LEVITAZIONE

LEVITAZIONE. - Termine designante i fe-nomeni di sollevamento, di spostamento e di mante-nimento in aria di oggetti pesanti, e più spesso del corpo umano senza appoggio visibile e senza un’azione fisica controllabile.

Molti casi sono riflettiti nella storia agiografica. Uno dei più importanti è quello di S. Giuseppe da Coper-tino (1603-63), nei cui processi di beatificazione sono citati più di 70 casi di rapimento corporale avvenuti nella sola città di Coperto o nei dintorni: fu visto volare dal mezzo della chiesa fino al pulpito per uno spazio di ca. 25 metri, trasportando alcune volte con sé anche il confessore ed altre persone. Il papa Urbano VIII fu testimone di una di queste: il così pure il grande am-miraglio di Castiglia (nel 1645) e Giovanni Federico di Brunswick, (nel 1649) che sotto l’impressione di questo fatto e della santità del Servo di Dio abiurò l’eresia lute-rana. Altre l. storicamente controllate sono quelle di s. Stefano d’Ungheria, s. Pietro d’Alcantara, s. Fran-cesco Saverio, s. Andrea Fournet, del ven. Francesco Suárez ed altri. Fra le 1. d’oggetti la storia ecclesiastica ne riferisce parecchie di statue, immagini, crocifissi ecc. Tra quelle constatate con inchieste ufficiali è celebre il miracolo dell’ostensorio di Favermay, rimasto per quasi due giorni sospeso, durante un incendio della Chiesa (26-27 maggio 1608) ed il miracolo del S. mo Sacramento a Torino, che diede origine alla chiesa del Corpus Do-mini. A questo genere di l. si attribuisce anche il trasporto della S. Casa di Loreto.

Il fenomeno di l. è attestato inoltre nella tradizione buddhistica, maomettana, taoistica, ed in fatti medianici. Vi sono pure le pseudo-l. fisiologiche o patologiche, che propriamente non sono l. ma illusioni dei pazienti. Né vanno confuse con la l. certe forme di sonnambulismo e d’isterismo acrobatico che mantengono gl’infermi in po-sizioni straordinarie e che sono una risultante delle imma-gini della loro fantasia, che comandano impulsi ed atti di agilità eccezionali.

Tra le l. d’origine demoniaca, sono note quella ripor-tata da Sulpizio Severo nella vita di s. Martino, di un ossesso visto dal Santo sollevato e fermo in aria, e quella dell’ossessa Francesca Fontaine, avvenuta a Louviers nel 1591, i cui atti sono conservati alla Biblioteca na-zionale di Parigi (ms. 24/122 fondo francese).

Le scienze teologiche, METAPSHICICA (v.) studiano i fenomeni di l. e la loro interpretazione. Le teorie odierne assegnano notevoli differenze tra le l. d’origine religiosa e non religiosa, e spiegano i fenomeni ora con un inter-vento angelico o divino, ora con quello diabolico, sia manifesto, sia larvato sotto apparenze spiritiche o meta-psichiche; senza escludere attitudini mal conosciute del-l’essere umano, il quale in determinate condizioni d’animo potrebbe modificare le qualità corporali, specialmente durante le grazie di unione mistica, estatica e non estatica.

Bibl.: A. Farges, _Les phénomènes mystiques distingues de leurs contrefaçons humaines et diaboliques,_ Parigi 1920; O. Leroy, _La lévitation,_ 1928; H. Bon, _Medicina e religione,_ trad. it., Torino 1940, pp. 259-67. In particolare: P. E. Francisci, _Vita di s. Giuseppe da Copertino,_ Recanati 1925. Arnaldo M. Lanz

**LEVITI** (ebr. _levit,_ plur. _lévijjûm;_ gr. λευς [ἐννης], plur. - _au)._ - Nome professionale di addetti al cul-to ebraico in sottordine ai sacerdoti, Levi (v.), che si distingueva nelle tre sottotribù di Gerson, Merari (v.).

Mosè (v.) Aronne (v.), alla cui famiglia fu riservato il sacerdozio. Altre famiglie si distinsero ai tempi di David. Ne trattano specialmente i libri dei _Numeri, Paralipomeni, Esdra e Neemia._

Nell’età mosaica, la storia della tribù comincia con l’adesione dei «figli di Levi» a Mosè, sceso dal monte, che protesta contro l’instaurazione del vi-tello d’oro, spezzando le tavole della legge; ebbero l’incarico di eseguire la decimazione punitiva tra le altre tribù (Ex. 32, 26-29). Questa fedeltà a Jahweh meritò loro l’onorifico privilegio di essere consa-crati al culto divino.

Di qui anche l’elogio nella «benedizione di Mosè» (Deut. 33, 9), che però alcuni (F. Hummelauer, Comm. in Num., Parigi 1899, p. 168 sg.) riferiscono per ipotesi alla fedeltà che, sola tra tutte le tribù, Levi al completo avrebbe avuto verso Mosè all’epoca della generale defe-zione nel periodo di Cades.

L’accostamento che si fece un tempo di «Levi» a _levit_ e _levit,_ nome di sacerdoti e sacerdotesse del dio Wadd, in iscrizioni minore trovate a «L’Ullà nella regione ma-diantica, è senza base (cf. E. König, _Geschichte der alt._ _Religion,_ Gütersloh 1923, p. 270, nota 2), data l’età re-cente dei testi stessi. Tanto meno merita attenzione l’ipotesi che la storia mosaica cominci da un santuario a sud della Palestina, ad es. a Cades (qôdhef, «santuario»), ove un tal Mosè, sacerdote madianita, con altri colleghi «l.», avrebbe organizzato dei nomadi (gli Israeliti), di-vendone capo.

All’olocausto offerto da Mosè nella ratifica del patto sinaitico fungevano con lui come rappresentanti del «popolo sacerdotale» dei giovani primogeniti (Ex. 24, 5), forse in aiuto ai sacerdoti, qui non nominati, ma pare già esistenti (Ex. 19, 22-24). A tali funzioni in seguito furono sostituiti (cf. _Num. 3, 12-13; onde le prescrizioni relative al «riscatto» di cui in_ _Num. 3, 40-51; cf. vv. 14-39) i membri della tribù levitica (Num. 2-3), che aveva già dato i sacerdoti con la fa-miglia di Aronne (Ex. 28-29; cf. Lev. 8-9) e a cui apparteneva Mosè stesso.

La «maledizione» del capotribù (Gen. 49, 5-7) fu scontata con lo zelo religioso e sostituita (così anche R. Kittel, _Die Religion des Volkes Isr., Lipsia 1921, pp. 39, 44) con la riabilitazione mosaica (Deut. 33, 8-11). Il detto di Giacobbe è di importanza eccezionale per la indubbia autenticità (che prova quindi l’esistenza di Levi prima del sacerdozio): in età di pieno prestigio levitico, ossia dopo Mosè, non avrebbe potuto essere fatto né tramandato. In _Deut. 14, 29_ i L. sono nominati con i fo-restieri, perché in quel punto si parla dei beneficiari delle decime: orfani, vedove, nullatenenti in genere. Nell’ipo-tesi che i L. fossero individui scelti da tutte le tribù non si spiega né il nome Levi, né il particolare legame con Simeone (Gen. 34, 49, 5). Non si può quindi affatto dire (W. O. E. Oesterley-E. H. Robinson, _Hebrew Reli-gion,_ Londra 1937, p. 164) che è incerto se «levita» fosse originariamente _nomen gentis o nomen officii._

La loro iniziazione avvenne con riti (Ex. 29; cf. Ex. 40; Lev. 8-9; 21), che rimasero poi tradizionali, comprendenti specialmente l’imposizione delle mani (Num. 8, 6-15). Nel primo censimento risultarono in numero di 8580 (ibid. 4, 48). Ai tre gruppi, Gersoniti, Caathiti, Merariti, erano assegnate funzioni specializzate e posti particolari presso l’Arca in marcia e nell’accampamento (Ex. 3).

Il servizio cominciava dai 25 anni (Num. 8, 24), ma solo dai 30 comprendeva lavori pesanti, come il trasporto dell’Arca (ibid. 4, 3, 47), e durava fino ai 50. Non risulta che avessero allora vesti speciali. Non erano computati tra i combattenti (ibid. 2, 33).

Nella spartizione della Terra Promessa non ebbero una loro regione, ma delle città con un po’ di pascolo, esattamente quarantotto (ibid. 35, 7), tra tutte le altre tribù (ibid. 35, 1-8; _Ios. 21, 2 sg.); al loro sostentamento doveva provvedere tutto il popolo con parte della preda

di guerra (Num. 31. 30) e con le decime (ibid. 18, 21-24; cf. Lev. 27, 30). In Deut. 12, 19; 14, 27, ecc. si fa esortazione al popolo di non lasciar mancare loro il necessario. I L. poi dovevano a loro volta una decima ai sacerdoti (Num. 18, 20-32; Neh. 10, 38-39). Di alcune incertezze nella primitiva organizzazione levitica e sacerdotale è eco nell'episodio di Jud. 17, 7-12.

David nella generale riforma delle istituzioni religiose precisò anche le funzioni dei L., che nel frattempo erano molto cresciuti di numero: nel censimento che il re fece da vecchio i L. risultarono 30.000 (I Par. 23, 28-31).

Nel trasporto dell'Arca al padiglione davidico (ibid. 15, 2) i L., che attendevano pure alla musica, erano vestiti come il re di un "manto di bisso" (ibid. 15, 27). David organizzò i servizi delle varie sottotribù (ibid. 23, 6-23), sempre in subordinazione ai "figli di Aronne" (ibid. 28; cf. 27), abbassando l'entrata in servizio ai 20 anni (ibid. 27). Le funzioni furono precisate in molte maniere: particolare importanza, accanto ai L. in genere, ebbero i musici (ibid. 25) e i portinai (ibid. 26), ma vi furono molti altri uffici (ibid. 26, 20 sgg.). I musici, in numero di 288 (ibid. 25, 7; cf. 23, 5) erano delle famiglie di Asaph, Heman e Idithun, menzionati anche come autori di salmi (Ps. 50, 62, 73-83, 88; cf. 89). Al tempo dell'apostasia del nord i L. diedero nuovamente prova di fedeltà jahwistica, onde furono scacciati da Ieroboam (II Par. 11, 13-14; 13, 9; I Reg. 12, 31); i discendenti di alcuni sacerdoti, che in quell'occasione e nei decenni successivi si erano adattati all'idolatria, furono poi degradati a semplici L. (Es. 44, 10-14; ibid. 48, 13 i traviato sono detti semplicemente L.). Sotto i sovrani successivi i L. appaiono anche in altre funzioni: i maestri di religione al popolo (II Par. 17, 8), addetti alle collette (ibid. 24, 4-6), agli ammassi di viveri (ibid. 31, 12), ai restauri del tempio (ibid. 34, 12). Nel quadro religioso avvenne tracciato da Ezechiele, i L. sono fortemente ritratti dalle loro funzioni in subordinazione ai sacerdoti (Es. 44, 10-11). Nel contesto di Ezechiele si avverte un tono di rimprovero verso i L., in confronto ai sacerdoti della linea di Sadoc: accanto a questa osservazione sarà da mettere quella dell'esiguo numero di L. rimpianti (ca. 350: Esd. 2, 41-42; Neh. 7, 45, 56; cf. Esd. 8, 15-19) in confronto dei sacerdoti (ca. 4300: Esd. 2, 36-39), più accesi di spirito jahwistico e nazionalistico (ma anch'essi, come i L., in buon numero colpevoli di aver contratto matrimonio misto: Esd. 9, 1; 10, 5. 23). I L. tornati in parte si stabilirono a Gerusalemme (cf. Iepisodio di Neh. 13, 10-11. 30), in parte andarono sparsi in altre città (ibid. 7, 72). Rimasero essenzialmente divisi nelle classi "L., musici, portinai" (Esd. 5, 70; Neh. 7, 73; 12, 46) e impiegati in vari servizi minori (Neh. 11, 46), nell'istruzione (ibid. 8, 9), ecc.; collaborarono anche alla ricostruzione materiale della città (ibid. 3, 17). Nella figura di ministri del santuario in secondo ordine con privilegi antichi (ad es., esenzione dalle tasse: Fl. Giuseppe, Antiq. Jud., 12, 3, 3) e nuovi (p. es., l'uso dell'abito, di lino come i sacerdoti: ibid., 20, 9, 6-7), e occupati in vari impieghi (giudici: ibid., 4, 8, 14, ecc.) rimangono nelle epoche posteriori fino al Nuovo Testamento (Lc. 10, 32; Io. 1, 19; Act. 4, 36), con complicazioni varie nell'ordinamento giuridico e cerimoniale talmudico.

Nel giudaismo fu talvolta espressa l'attesa del Messia come di un sacerdote della tribù di Levi (Test. Levi, 18; Test. Judae, 25; Ass. Moysis, 9, 1).

Bibl.: A. van Hoonacker, Le sacerdote l'evitique dans la loi et l'histoire, Lovanio 1899; H. Grimme, Der südarab. Levitismus, u. sein Verhältnis zum Levi, in Israel, in Le Muséon, 37 (1944), pp. 169-99; B. Gray, Sacrifice in the Old Test., Londra 1925, pp. 241-55; A. Eberharter, Der israel. Levitismus, in Zeitschrift für Judaistik, 52 (1928), pp. 492-518; G. Felten, Storia dei tempi del Nuovo Testamento, II, Torino 1932, pp. 45 sgg., 403 sgg.; E. Kalt, Archeologia biblica, trad. it., Torino 1942, V. indice.

Giovanni Rinaldi