LETTURA SPIRITUALE

LETTURA SPIRITUALE. - Per l. s. s'intende la lettura di quegli scritti che giovano al progresso della vita spirituale, fatta precisamente con lo scopo di alimentarla e rafforzarla. A differenza dell'ora- zione ed anche della lettura meditata, la l. s. suppone nel lettore una disposizione più recettiva che attiva, ma comunicandogli nuova materia di con- siderazioni, serve a potenziare le sue energie interiori e la susseguente attività. Oggetto di l. s. sono non solo le opere di contenuto strettamente ascetico o mistico, ma anche quelle di dogma o d'altra disci- plina teologica e di agiografia, a condizione che non si prendano come soggetto di puro studio. La necessità ed importanza di dedicare parte del proprio tempo alla l. s. deriva dall'indigenza umana, contin- nuamente bisognosa di istruzione e di nuovi im- pulsi, per mantenersi e procedere nella via della virtù e dell'azione apostolica; con l'accrescienza della cultura profana tale necessità aumenta, non solo per avere una conoscenza più adeguata dei problemi ed interessi dello spirito, ma per controbattere gli errori e per difendersi dalla corruzione. Per molti la l. s. può portare gli stessi frutti e a volte maggiori della meditazione, e, paragonata alla parola ascoltata per via di predicazione, ha il vantaggio di poter essere ripetuta ed approfondita.

L'esperienza conferma l'influsso potente della l. s. sull'animo umano. S. Agostino racconta l'esempio di due amici di Pontiziano indotti ad abbandonare la corte e darsi a Dio dalla lettura della vita di s. Antonio (Conf., 8, 6) ed egli stesso fu scosso salutarmente nel leggere un testo di s. Paolo (ibid., 12). Il b. Giovanni Colombini e s. Ignazio di Loyola attraverso la l. s. iniziarono la propria conversione e maturarono la propria santificazione; perciò si spiega perché la l. s. sia stata sempre raccomandata dai Padri ed imposta nella Regola di quasi ogni famiglia religiosa. Pio X la inculcò efficacemente agli ecclesiastici come grande mezzo di santità sacerdotale (enc. Haerent animo del 28 luglio 1906 [Acta Pii X, IV, Roma 1974, p. 237 sgg.]) e Pio XII la suppone necessaria per la formazione del clero (encic. Menti nostra, del 23 sett. 1950: AAS, 42 [1950], pp. 657-702).

In pratica occorre scegliere con criterio la lettura, non lasciandosi guidare dalla curiosità o leggerezza. Il primo posto compete alla S. Scrittura, particolarmente i Vangeli con buoni commenti e le Lettere apostoliche, indi i libri ascetici propriamente detti e le biografie dei santi. Non tutto è ugualmente adatto ai singoli, perciò la l. s. va scelta e proporzionata alle necessità spirituali di ciascuno ed ai vari tempi e momenti della propria vita. Giova comunemente svolgere anche qualche lettura sistematica, considerando i vari autori più celebri delle diverse epoche. Chi segue uno speciale genere di vita, come avviene per i religiosi, deve anzitutto approfondirsi nella conoscenza degli scritti che meglio contengono lo spirito proprio della vocazione e professione. Quanto alla tecnica o modo di leggere, si suole cominciare con la preghiera chiedendo a Dio luce all'intelletto e mozione alla volontà; quindi si legge positamente, fermandosi tratto tratto per riflettere, senza voler scorrere troppe pagine in una volta. Si consiglia la costanza, ossia il non mutare libro prima di averlo terminato, non saltare capitoli e pagine, a meno di ragioni particolari che suggeriscano il contrario. Giova anche il prender appunti. Si termina con una preghiera di ringraziamento a Dio e di offerta dei buoni propositi concepiti nel pio esercizio.

BIML.: J. Alvarez de Paz, Operas spirituali, II, 1, Lione 1613-17, p. 5 sgg.; s. G. Eudes, La vie et le royaume de Jésus dans les âmes chrétiennes, Parigi 1924, pp. 2-15, 6-18; A. Rodriguez, Esercizio di perfezione e di virtù cristiana, I, 1, Torino 1932, tr. 5, cap. 28; O. Zimmermann, Lehrbuch der Asztetik, 2a ed., Frübrigo in Br. 1932, § 43.