KRIZEVCI (CRISIO), DIOCESI di. - Cittadina croata presso Zagabria, sede della diocesi omonima per i cattolici di rito bizantino-slavo (greco-cattolici), suffraganea di Zagabria, eretta il 17 giugno 1777: Crisiensis o Crisiensis Ruthenorum. Dal sec. XVI cominciarono a fuggire dall'Impero turco nel territorio croato i fedeli del
patriarcato serbo dissidente di Peć, in gran parte Valacchi slavizzati. Frammisti tra i cattolici ne subivano l'influsso. Nel 1611 il loro vescovo Simeone Vretanja, residente nel monastero di Marča non lungi da Zagabria, si sottomise alla S. Sede e fino alla sua morte (1630) propagò l'unione tra i Valacchi della Croazia, Slavonia e Carniola (Uscocchi).
Egli ed i suoi successori erano solo vescovi titolari, vicari apostolici, e dai vescovi latini di Zagabria venivano spesso considerati come loro vicari per i fedeli di rito orientale. Sotto l'insigne vescovo Paolo Zorčić (1671-85) i Valacchi croati dall'Adriatico fino al Danubio o già erano uniti o prossimi ad esserlo. Zorčić fondò (1680) a Zagabria un seminario che esiste tuttora. Quest'unione però venne quasi del tutto distrutta dal patriarca serbo Arsenije III Crnojević rifugiato con una grande massa dei suoi fedeli nel territorio ungherese e croato dopo la ritirata dai Balcani dell'esercito imperiale abbagliò nel 1690. Arsenije (m. nel 1706) e i suoi successori arcivescovi metropoliti di Karlovci man mano ridussero al minimo il numero degli uniti. Nel 1739 fu incendiato lo stesso centro unionistico, il monastero di Marča.
Soltanto nel 1777, durante il vescovato di Basilio Božićović (1759-85), per gli uniti rimasti fedeli venne eretta una diocesi di pieno diritto a K. Alla giurisdizione del vescovo di K. furono sottoposti anche i coloni ruteni dell'Ungheria meridionale, provenienti dalla Russia subcarpatica (Rusini). Dopo la prima guerra mondiale (1918) la giurisdizione del vescovo di K. fu estesa su tutti i cattolici di rito bizantino nella Jugoslavia (emigrati Ucraini nella Bosnia e Slavonia, Macedoni e 2 parrocchie romene del Banato). Sotto lo zelante vescovo Dionisio Njaradi (1914-40) la vita cattolica si rafforzò in tutti i campi si da sostenere vittoriosamente gli attacchi del risorto patriarcato serbo-ortodosso. Gravissimi danni subì la diocesi durante la seconda guerra mondiale e sotto il regime comunista. Oltre a parecchi sacerdoti e molti fedeli, vittima della persecuzione divenne lo stesso vescovo, l'erudito mons. Giovanni Šimrak (1942-46).
Nel 1939 la diocesi contava ca. 50.000 fedeli, 11 decanati, 49 parrocchie, 70 sacerdoti (2 negli Stati Uniti d'America), 3 religiosi basiliani e 41 religiose in 7 case.