LOCALIZZAZIONI CEREBRALI

LOCALIZZAZIONI CEREBRALI. - Il concetto che nel cervello le varie funzioni somatopsichiche abbiano una loro ben determinata localizzazione, ha subito nei tempi continue modifiche e tuttora è problema non affatto risolto; il tentativo di definire la questione negli ultimi decenni va basandosi sempre più su dati sperimentali e clinici. Storicamente, lasciando da parte ipotesi e interpretazioni fantastiche, aprioristiche, prive della base di

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(da G. Spatcarelli, Alcuni aspetti della corteccia motoria, in Recenti progressi in Medie, vol. III, n. 2, Roma 1957, p. 50, fig. 1) LOCALIZZAZIONI CEREBRALI - Mappa citoarchitettonica della corteccia dell'uomo secondo Foster. La numerazione delle aree è convenzionale e segue lo schema più in uso. Le aree nere, tratteggiate e punteggiate, appartengono ad aree con funzione motoria.

sicure conoscenze anatomo-fisiologiche e cliniche (Ippocrate, Galeno, Sommering, Descartes, Gall e Spurzheim; V. FRENOLOGIA), per prime assumono valore scientifico le ricerche e le conclusioni di P. Broca (1861) sull'importanza del piede della terza circonvoluzione frontale nei disturbi afasici e quelle di Fritsch e Hitzig (1870), che stimolando elettricamente la corteccia cerebrale del cane in una determinata regione notarono movimenti degli arti controlaterali, mentre la distruzione della stessa regione produceva un deficit motorio.

Da questo primo esperimento, si è giunti progressivamente (grazie anche al controllo operatorio dei dati sperimentali e delle induzioni cliniche) alla determinazione di vere « mappe » o carte geografiche della corteccia cerebrale, sovrapposte alle classiche spartizioni in lobi, in cui hanno posto ben determinato le diverse localizzazioni motorie, sensitive e sensoriali. A tale risultato hanno contribuito i moderni studi anatomici e fisiologici, con i lavori di von Economo, Campbell, Brodmann sulle aree corticali secondo l'aspetto morfologico delle cellule nervose e la loro disposizione in strati (citoarchitettonica), secondo il progressivo rivestirsi di mielina dei differenti gruppi di fibre nervose (mieloarchitettonica, C. Flechsig e O. Vogt), o secondo la loro differente attività elettrica (elettroarchitettonica, Kornmüller).

Nei riguardi del problema delle l. c., ci si trova di fronte a due correnti: quella dei localizzatori e quella degli anti-localizzatori. Tra i primi, inoltre, due tendenze: gli uni giungono fino alla localizzazione delle stesse facoltà psichiche (Henschen, Wernicke, Kleist, Nielsen, Pavlov), gli altri, più prudentemente, pongono rapporti tra delimitate zone cerebrali e determinati quadri sintomatici clinici (Foerster, Penfield). In generale, i localizzatori tendono ad abbandonare il concetto di centri statici legati a particolari funzioni, riconoscendo piuttosto in questi centri degli organizzatori dinamici delle funzioni, sostituendo al termine di localizzazione quello più appropriato di correlazione. Gli antilocalizzatori si dividono anch'essi in due gruppi: quelli che sostengono il funzionamento globale della corteccia, pur ammettendo il concetto di parte periferica e parte centrale della corteccia stessa (la prima sarebbe in rapporto con le parti periferiche del corpo umano e con la periferia tutta, mentre la parte centrale, comprendente le aree restanti e corrispondente all'incirca alle aree associative di Flechsig, avrebbe prevalentemente funzioni psichiche: Goldstein); quelli che soltanto negano a determinati territori corticali prerogative funzionali in senso stretto (Monakov, Morgue).

Così varie teorie e tanta divergenza di conclusioni sono spiegate dalla difficoltà d'interpretare i fenomeni anche più semplici. Infatti, quando esiste una lesione in

un dato punto corticale, l'eventuale sintomatologia presente permetterà di affermare tutt'al più la localizzazione di un deficit e non di una funzione (Monakov), dato che si osserva non solo la scomparsa di una particolare funzione (sintoma negativo), ma un quadro misto di elementi di questo tipo con altri provocati dalla liberazione di altri centri la cui attività era sotto il controllo del centro leso (sintoma positivo, secondo Jackson). Inoltre il rapporto tra sintomi positivi e negativi non dovrà essere inteso con troppo schematismo, variando da caso a caso.

Un'osservazione che si presta molto bene per la comprensione dell'attività coordinata delle varie aree corticali, è il confronto tra quanto avviene durante un esperimento e quello che succede invece durante un atto volontario, p. es., motorio. Se si stimola elettricamente una determinata regione corticale, si ottengono movimenti di particolari gruppi muscolari; se si isola la stessa regione dalle aree circostanti, mentre la stimolazione ottiene l'identico risultato, la motilità volontaria di quei gruppi muscolari è abolita; ciò perché il movimento volontario non può avvenire senza il contributo di informazioni sensitive e sensoriali che portino tutta una serie di complessi riferimenti all'area sopracitata, da punti lontani dall'organismo e dell'ambiente circostante. Va accennata anche la questione della prevalenza emisferica: Marc Dax (1836) sottolineò per primo l'importanza dell'emisfero cerebrale sinistro, partendo dall'osservazione che i disturbi del linguaggio sono molto più frequenti nei paralizzati a destra. Attualmente, si considera che la prevalenza emisferica sinistra dei soggetti destrimani è limitata a determinate funzioni, quali l'espressione simbolica, il riconoscimento visivo degli oggetti, l'orientamento visivo nello spazio, la memoria topografica e la conoscenza dello schema corporeo. Anche in questo caso non si tratterebbe di centri isolati unilaterali, dato che in condizioni anomali le loro funzioni possono esser vicariate dall'emisfero opposto, da centri che nei soggetti normali, probabilmente, svolgono una attività subordinata. Non c'è però prevalenza emisferica per le funzioni corticali proprie dell'apparato motore, sensitivo e sensoriale, né per i fenomeni psichici in generale.

Nei riguardi del valore da darsi al concetto di l. c., conviene esaminare i risultati clinici da cui appaiono forme diverse di localizzazione. Infatti, accanto a zone (la cosiddetta corteccia periferica) dove i dati anatomici, fisiologici e clinici permettono di riconoscere un rapporto abbastanza preciso senza peraltro spiegare sufficientemente il disturbo funzionale, esistono altre zone dove il rapporto lesione-sintomatologia presenta limiti più vaghi, come p., es., le zone delle agnosie, dell'afasia e dell'aprassia. Tutt'al più in queste zone si può riconoscere qualche punto nodale di maggior importanza (come per l'afasia il centro di Broca o il centro di Wernicke); ma in generale qui a lesioni identiche corrisponde una sintomatologia variabile; il risultato clinico di una lesione dipenderà inoltre dalla sua natura (infettiva, tumorale, degenerativa, traumatica, vascolare), dal terreno (età del soggetto), dal modo di evolvere (progressività, restaurazione, ecc.).

Si elencano qui infine le l. c. più importanti con riferimento anatomo-clinico. La sindrome frontale comprende disturbi del tono muscolare, della denervazione, dei riflessi, dell'oculomozione, della coordinazione, dell'equilibrio, delle attività sensitivo-sensoriali, neurovegetative, del linguaggio, delle attività pratiche (prassiche), dell'orientamento e infine disordini psichici. Nella regione della scissura di Rolando si riscontrano i centri motori per i singoli movimenti della faccia, del tronco e degli arti. La sindrome parietale comprende disturbi sensitivi (della faccia, del tronco e degli arti) prassici, dello schema corporeo, del linguaggio, dell'equilibrio, dell'oculomozione, del trofismo e sensoriali (visivi e gustativi). La sindrome temporale si manifesta con disturbi dell'audizione del linguaggio, sensoriali (gustativi, olfattivi, visivi), dell'oculomozione e dell'equilibrio. La sindrome occipitale comprende disturbi visivi (emianopsie, cecità corticale, allucinazioni e agnosie visive) e della percezione del tempo e dei movimenti. La sindrome del corpo calloso, infine, disturbi psichici, prassici, gnosici, del linguaggio, sensitivi, motori e dell'equilibrio.

Il fatto stesso che determinate funzioni abbiano sede in più parti della corteccia dimostra l'ampia correlazione delle varie zone e fa intuire la complessità dell'argomento.

BIBL.: J. De Ajuriaguetta-H. Heesen, Le cortex cérébral, Parigi 1949; J. F. Fulton, Physiology of the nervous system, Nueva York 1950; W. Penfield-T. Rasmussen, The cerebral cortex of man, ivi 1950. Luisandro Canestrini
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“LOCALIZZAZIONI CEREBRALI.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 878. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/localizzazioni-cerebrali.