LAGRANGE, GIUSEPPE LUIGI. - Matematico, n. a Torino il 25 genn. 1736, m. a Parigi il 10 apr. 1813. Il suo nome era originariamente Lagrange. Allievo della Scuola militare di artiglieria di Torino, fu nominato ivi insegnante nel 1755. Da allora s'inizia la sua produzione e operosità che lo spinse a fondare una società privata tra i cultori della scienza, che poi fu eretta in Accademia delle scienze ed è tuttora una delle maggiori accademiche italiane.
Negli atti della Società pubblicò importanti lavori che gli procurarono la stima e la protezione del D'Alembert, per mezzo del quale, poco dopo, ottenne la direzione dell'Accademia di Berlino, dove si trattenne venti anni. Nel 1787 passò a Parigi.
Si occupò di questioni analitiche fondamentali riguardanti: la teoria delle funzioni; la semplificazione del calcolo infinitesimale; la risoluzione delle equazioni numeriche mediante la separazione delle radici con il metodo della trasformata dei quadrati delle differenze tra le radici stesse; il calcolo delle funzioni mediante serie di potenze, oppure mediante polinomi, con espressione sintetica della approssimazione (resto); integrazione di equazioni differenziali e risoluzione di equazioni alle differenze finite; ricerche sulle variazioni periodiche del moto dei pianeti.
Il L. fu dunque un grande analista, ma anche un grande trattatista. Oltre al Traité de la résolution des équations numériques, scrisse la celebre Mécanique analytique (Parigi 1787), opera monumentale, nella quale, fondandosi sopra due principi, quello dei lavori virtuali, dovuto al Galilei, e quello delle forze perdute, dovuto al D'Alembert, deduceva rigorosamente tutte le equazioni dell'equilibrio e del moto, valendosi anche delle coordinate che da lui presero il nome, ed attraverso le quali le suddette equazioni assumono forma più sintetica.