della primitiva Chiesa volle imporre alla Scozia, così come Calvino aveva fatto a Ginevra. Rivendicò per i predicatori eletti dalle congregazioni locali i privilegi degli Apostoli, praticando i metodi dei figli del tuono che fecero di lui un seguace della religione degli antichi profeti anziché del Fondatore del cristianesimo. Moredo lasciò ai posteri il ricordo di quegli anni turchi in un'opera che gli assicurò la fama: The history of reformation of religion within the realm of Scotland (Londra 1586). Divisa in quattro libri, vi si narrano i presupposti della riforma (1422-1558) e quindi gli avvenimenti che si susseguirono sino al 1566. È un'apologia della riforma, non dissimile da altre apologie ufficiose del genere. Sotto l'aspetto storico non ha più importanza, perché compilata in tono apertamente partigiano. La sua teoria è semplice come quella di tutti i fanatici: la storia è lotta tra la luce e le tenebre. Persuaso com'è di possedere la luce, non indaga, né specula; però narra con grande efficacia e calore.

quindi gli avvenimenti che si susseguirono sino al 1566. È un'apologia della riforma, non dissimile da altre apologie ufficiose del genere. Sotto l'aspetto storico non ha più importanza, perché compilata in tono apertamente partigiano. La sua teoria è semplice come quella di tutti i fanatici: la storia è lotta tra la luce e le tenebre. Persuaso com'è di possedere la luce, non indaga, né specula; però narra con grande efficacia e calore.