LEVITI (ebr. lēwī, plur. lēwījīm; gr. lēwījī, plur. - ai). - Nome professionale di addetti al culto ebraico in sottordine ai sacerdoti, Levi (v.), che si distingueva nelle tre sottotribù di Gerson, Merari (v.).
Discendenti di Caath furono Mosè (v.) Aronne (v.), alla cui famiglia fu riservato il sacerdozio. Altre famiglie si distinsero ai tempi di David. Ne trattano specialmente i libri dei Numeri, Paralipomeni, Esdra e Neemia.
Nell'età mosaica, la storia della tribù comincia con l'adesione dei «figli di Levi» a Mosè, sceso dal monte, che protesta contro l'instaurazione del vitello d'oro, spezzando le tavole della legge; ebbero l'incarico di eseguire la decimazione punitiva tra le altre tribù (Ex. 32, 26-29). Questa fedeltà a Jahweh meritò loro l'onorifico privilegio di essere consacrati al culto divino.
Di qui anche l'elogio nella «benedizione di Mosè» (Deut. 33, 9), che però alcuni (F. Hummelauer, Comm. in Num., Parigi 1899, p. 168 sg.) riferiscono per ipotesi alla fedeltà che, sola tra tutte le tribù, Levi al completo avrebbe avuto verso Mosè all'epoca della generale defezione nel periodo di Cades.
L'accostamento che si fece un tempo di «Levi» a lw e lw't, nome di sacerdoti e sacerdotesse del dio Wadd, in iscrizioni minée trovate a el-'Ulā nella regione madianitica, è senza base (cf. E. König, Geschichte der altt. Religion, Gütersloh 1923, p. 270, nota 2), data l'età recente dei testi stessi. Tanto meno merita attenzione l'ipotesi che la storia mosaica cominci da un santuario a sud della Palestina, ad es. a Cades (gādhet, «santuario»), ove un tal Mosè, sacerdote madianita, con altri colleghi «l.», avrebbe organizzato dei nomadi (gli Israeliti), divenendone capo.
All'olocausto offerto da Mosè nella ratifica del patto sinatico fungevano con lui come rappresentanti del «popolo sacerdotale» dei giovani primogeniti (Ex. 24, 5), forse in aiuto ai sacerdoti, qui non nominati, ma pare già esistenti (Ex. 19, 22-24). A tali funzioni in seguito furono sostituiti (cf. Num. 3, 12-13; onde le prescrizioni relative al «riscatto» di cui in Num. 3, 40-51; cf. vv. 14-39) i membri della tribù levitica (Num. 2-3), che aveva già dato i sacerdoti con la famiglia di Aronne (Ex. 28-29; cf. Lev. 8-9) e a cui apparteneva Mosè stesso.
La «maledizione» del capotribù (Gen. 49, 5-7) fu scontata con lo zelo religioso e sostituita (così anche R. Kittel, Die Religion des Folkes Itr., Lipsia 1921, pp. 39, 44) con la riabilitazione mosaica (Deut. 33, 8-11). Il detto di Giacobbe è di importanza eccezionale per la indubbia autenticità (che prova quindi l'esistenza di Levi prima del sacerdozio): in età di pieno prestigio levitico, ossia dopo Mosè, non avrebbe potuto essere fatto né tramandato. In Deut. 14, 29 i L. sono nominati con i forestieri, perché in quel punto si parla dei beneficiari delle decime: orfani, vedove, nullatenenti in genere. Nell'ipotesi che i L. fossero individui scelti da tutte le tribù non si spiega né il nome Levi, né il particolare legame con Simeone (Gen. 34; 49, 5). Non si può quindi affatto dire (W. O. E. Oesterley-E. H. Robinson, Hebrew Religion, Londra 1937, p. 164) che è incerto se «levita» fosse originariamente nomen gentis o nomen officii.
La loro iniziazione avvenne con riti (Ex. 29; cf. Ex. 40; Lev. 8-9; 21), che rimasero poi tradizionali, comprendenti specialmente l'imposizione delle mani (Num. 8, 6-15). Nel primo censimento risultarono in numero di 8580 (ibid. 4, 48). Ai tre gruppi, Gersoniti, Caathiti, Merariti, erano assegnate funzioni specializzate e posti particolari presso l'Arca in marcia e nell'accampamento (Ex. 3).
Il servizio cominciava dai 25 anni (Num. 8, 24), ma solo dai 30 comprendeva lavori pesanti, come il trasporto dell'Arca (ibid. 4, 3, 47), e durava fino ai 50. Non risulta che avessero allora vesti speciali. Non erano computati tra i combattenti (ibid. 2, 33).
Nella spartizione della Terra Promessa non ebbero una loro regione, ma delle città con un po' di pascolo, esattamente quarantotto (ibid. 35, 7), tra tutte le altre tribù (ibid. 35, 1-8; Ios. 21, 2 sg.); al loro sostentamento doveva provvedere tutto il popolo con parte della preda
di guerra (Num. 31, 30) e con le decime (ibid. 18, 21-24; cf. Lev. 27, 30). In Deut. 12, 19; 14, 27, ecc. si fa esortazione al popolo di non lasciar mancare loro il necessario. I L. poi dovevano a loro volta una decima ai sacerdoti (Num. 18, 20-32; Neh. 10, 38-39). Di alcune incertezze nella primitiva organizzazione levitica e sacerdotale è eco nell'episodio di Iud. 17, 7-12.
David nella generale riforma delle istituzioni religiose precisò anche le funzioni dei L., che nel frattempo erano molto cresciuti di numero: nel censimento che il re fece da vecchio i L. risultarono 30.000 (I Par. 23, 28-31).
Nel trasporto dell'Arca al padiglione davidico (ibid. 15, 2) i L., che attendevano pure alla musica, erano vestiti come il re di un « manto di basso » (ibid. 15, 27). David organizzò i servizi delle varie sottotribù (ibid. 23, 6-23), sempre in subordinazione ai « figli di Arone » (ibid. 28; cf. 27), abbassando l'entrata in servizio ai 20 anni (ibid. 27). Le funzioni furono precisate in molte maniere: particolare importanza, accanto ai L. in genere, ebbero i musici (ibid. 25) e i portinari (ibid. 26), ma vi furono molti altri uffici (ibid. 26, 20 sgg.). I musici, in numero di 288 (ibid. 25, 7; cf. 23, 5) erano delle famiglie di Asaph, Heman e Idithun, menzionati anche come autori di salmi (Ps. 50, 62, 73-83, 88; cf. 89). Al tempo dell'apostasia del nord i L. diedero nuovamente prova di fedeltà jahwistica, onde furono scacciati da Teroboam (II Par. 11, 13-14; 13, 9; I Reg. 12, 21); i discendenti di alcuni sacerdoti, che in quell'occasione e nei decenni successivi si erano adattati all'idolatria, furono poi degradati a semplici L. (Ez. 44, 10-14; ibid. 48, 13) i traviati sono detti semplicemente L.). Sotto i sovrani successivi i L. appaiono anche in altre funzioni: di maestri di religione al popolo (II Par. 17, 8), addetti alle collette (ibid. 24, 4-6), agli ammassi di viveri (ibid. 31, 12), ai restauri del tempio (ibid. 34, 12). Nel quadro religioso avvenire tracciato da Ezechiele, i L. sono fortemente richiamati alle loro funzioni in subordinazione ai sacerdoti (Ez. 44, 10-11). Nel contesto di Ezechiele si avverte un tono di rimprovero verso i L., in confronto ai sacerdoti della linea di Sadoc: accanto a questa osservazione sarà da mettere quella dell'esiguo numero di L. rimpatriati (ca. 350; Esd. 2, 41-42; Neh. 7, 45, 56; cf. Esd. 8, 15-19) in confronto dei sacerdoti (ca. 4300; Esd. 2, 36-39), più accesi di spirito jahwistico e nazionalistico (ma anch'essi, come i L., in buon numero colpevoli di aver contratto matrimonio misto: Esd. 9, 1; 10, 5, 23). I L. tornati in parte si stabilirono a Gerusalemme (cf. l'episodio di Neh. 13, 10-11, 30), in parte andarono sparsi in altre città (ibid. 7, 72). Rimasero essenzialmente divisi nelle classi « L., musici, portinari » (Esd. 5, 70; Neh. 7, 73; 12, 46) e impiegati in vari servizi minori (Neh. 11, 46), nell'istruzione (ibid. 8, 9), ecc.; collaborarono anche alla ricostruzione materiale della città (ibid. 3, 17). Nella figura di ministri del santuario in secondo ordine con privilegi antichi (ad es., esenzione dalle tasse: Fl. Giuseppe, Antiq. Iud., 12, 3, 3) e nuovi (p. es., l'uso dell'abito, di lino come i sacerdoti: ibid., 20, 9, 6-7), e occupati in vari impieghi (giudici: ibid., 4, 8, 14, ecc.) rimangono nelle epoche posteriori fino al Nuovo Testamento (Lc. 10, 32; Io. 1, 19; Act. 4, 36), con complicazioni varie nell'ordinamento giuridico e cerimoniale talmudico.
Nel giudaismo fu talvolta espressa l'attesa del Messia come di un sacerdote della tribù di Levi (Test. Levi, 18; Test. Iudae, 25; Ass. Moysti, 9, 1).