LARVE (LARVAE)

LARVE (Larvae). - Erano presso i Romani le anime di coloro che erano morti in colpa e che, nel loro incessante peregrinare, esercitavano una malefica azione nel mondo dei vivi, dove perseguitavano ed atterrivano gli uomini, quasi entrandone in possesso (Larvati, cf. Plauto, Aul., 10, 4, 15; Paolo Festo, 106); c'erano infatti delle lustrazioni per liberare gli individui dall'ossessione delle l. (cf. Servio, ad Aen., VI, 229). Esse, inoltre, compivano analoga funzione di tormento nel regno delle ombre (Plinio, Praef., 31, e Seneca, Apocol., 9).

Le Larvae, talora confuse con i Lares (Varrone, in Arnobio, III, 41), con i Manes (cf. Festo, 114), ma soprattutto con i Lemures (Agostino, De civitate Dei, IX, 11), erano generalmente rappresentate come scheletri o spettri dalla faccia atteggiata a orribili smorfie, e, secondo Festo (loc. cit.), con esse «le nutrici spaventano i fanciulli».

BIBL.: Koch, s. V. in Pauly-Wissowa, XII, coll. 878-80; E. Tabeling, Mater Larum, Francoforte sul Meno 1932, p. 23 sgg.

Cesare D'Onofrio