LEVITICO

LEVITICO. - Pentateuco (v.), dai Giudei palestinesi denominato dalla parola iniziale voajiqra'; dai Giudei alessandrini Λεωτυκόν, donde la Volgata Liber Leviticus, dal contenuto (cf.

Eusebio, Hist. eccl., IV, 26, 14: PG 20, 396). A differenza della Genesi e dell'Esodo infatti il L. si compone, quasi per intero, di testi legislativi riguardanti il culto, codificati secondo un nesso logico.

Consta di 4 parti principali e di un'appendice. 1) Capp. 1-7: la « legge dei sacrifici » enumera i diversi sacrifici (1,1-6,7) e dà le prescrizioni circa l'offerta da parte del popolo e il compimento da parte dei sacerdoti (6,8-7,38). 2) La 2ª parte è la sola sezione storica (8-10): narra la consacrazione sacerdotale di Arone e dei suoi figli; la loro entrata in funzione; la colpa e il castigo dei figli Nadab e Abia. 3) I capp. 11-15 trattano delle impurità legali e dei mezzi per recuperare la santità perduta; il cap. 16 contiene la legislazione del gran giorno della espiazione. 4) La « legge della santità »: santità nella vita sociale (17-22); istituzioni religiose, feste, anno sabatico, giubileo (23-25); con la conclusione parentica sulle benedizioni riservate da Jahweh ai fedeli e sui castighi terribili che colpiranno i peccatori (cap. 26). Il cap. 27 serve d'appendice a tutto il libro, con prescrizioni sui voti, sulla loro commutazione, sulle decime.

Dalla destinazione speciale del L., tendente a fornire ai ministri del culto (Lev. 17, 2; 21, 2; 22, 2 ecc.) il codice dettagliato del loro stato, delle loro funzioni, si spiega come le prescrizioni di ordine morale che permeno, p. es., il Deuteronomio, si presentino qui sotto aspetto legale. Tuttavia, la santità anche rituale, inculcata insistentemente ai sacerdoti e al popolo, procede da un motivo altamente religioso, è tutta impregnata da idee soprannaturali (11, 14; 21, 23; 22, 9, 16); s'ispira alla santità stessa di Jahweh, che toglie a modello (19, 2; 20, 8, 24, 26; 21, 8; 22, 32). Leggi e prescrizioni hanno per oggetto la salvaguardia di una vita veramente religiosa (cf. 18, 21; 19, 4, 26 sgg. 31; ecc.). Il cuore, come il culto di Israele, deve esser solo per il suo Dio (19, 4, 12, 24). E le prescrizioni morali completano e dimostrano tale elevatezza di sentimenti; cf. la proibizione e le severe sanzioni per i peccati contro natura (18,6-18, 20, 22 sgg.; 19, 20; 20, 10-22); per le ingiustizie contro il prossimo (19, 11, 15 sg. 35 sg.); doveri dei figli verso i genitori (19, 3); doveri d'umanità verso i vecchi (19, 32), verso gl'infermi (19, 14); doveri di carità verso l'israelita (19, 17 sg.; cf. Mc. 12, 31) e verso lo straniero che dimora in Israele (Lev. 19, 32 sg.). La concezione wellhauseniana di una religione rituale, codificata nel L., in opposizione alla religione morale dei profeti (Deuteronomio), è uno dei tanti artifici di quel sistema.

La critica cattolica (v. PENTATEUCO) sostiene la autenticità mosaica sostanziale del L., non escludendo che alcuni precetti abbiano subito aggiunte o modifiche. L'antichità della legge sui sacrifici (capp. 1-17) ha avuto dai testi di Ras Samrah, di qualche secolo anteriori a Mosè, insospettata conferma: i sacrifici elencati nel L. hanno esatta rispondenza, fin nel nome, in quelli degli antichi Fenici (R. Dussaud [V. BIBLICA.], p. 110 sg.). Tra i manoscritti scoperti recentemente nel deserto di Giuda (1947) sono stati trovati, su strisce di cuoio, 4 frammenti del L.: 19, 31-34; 20, 20-23; 21, 14-22, 3; 22, 4-5; scritti nell'antica scrittura delle lettere di Lachis (sec. vi a. C.). Se essi devono risalire all'epoca vivente di tale scrittura (A. Neher), cioè per lo meno al sec. v-vi a. C., si avrebbe un'altra prova archeologica dell'antichità della legge di santità, già esistente in quel tempo in un testo esattamente eguale a quello in questione (R. Dussaud). Comunque, ed in attesa di una conclusione definitiva, non si può discendere per tali frammenti più giù del sec. iv (R. de Vaux), quando era in uso ormai altro tipo di scrittura. - Vedi tav. LXXVIII.

BIBL.: Commenti più recenti: J. A. Hertz, Oxford 1933; B. Hubach, Monserrato 1934; W. J. de Wilde, Groningen 1937; A. Clamer, Parigi 1940; A. Vaccari, La S. Bibbia, I, Firenze 1943, pp. 275-340; S. M. Lehrman, Hindheat 1947. Studi:

Article illustration
(per cortesia del p. Michele Lacke S. J.) LEVOČA - Piazza centrale con la chiesa di S. Giacomo e Palazzo comunale (sec. XIV).
G. V. ARAD, Die Priesterschrift im Hexateuch, literarisch untersucht
und theologisch gewertet, Stoccarda 1934; F. X. Kortrleitner,
Quo tempore Codex Sacerdotalis exstiterit?, Innsbruck 1935;
R. Dussaud, Ros Shamra (Ugarit) et l'Ancien Testament, Parigi
1936, pp. 109-13; F. Dornseiff, Antibes zum Alt. Test. 3. Levi-
tikon, Arithmol, in Zeitschr. für alttest. Wissenschaft, 14 (1937),
pp. 127-36; A. Zanolli, Di una vetusta catena sul L. per-
duta in greco e conservata in armeno, Venezia 1938; W. J. de
Wilde, Het offer aangenaam om te verzoenen (Lev. 1-Lc. 2),
in Nieuw theologische studien, 22 (1939), pp. 192-99; E. Robert-
son, The Priestly Code: the legislation of the Old Test. and Graf-
Wellhausen, in Bull. of the John Rylands library, 26 (1941-42),
pp. 369-92; R. de Vaux, La cachette des manuscrits hébreux, in
Rev. bibl., 56 (1949), p. 235; id., La grotte des manuscrits hébreux,
ibid., pp. 297-602, trav. xviii. Francesco Spadafora

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“LEVITICO.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 742. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/levitico.