LA FILOSOFIA DI C. - Parlando nel 45 ad Attico (Ad Att., XVI, 12, 5) delle opere che aveva tramano, C. scrive: «ἀπόγραψα sunt, minore labore fiunt, verba tantum adfero quibus abundo». Nel fatto, la materia ch'egli espone, gli argomenti di cui si serve, sono in massima parte dipendenti da fonti greche. Da questo lato l'originalità di C. non può essere che scarsa o addirittura nulla. Ma questa dipendenza non è servile e meccanica: egli sceglie, giudica, e alle opinioni dei filosofi di mestiere porta il contributo o la correzione della sua esperienza romana, della sua umanità ampia insieme e profonda. «Non interpretum fungimur munere», scrive con più verità nel De finibus (I, 6: cf. De off. I, 6) «sed tuemur ea quae dicta sunt ab iis quos probamus, eisque nostrum iudicium et nostrum scribendi ordinem adiungimus». Il che tutto comporta un determinato atteggiamento spirituale, e cioè una personalità. Guardando alla sua forma, e cioè generalizzando i motivi dai quali trae ispirazione ed impulso, essa può venir definita come umanesimo, intendendo per tale quella concezione della vita, che mira a promuovere sul modello d'una forma ideale le attività specifiche dell'uomo quale essere razionale e capace di virtù. Sotto questo punto di vista la posizione filosofica di C. diventa logicamente chiara e mostra maggiore coerenza di quella che normalmente le viene concessa.
C. si trovò davanti tre correnti di pensiero: l'epicurea, la stoica e l'accademica, scettica questa, fino ancora a Filone di Larissa, maestro e amico di C., dommatiche le altre due. All'epicurea, che conobbe direttamente dai suoi maestri più reputati, come Fedro, Zenone e Filodemo, fu sempre ostile:
essa abbassava troppo l'uomo e toglieva le basi allo Stato, contraddicendo a tutto quello che C. sentiva proprio della tradizione morale e civile romana. Gli Stoici rispondevano di più alle sue esigenze idealistiche e alle finalità sociali che, da uomo romano, egli poneva a ogni forma d'attività spirituale, ma gli dispiacevano la loro eccessiva sottigliezza, il rigorismo estremo e il loro dommatismo. L'Accademia, gli parve la scuola più adatta, non solo perché era quella che, per l'uso di discutere pro e contro ogni tesi, meglio conveniva all'oratore, ma anche perché lasciava campo aperto alla sua intelligenza e al senso del particolare storico ed umano che egli ebbe vivissimo. Questa sua adesione non fu però tale da fargli rigettare ciò che, in rapporto ai diversi problemi, egli trovava nelle altre scuole e soprattutto presso gli stoici. Sotto questo rispetto egli fu un eclettico. Non però in senso sistematico, bensì in vista di una filosofia che non contraddicesse alle esigenze di uno spirito altamente cosciente della nobiltà dell'uomo e del valore della comunità umana. Si comprende da ciò come le opere nelle quali C. maggiormente s'accosta allo stoicismo siano quelle politiche e, alla fine della sua vita, quella che è il suo testamento etico, e cioè il De officiis; ed è in esse che egli trova gli accenti più commossi e sinceri. Così nelle Tusculanae e in parte nel De finibus. Ed è qui, di fronte ai problemi della società e della moralità, che egli ricorre all'attestato della coscienza e al consenso delle genti. Il che non lo mette affatto in contraddizione con i suoi principi, perché, se di nessuna rappresentazione si può dire in assoluto che sia vera, v'è però un grado di probabilità che può tenere il luogo della verità. Questi criteri entrano particolarmente in azione nel problema dell'esistenza di Dio e dell'immortalità dell'anima. L'esistenza di Dio, se non può essere dimostrata con il rigore che gli Stoici pretendono (De nat. deor., III, 10), è sufficentemente resa probabile dal consenso universale (ibid., III, 95; Tusc., I, 30; De leg., I, 24). C. rigetta la mitologia popolare e considera come più verosimile la credenza in un Dio unico (De leg., I, 23; Tusc., I, 70). Al medesimo
modo si comporta con il problema dell'immortalità dell'anima, della quale egli afferma la parentela con Dio (Tusc., I, 65). Una viva vibrazione religiosa è nel Somnium Scipionis.
Carlo Diano