LEIDRADO (Leidradus, Laidradus). - Arcivescovo di Lione, m. il 28 dic. 817 (o 816). Nativo della Bassa Franconia, diacono della Chiesa di Frisinga (782), fu chiamato alla corte di Carlomagno con il compito, sembra, di bibliotecario. Fu intimo di Alcuino, che lo chiama « consocium et amicum meum » (Ep. 10, in MGH, Epist., IV, p. 36). Caro al sovrano, fu, nel 798, designato per la sede di Lione.
Nonostante i vari incarichi avuti dall'Imperatore, come i due viaggi in Spagna per Urgel (v.) e Elipando, L. si occupò con zelo della diocesi, di cui rimane uno dei grandi vescovi (secondo L. Duchesne, il 44° della serie). Alcuino lo nombra spesso, con onore, nella sua corrispondenza (cf. MGH, Epist., IV, p. 624: indice) e ne rileva i meriti nel ricondurre all'unità della fede tanti eretici adozionisti (cf. loc. cit., p. 346; PL 100, 329). Adone di Vienna lo dice uomo sollecito della dignità dello Stato e del bene pubblico (Chron., a. 799; PL 123, 129). Fu uno dei firmatari, nell'811, del testamento di Carlomagno (Egimando, Vita Caroli, 33: PL 97, 61). Nell'816, sembra per ragioni di età e di salute, rinunciò alla diocesi, STEFANO GOBARDO (v.), e si ritirò nel monastero di S. Medardo di Soissons, ove si spense.
Di L. rimangono solo due piccoli trattati e quattro lettere; gli stessi trattati si considerano parte integrante dell'epistolario. Lettera I: invio all'Imperatore del Liber de Sacramenti Baptismo (PL 99, 853-72); vari brani sono ispirati al De Baptismo di Tertulliano. Lettera II (ca. 1809-12): invio al medesimo Imperatore dell'opuscolo supplementare De abrenuntiatione diaboli (PL 99, 873-84), sul rito battesimale della rinuncia a Satana; Lettera III (ca. 1813 sg.): resoconto all'Imperatore circa la sua amministrazione episcopale: la Lettera IV è un conforto alla sorella, afflitta per la perdita del figlio e del fratello.