KULTURAMPF («LOTTA PER LA CIVILTÀ»)

KULTURAMPF («lotta per la civiltà»). - Sotto questo nome si è camuffata una violenta persecuzione legale e poliziesca perpetrata dal cancellerie Bismarck contro la Chiesa cattolica in Germania e specialmente in Prussia, le cui cause non si possono individuare se non nella politica personale di Bismarck, feroce assertore della «ragion di Stato», favorito dal liberalismo massonico, dal germanesimo antiromano e dal protestantesimo.

Con la Costituzione del 1848 la Chiesa godeva in Prussia di una certa libertà, che le permise un fiorente sviluppo di istituzioni e di opere; i cattolici si affermavano nella vita pubblica, mentre la gerarchia rafforzava i vincoli dottrinarie e disciplinari con Roma nel Concilio Vaticano. Da ciò il dispetto dei nemici della Chiesa e la loro reazione. Il punto di partenza è dato da tre avvenimenti: 1) la vittoria sulla Francia e la costituzione dell'Impero; 2) la definizione del dogma dell'infallibilità pontificia; 3) la formazione del partito del Centro.

Bismarck pretendeva che il Papa inducesse il clero francese a cedere all'espansione tedesca e successivamente influisse sui deputati cattolici bavaresi, ostili alla costituzione dell'Impero. Il rifiuto pontificio per entrambe le richieste provocò la perdita dell'appoggio prussiano alla S. Sede nella Questione romana. Un altro motivo di ostilità verso la Chiesa fu l'atteggiamento dei cattolici della Westfalia e Renania verso la Francia durante la guerra franco-tedesca, e la contrarietà dei Bavaresi alla guerra stessa. Per avere l'appoggio dei nazional-liberali in merito all'unificazione, Bismarck cedette al loro programma di scristianizzazione. Sul terreno religioso non mancò l'ostilità dei conservatori protestanti.

Di fronte a queste manovre, i cattolici prussiani s'organizzarono. A Soest fu fissato un programma d'azione che divenne bandiera durante l'elezione del Landtag. I candidati cattolici s'affermarono e poco dopo costituirono un partito denominato «Centro». I principali esponenti furono Savigny, Windthorst, Mallinckrodt, Pietro e Augusto Reichenberger.

Costituito l'Impero, mons. Ketteler chiese a Bismarck di estendere a tutta la Germania (compresa l'Alsazia-Lorena) le garanzie costituzionali di cui godevano i cattolici prussiani. Tale richiesta fu rinnovata dai deputati cattolici al Reichstag: ma la mozione fu respinta dalla

coalizione liberale-conservatrice. Bismarck tentò di soffocare il nascente partito, cercando di provocarne il biasimo del Vaticano, ma inutilmente. Intanto scoppiavano dissidi tra le autorità ecclesiastiche e quelle civili a proposito di provvedimenti disciplinari e penali presi nei riguardi di sacerdoti e insegnanti antinfallibili: in Bavaria il ministro dei Culti, Lutz, dichiarò di non riconoscere il dogma dell'infallibilità pontificia e lasciò ai loro posti con i loro stipendi i colpiti dalla Chiesa. Simili incidenti avvennero a Colonia, Bonn e Braunberg. A Berlino invece venne soppressa dopo trent'anni di funzionamento la Divisione cattolica del Ministero dei culti, perché diretta da cattolici non solo fedeli alla gerarchia, ma in più d'origine polacca, perciò doppiamente nemici del Reich. La fondazione di una Chiesa di vecchi cattolici, staccava, nonostante l'opposizione di Döllinger, gli antinfallibili da Roma e provocava numerose questioni, perché costoro pretesero di ottenerne dallo Stato l'assegnazione di chiese cattoliche per il loro culto e i cattolici furono costretti ad abbandonarle.

La prima legge che inaugura il K. è quella detta paragrafo del pulpito: l'iniziativa fu presa da Lutz, che invocò l'intervento del Reichstag contro il preteso pericolo rappresentato dall'abuso che facevano i preti nella predicazione, specialmente in Bavaria. La legge passò il 28 nov. 1871 con 179 voti contro 108; nei successivi cinque anni fu applicata due volte in Slesia, due in Renania, due in Westfalia, una in Baviera; per se stessa era dunque di scarsa importanza, ma purtroppo costituiva un precedente di portata incalcolabile. Infatti pochi mesi dopo fu la volta della legge sul "controllo della scuola". Prima d'allora lo Stato, cui spettava il controllo, chiedeva alle autorità ecclesiastiche di nominare ispettori scelti tra i preti o i pastori, a seconda della prevalenza confessionale. Bismarck, sospettoso dell'influenza del clero sulla scuola, specialmente nei territori polacchi, impose un progetto per cui gli ispettori scolastici dovevano essere nominati, comandati e revocati soltanto dallo Stato. Il ministro dei Culti Müller, protestante credente, cercò di attenuare il progetto, ma i nazionali-liberali reclamarono e pretesero da Bismarck le dimissioni del ministro. Al suo posto fu nominato Adalberto Falk, che sarà l'anima nera del K. Il progetto incontrò subito la contrarietà non solo dei cattolici, ma anche dei protestanti. Al Reichstag vi furono scontri formidabili tra il Centro e Bismarck, ma la maggioranza liberale approvò il progetto. Alla Camera dei Signori la forte ostilità dei conservatori protestanti fu battuta in seguito all'incidente Westerwelle (ex-zuavo pontificio accusato di aver voluto attentare a Bismarck); la stampa governativa denunciò un complotto internazionale promosso dai cattolici contro l'integrità della Germania, e la maggioranza si lasciò convincere della necessità di colpire gli ultramontani. In principio la legge fu applicata moderatamente, ma ormai la scuola era all'arbitrio dello Stato. Infatti Falk non volle riconoscere gli effetti della comunanza di Wollmann e Michelis, "vecchi cattolici", da parte dell'arcivescovo Krementz, e lo stesso avvenne a Colonia. Il ministro della Guerra, Roon, volle obbligare il vescovo a strinse Manszanowski a permettere il culto dei "vecchi cattolici" nella chiesa di S. Pantaleo: al rifiuto seguì la rimozione.

Sull'esempio della Prussia anche gli altri Stati adottarono provvedimenti ostili ai cattolici. Di fronte a questa marea minacciosa, i vescovi tedeschi si riunirono a Fulda e il 1° apr. 1872 inviarono una lettera collettiva a Falk. Bismarck non rinunciava all'idea di trascinare il Papa dalla sua parte: congedato Arnim, pensò di sostituirlo con il card. Gustavo di Hohenlohe, avversario dei Gesuiti, dell'infallibilità, degli ultramontani e regalista. Ma il Vaticano rispose di non poterlo accettare: la colpa fu attribuita ai Gesuiti, che ne pagarono le conseguenze: prescrizione, chiusura delle case, espulsione e arresti, perpetrati anche durante la celebrazione della Messa o l'amministrazione dei Sacramenti. Oltre ai Gesuiti furono colpiti i Lazzaristi, i Redentori, i Padri dello Spirito Santo e le Dame del S. Cuore, considerati "affiliati" alla Compagnia. Inoltre Falk escluse tutti i religiosi dall'insegnamento pubblico, provocando la chiusura di 892 case di suore. In Posania ispettori laici sostituirono quelli ecclesiastici. Le proteste di Pio IX irritarono ancora più Bismarck, che si sfogò con l'arcivescovo Krementz, imponendogli una subordinazione incondizionata alle leggi dello Stato e, non avendola ottenuta, lo fece escludere dalle feste di Marienburg e lo privò dell'assegno. Ancora una volta i vescovi si riunirono a Fulda (20 sett. 1873) e indirizzarono ai loro fedeli una lettera collettiva di protesta. Alla reazione cattolica si unì quella di alcuni protestanti come Gerlach, simpatizzante e poi membro del Centro, e dei conservatori Kleist Retzow, zio di Bismarck, e Brüel, mentre i socialisti cercavano un avvicinamento con i cattolici per averli alleati nella questione sociale. Dall'isoletta di Caprera Garibaldi plaudiva a Bismarck. Tra i consiglieri di Bismarck varie erano le tendenze per regolare i rapporti tra Chiesa e Stato: Abeken, Wagner e Roessler volevano la lotta ad oltranza per la scritturazzione; Meier e Hinrichs parteggiavano per la separazione tra Chiesa e Stato; Schulte, "vecchio cattolico", propugnava la democratizzazione della Chiesa sotto gli auspici dello Stato; Friedberg era il teorico dell'esserimento della Chiesa allo Stato. Falk propendeva per l'adozione delle teorie di Friedberg, ma Bismarck non voleva adattarsi a rigide teorie, preferendo adottare una politica classica. La corte era poco entusiasta delle idee bellicose e lo stesso Bismarck era stranamente ostile a una legislazione ecclesiastica imperiale: l'esperimento doveva iniziarsi in Prussia, accompagnato da una trasformazione della burocrazia, accusata di conservatorismo. A Varsin Bismarck decise di lasciare le funzioni di presidente del governo prussiano, affidandole a Roon, conservatore. I progetti furono temporaneamente accantonati, ma in seguito al discorso di Pio IX in concistoro s'ebbe una recrudescenza di persecuzioni e le relazioni diplomatiche con la S. Sede furono interrotte (30 dic. 1872).

Intanto Schulte chiedeva al governo il riconoscimento della Chiesa "vecchio-cattolico" e d'un suo vescovo: come corrispettivo offriva la sua collaborazione alla politica ecclesiastica dello Stato.

I progetti di Falk e compagni attendevano la firma dell'imperatore: compito principale di Bismarck, nonostante le sue dimissioni da presidente prussiano, fu quello di convincere Guglielmo I a firmare i progetti. Essi tendevano innanzi tutto a togliere ai cattolici prussiani quei privilegi che aveva dato loro la Costituzione del 1848 nei confronti degli altri Stati. Furono perciò modificati gli artt. 15, 16 e 18 della Costituzione, che garantivano la libertà e l'indipendenza della Chiesa cattolica. Fu nella seduta del 17 genn. 1873 che il celebre materialista Virchow definì la battaglia, ingaggiata dallo Stato contro la Chiesa, con il nome di K. Le discussioni furono violentissime: da una parte la forza bruta, il veleno anticattolico e antirromano; dall'altra i difensori dei diritti della coscienza, della libertà e della fede. Il 9 maggio 1873 le leggi furono approvate. La prima di esse conteneva disposizioni sull'educazione e collocamento degli ecclesiastici; esigeva come condizione per ricoprire un ufficio ecclesiastico l'aver sostenuto un esame di Stato in filosofia, storia e letteratura tedesca e subordinava all'approvazione dello Stato qualunque collocamento di un ecclesiastico. La seconda stabiliva norme circa il potere disciplinare della Chiesa, riservandolo alle autorità ecclesiastiche tedesche ed escludendo perciò la S. Sede; istituiva un regio tribunale per gli affari ecclesiastici, al quale si poteva appellare contro misure disciplinari di autorità ecclesiastiche e al quale venne riconosciuto il diritto di deporre dal loro ufficio gli ecclesiastici in caso di trasgressione alle leggi statali, concernenti il loro ufficio o le man

sioni spirituali del loro ufficio. La terza legge limita il diritto dei vescovi di ricorrere a mezzi penali e coercitivi, alle leggi disciplinari appartenenti al puro campo religioso, ma proibiva di punire coloro che si fossero sottomessi alle leggi statali in materia ecclesiastica. La quarta legge agevolava «l'uscita dalla Chiesa». Contro la non osservanza delle leggi di maggio erano comminate gravi pene.

Il Vaticano, interpellato in precedenza sui progetti della Melchers, aveva risposto invitando i vescovi tedeschi a concordare una linea di condotta uniforme. A Fulda, dopo aver meditato sulle conseguenze del loro atteggiamento, i vescovi tedeschi furono d'accordo con Kettler di respingere le leggi in blocco e d'opporre almeno una resistenza passiva. Riguardo al giuramento di fedeltà alla Costituzione modificata, i funzionari cattolici l'avrebbero fatto con riserva mentale.

I cattolici seguitarono imperterriti le loro attività, anzi le moltiplicarono: preghiere, congressi, stampa, propaganda, questioni sociali, elezioni. Alcuni nobili cattolici slesiani, nemici del Centro, firmarono un indirizzo di lealtà all'Imperatore e di rispetto alle leggi (14 giugno 1873). Ma il tentativo dei «cattolici di Stato» non intaccò la compattezza dell'episcopato, del Centro e del popolo cattolico. L'applicazione delle «leggi di maggio» fu caratterizzata da intonazioni di commissari governativi e irruzioni di polizia nei collegi e seminari, multe ai vescovi e arrestati ai preti, non riconosciuti dallo Stato. I primi colpiti furono l'arcivescovo di Posen, Ledochowski, e quello di Fulda, Kött. Il primo, recidivo e insolvente, fu privato della dotazione e successivamente gli sequestrarono la mobilità, il palazzo e lo misero in carcere per debiti verso lo Stato.

Invano Pio IX scrisse personalmente all'Imperatore. Lo stesso giorno in cui Guglielmo rispondeva negativamente al Papa, il governo riconosceva la giustizia e disponeva di esporre le vescovi «vecchio cattolico» di Reinkens, consacrato a Rotterdam dal vescovo giannista di Deventer. Il 4 nov. 1873 vi furono le elezioni per il Landtag: il Centro s'affermò, ma purtroppo i nazionali-liberali erano cresciuti a spese dei conservatori. Per rimediare al fatto che molti fedeli celebravano clandestinamente il matrimonio religioso, Falk ritenne giunto il momento di variare l'obbligazione della matrimonio civile e parallelamente di affidare a impiegati la tutela dei registri di stato civile. Roan, sfavorevole, si dimise e Bismarck riprese il suo posto di presidente prussiano. Al nuovo Landtag il Centro chiese l'adozione del suffragio universale, diretto, segreto e la corresponsione dell'indennità parlamentare, essendoci ormai tra i deputati molti operai e contadini: ma le proposte furono aggiornate da quegli stessi nazionali-liberali che pure ne avevano fatto oggetto di programma elettorale. Eguale sorte ebbe la richiesta di annullare le leggi di maggio.

Ormai erano entrati nella lotta anche fattori ideologici, rappresentati da personalità come Strauss, nemico di tutte le Chiese, Hartmann, il filosofo anticristiano, Virchow, materialista, ecc. Ebrei e masonici pontificavano, provocando anche il risentimento dei protestanti credenti.

Nonostante la campagna di odio e di menzogne (falsa bolla di Pio IX), il Centro fece progressi nelle elezioni per il Reichstag. Purtroppo la legge sul matrimonio civile e la tenuta dei registri di stato civile fu approvata e, dopo qualche esitazione, firmata dall'Imperatore. Inoltre Falk progettò di affidare al governo l'amministrazione delle mense vescovi vacanti e il conferimenti degli uffici ecclesiastici. Seguirono una dopo l'altra le incarcerazioni di M. Ledóchowski, vesc. di Gnesna, M. Eberhard, vesc. di Treviri, P. Melchers, card. di Colonia, K. Martin, vesc. di Padernborn, J. B. Brinkmann, vesc. di Münster. Ma i cattolici resistevano: il Capitolo di Posen non volle nominare un vicario al posto di Ledóchowski: i parroccchiani di Grasdorf si rifiutarono di eleggere il parroco secondo le disposizioni governative e a Xions i fedeli disertarono la chiesa officiata da un parroco di Stato. Purtroppo un increscioso incidente, in cui furono ingiustamente coinvolti i cattolici, e cioè l'attentato di Kullmann a Bismarck (Kissingen, 13 luglio 1874), provocò una violenta reazione contro la stampa, le associazioni e personalità cattoliche.

Il 5 febbr. 1875 Pio IX scrisse ai vescovi tedeschi, proclamando le leggi di maggio sulle (virtute) e il 15 marzo conferiva la porpora a Ledóchowski, ancora in carcere. Invano Bismarck tentava di promuovere un K. internazionale. Fu messo allora in opera un infame ricatto: con la cosiddetta «legge di privazione o della fame» del 2 apr. 1875 vennero sospesi tutti i contributi dovuti dallo Stato alla Chiesa cattolica, mentre si dichiarava che l'assegno sarebbe ulteriormente pagato a quegli ecclesiastici che dichiarassero per scritto di sottomettersi alle leggi di maggio.

Un'altra legge del 31 maggio 1875 sopprimeva tutte le case religiose, ad eccezione di quelle i cui membri si dedicassero esclusivamente alla cura degli infermi, a condizione di essere sottoposte alla sorveglianza dello Stato e di poter essere soppresse in qualsiasi momento. Il 18 giugno vennero definitivamente abrogati gli artt. 15, 16 e 18 della Costituzione prussiana, con i quali le leggi in materia ecclesiastica, emanate dal 1873 in poi, erano in contraddizione. Subito dopo venne la legge sull'amministrazione dei beni ecclesiastici: essa, creatura di Schulte, sottraeva i patrimoni ecclesiastici alla gestione diretta ed esclusiva dei parroci, conferendola a un consiglio di chiesa (Kirchenvorstand), eletto dai parrocchiani e controllato da un comitato tre volte più numeroso (Gemeindevertretung) egualmente eletto; il parroco era il presidente, ma con voto consultivo! Il vescovo e il presidente superiore della provincia potevano dare suggerimenti, ma l'ultima parola era al ministro dei Culti. I vescovi si consultarono con Roma e stabilirono che, pur non accettando la legge, conveniva tollerarla: infatti il popolo cattolico elesse ai consigli di chiesa e ai comitati uomini fidati, sinceri, collaboratori della gerarchia. I «vecchi cattolici» ottennero il diritto d'uso delle chiese e dei benefici cattolici, qualora fossero in numero rilevante: nonostante la condiscendenza delle autorità civili, però, ben poche furono le loro conquiste. Questo periodo è caratterizzato da una serie interminabile di episodi di eroismo e di sacrifici. I cattolici resistevano, mentre i loro avversari erano sempre più preoccupati delle conseguenze. Nelle elezioni del Reichstag nel gen. 1877 il Centro e i conservatori progredirono a spese dei nazional-liberali. Il cattolico von Galen presentò un progetto di legislazione sociale, che fu respinto. Mentre la maggior parte dei Tedeschi desiderava la fine del K., Bismarck trovava finalmente due alleati stranieri: Gambetta e Crispi. Ma la morte di Pio IX e l'elezione di Leone XIII segnarono una svolta decisiva nella lotta.

Il duplice attentato da parte di socialisti alla vita dell'Imperatore, i progressi parlamentari del Centro e dei socialisti spostarono l'attenzione del governo sul pericolo socialista. Intanto, sia in occasione dell'elevazione di Leone, sia in occasione degli attentati aveva avuto luogo uno scambio cordiale di messaggi tra il Papa e l'Imperatore. A Kissingen Bismarck ebbe lunghi colloqui con il nunzio a Monaco, Aloisi-Masella, ma non si ebbero risultati immediati, perché la S. Sede esigeva come pregiudiziale l'abolizione delle leggi di maggio, mentre Bismarck esigeva l'obbligo di notifica al governo prima del conferimento degli uffici ecclesiastici. Il primo capro esautorio di questo mutamento di rotta fu Falk, che venne sostituito dal conservatore von Puttkamer. Il colloqui continuarono a Vienna tra l'ambasciatore prussiano e il nunzio Jacobini. La prima legge di distensione è quella del 14 luglio 1880. Essa dichiarava immuni da pena le «funzioni spirituali d'ufficio» degli ecclesiastici collocati prima delle leggi di maggio nelle parrocchie vacanti o interdette e autorizzava il governo a dispensare i vescovi dal giuramento di osservanza delle leggi dello

Stato, a riprendere i contributi statali alle singole diocesi e a permettere la fondazione di nuove case religiose, dedite alla cura degli infermi. Nel 1881 si provvide a ricoprire i vescovi di Treviri e Fulda, nel 1882 quelli di Osnabrück, Breslavia e Paderborn. Nello stesso anno venivano riprese le relazioni diplomatiche tra Prussia e S. Sede. Pur tenendo duro sulle leggi di maggio, l'11 giugno 1883 fu emanata una legge che permetteva ai vescovi di compiere funzioni episcopali nelle diocesi vacanti e di collocare senza obbligo di notifica cappellani e preti ausiliari in parrocchie vacanti, purché dispensati dal prescritto esame di Stato. Leone permise ai vescovi di domandare la dispensa «per il passato e per questa sola volta», protestando esplicitamente di non riconoscere le leggi di maggio. Il vescovo di Limburgo, Blum, venne «grazioso» e Brinkmann poté rientrare dall'esilio. L'«interdetto» statale venne tolto anche alle diocesi di Ermland, Kulm, Hildesheim e Colonia.

Con la nomina del nunzio Jacobini a segretario di Stato, i colloqui continuarono a Roma, ma sempre sterili di risultati definitivi. A Berlino Windthorst continuava ostinatamente l'assalto alle leggi di maggio, riuscendo ad ottenere per due volte voto favorevole alla soppressione della legge sull'espulsione del clero. Pregiudiziale insuperabile era da parte del Vaticano quella della libertà di educazione del clero; da parte tedesca quella della rinuncia di Ledochowski a Posen. La questione di Colonia fu risolta con la nomina a cardinale di Melchers e la promozione di Krements ad arcivescovo di Colonia.

Nel sett. 1885 vi fu un improvviso avvicinamento tra il Papa e Bismarck: la Germania era in lotta con la Spagna per il possesso delle Caroline. Umberto I si offrì come arbitro, ma la Spagna rifiutò i Bismarck si rivolse a Leone XIII. Come segno di benevolenza il Papa insignì il cancelliere dell'Ordine Supremo del Cristo. Frutto di questo avvicinamento fu da parte pontificia l'istruzione ai vescovi di accertarsi, prima di conferire stabilmente un ufficio ecclesiastico, se il governo non avesse contrarietà d'indole civile e politica; da parte del Reich la legge del 21 maggio 1886 abolì l'esame di cultura statale e autorizzò gli studi teologici negli istituti vescovili già esistenti, venne soppresso il regio tribunale per gli affari ecclesiastici, riconosciuta l'autorità disciplinare del Papa. Leone XIII e Bismarck avevano fretta di rapprepararsi definitivamente e il Vaticano preferì trattare direttamente, lasciando in disparte gerarchia e Centro, tendenti a lottare intransigentemente fino al ritorno dello status quo ante. La legge del 29 apr. 1887 limitò il dovere di notifica alla provvizione definitiva delle parrocchie, ridette libertà ai sacerdoti e religiosi di celebrare la Messa e amministrare i Sacramenti, permise la fondazione di istituti dediti alla cura d'anime, attività caritative, insegnamento e vita contemplativa. Dopo oltre quindici anni di K. restavano in vigore: la legge contro i Gesuiti, la legge sull'ispezione scolastica e la soppressione degli artt. 15, 16 e 18 della Costituzione. Anche queste leggi venivano perdendo il loro vigore e la vita cattolica tornava a fiorire dopo tanta devastazione.

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Augusto Moreschini