LESSIO (LESSIUS, LEYS), LEONARDO

LESSIO (Lessius, LEYS), LEONARDO. - Gesuita, teologo, scrittore spirituale. N. il 1° ott. 1554 a Brecht (Anversa) e m. a Lovanio il 15 genn. 1623. Frequentò gli studi all'Università di Lovanio (1567-71) laureando i discioli in filosofia, disciplina che, entrato nella Compagnia di Gesù (1572), insegnò per sei anni nel Collegio di Douai, tenendovi anche, l'anno dopo la sua ordinazione sacerdotale (1581), la prefettura degli studi. Nel 1581-84 studiò a Roma teologia al Collegio Romano sotto Suárez e s. Roberto Bellarmino. Tornato in Belgio, diresse per un anno (1584-85), a Liegi, una Congregazione mariana di studenti. Nel 1584 assunse in Lovanio la cattedra di teologia nel Collegio della Compagnia, distinguendosi subito per aver sostituito, fin dalle prime lezioni, il commento della Summa Theologica di s. Tommaso d'Aquino a quello del Liber Sententiarum di Pietro Lombardo, innovazione trovata a Roma, e che, nonostante qualche opposizione, fu poi adottata a suo esempio anche nell'Università. Dotti eccellenti di chiarezza e di con

cisione, guadagnarono a L. l'animo degli studenti, che inoltre ammiravano in lui un profondo spirito sacerdotale e religioso, professando egli apertamente che compito della teologia non era solo di rendere dotti ed abili nel disputare, ma sapienti e santi, senza di che ogni studio era vanità (De perfectionibus divinis, I. XII, cap. 18). Nel 1587 Michele Baio con Enrico van Kuyck e Giacomo Janson, animati d'antipatia verso l'Ordine dei Gesuiti, suscitarono contro L. un'aspra lotta di parecchi professori dell'Università, attaccando la sua dottrina sulla Grazia, quasi fosse pelagiana, ed alcuni suoi pareri inesattamente espressi circa l'ispirazione della Bibbia.

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professori dell'Università, attaccando la sua dottrina sulla Grazia, quasi fosse pelagiana, ed alcuni suoi pareri inesattamente espressi circa l'ispirazione della Bibbia.

La penosa controversia, condotta dagli avversari con animosità, fu superata da L. con edificante virtù e cristiana carità, ed essendo stata infine la cosa messa a tacere con suo onore da Sisto V, mediante il nunzio François (1588), il suo nome divenne famoso in Europa, soprattutto quando, nel 1605, uscì a Lovanio con i tipi di Masius la sua opera De institia et iure ceterisque virtutibus cardinalibus libri IV, vero capolavoro, che lo collocò tra i moralisti più autorevoli. Questo lavoro, ammirato da s. Francesco di Sales, da Federico Borromeo e dai dottori più celebri dell'epoca, ebbe nello spazio di ca. un secolo 20 edizioni (12 ancor vivente l'autore). Dal 1600 L. lasciò l'insegnamento per dedicarsi con maggior libertà alla composizione delle sue opere. Fu consultore provinciale e inviato due volte a Roma come procuratore, intervenendo alla VII Congregazione generale (1615-1616), che elesse il generale Muzio Vitelleschi. L'attività letteraria di L. fu morale-ascetica, apologetica e teologica. Nel 1613 diede alla luce un opuscolo sulla vocazione religiosa e nel 1615 un altro giustificante la situazione delle persone che emettevano il voto di castità rimanendo nel secolo. Rara fortuna ebbe l'Hygiasticon seu vera ratio valetudinis bonae una cum sensuum, iudicii et memoriae integritate ad extremam senectutem conservandae (Anversa 1613). L'opuscolo ebbe 33 edizioni, in latino, inglese, spagnolo, fiammingo, francese, italiano, polacco, ecc. Il libretto Quae fides et quae religio sit capessenda consultatio (ivi 1609), di sole 142 pagine, in cui confutava con chiarezza, oggettività locale e delicata carità, l'indifferenza religiosa e la dottrina protestante dell'uguaglianza dei culti e dimostrava la verità della religione cattolica, riuscì a convertire molti eretici, specialmente calvinisti, tra cui Giovanni di Nassau-Siegen. Anche le altre opere: De Providentia Numinis et immortalitate animorum (ivi 1613), tradotta perfino in cinese; De Antichristo (1611) e Defensio potestatis Sunnii Pontificis (1613), giudicata da Paolo V la miglior difesa scritta in favore del papato contro gli attacchi di Giacomo I d'Inghilterra, dimostrano in L. la cura di mettere la scienza al servizio degli interessi più concreti ed attuali della Chiesa. Nel dogma, L. si distinse con il trattato De Gratia efficaci, decretis divinis libertate arbitrii et praescientia Dei condicionata (ivi 1610) con l'annessa questione della predestinazione post prae-

visa merita, che, essendo stato pubblicato nel clima ancor caldo per le controversie de Auxiliis (v.), divenne per l'autore fonte di grandi sofferenze morali. Per queste ragioni, L., stancò e disgustato di dover sempre discutere, rinunciò a comporre il commento di s. Tommaso, cui voleva dedicarsi, e si applicò interamente negli ultimi anni di vita a studi ascetici, pubblicando veri gioielli letterari come il De summo bono et aeterna beatitudine hominis (ivi 1616) ed il De perfectionibus moribusque divinis (ivi 1620), che collocarono il L. tra i sommi scrittori spirituali d'ogni secolo. Dopo la sua morte uscirono postumi vari opuscoli, tra cui Quinquaginta Nomina Dei (1640) e l'Horologium Passionis Dominicae (1640). L. visse costantemente nella pratica dell'unione con Dio, con l'esercizio delle virtù più eroiche, e morì in odore di santità. La fama delle guarigioni miracolose attribuite alla sua intercessione ed avvenute al contatto con le sue reliquie, originarono numerosi pellegrinaggi alla sua tomba in tutto il sec. XVII anche dalla Francia e dalla Germania, ma i tentativi di iniziare i processi ordinari per la sua beatificazione fallirono per l'opposizione di alcuni vescovi giansenisti. Durante la soppressione della Compagnia (1773-1814) e le guerre della Rivoluzione Francese, le spoglie del L. andarono perdute, ma sulla traccia di documenti conservati dai Bollandisti, furono felicemente ritrovate nel 1891 e riposte nella chiesa del Collegio teologico dei Gesuiti a Lovanio. La sua causa di beatificazione fu ripresa.

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