LEVIARTO

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LEVIARTO. - Dovere di sposare la vedova del proprio fratello, morto senza figli. L'uso è comune a molti popoli primitivi, e trova la sua ragione nel fatto che due fratelli venivano considerati come un essere solo. Presso gli Ebrei, il fratello del defunto a cui incombe il dovere del l. è detto jābhān. L'uso è già documentato all'epoca patriarcale (Gen. 38, 8 sqg.). Il primo figlio nato dal matrimonio della vedova con il cognato porta il nome del primo marito della donna, perché il l. aveva appunto per scopo di assicurare la discendenza all'uomo morto in età virile, dopo il matrimonio. Così l'eredità del defunto era assicurata alla discendenza diretta. In mancanza del secondo fratello, l'obbligo del l. passava al terzo e agli altri fratelli; l'episodio del libro di Ruth (4, 3 sqg.) mostra che, se non l'obbligo, almeno il diritto e la convenienza di tale uso sussisteva anche per i parenti meno prossimi.

La legge del l. appare nel Deuteronomio, dove è descritto il modo con cui si deve trattare il cognato che si sottrae al l. (Deut. 25, 5-10): in presenza degli anziani la vedova gli toglie la calzatura e gli sputa in faccia, dicendo: « Così sia fatto all'uomo che non ricostruisce la casa di suo fratello ». Il cognato è allora detto halūs han-nā' al « colui che è stato privato della calzatura » (togliere la calzatura significa rinunciare a un diritto).

Il l. era ancora in uso al tempo di Gesù (Mt. 22, 23-27; Mc. 12, 18-23; Lc. 20, 27-32). Nella Miśnāh, il trattato jēbhānōth si occupa del l. Con il tempo gli stessi rabbini, a causa delle cambiate circostanze della vita, vietarono di sposare la cognata rimasta vedova, mantenendo come obbligo la cerimonia di cui nel libro di Ruth.

Bibl.: H. Lesêtre, Léviart, in DB, IV, coll. 213-16; H. Gunkel, Die Urgeschichte und die Patristik, Gottinga 1911, p. 256; P. Cruveilhier, Le levirat chez les Hébreux et les Assyriens, in Revue biblique, 34 (1925), pp. 524-46; A. Bertholet, Histoire de la civilisation d'Israël, trad. franc., Parigi 1929, p. 151.

Eugenio Zolli