**LEVITA,** ELIA. - Grammatico ebreo, n. a Neustadt a. d. Aisch nel 1469, m. a Venezia il 28 genn. 1549. Il suo nome ebraico era 'Eljāhū ben 'Āšer hal-Lēwī 'Āškēnazī (germanico), chiamato anche Tibsita. Fu dottor studioso della masora e lessicografo.
Nel 1496 è domiciliato a Venezia, poi a Padova; in ambo le città insegna ad ebrei e cristiani. Si recò poi a Roma, ove fu accolto dal generale degli Agostiniani, noto poi sotto il nome di card. Egidio da Viterbo, il quale si occupava di studi ebraici cabbalistici. E. L. traduceva scritti cabbalistici per il cardinale, dal quale apprese la lingua greca. In seguito ad eventi politici, E. L. tornò nel 1529 a Venezia, ove divenne correttore nella stamperia di Daniele Bomberg. Nel 1532 fu accolto nella casa del patriarca di Aquileia. Negli anni 1535-36 ebbe per discepolo e protettore George de Selve, ambasciatore vescovo di Lavaur. Su proposta di questo, Francesco I offrì a E. L. la cattedra di ebraico all'Università di Parigi, ma egli rifiutò per non essere l'unico ebreo autoriz-
zato a dimorare a Parigi. Rinunciò anche a cattedre che gli venivano offerte in istituti cattolici. Dopo un soggiorno all’estero, tornò per sempre a Venezia.
Da parte ebraica gli fu mosso il rimprovero di trasmettere il sapere ebraico a sacerdoti cristiani, i quali se ne sarebbero serviti a scopi cristologici.
Le opere di E. L. riguardano la grammatica, la ma-sora, la lessicografia. Redasse in giudeo-tedesco il romanzo italiano _Historia di Buono d’Ancona._