LIMOGES, DIOCESI di. – Città e diocesi nei dipartimenti della Haute-Vienne e della Creuse. Ha una superficie di 11.085 kmq. con una popolazione di 522.442 ab. dei quali 475.000 cattolici; conta 480 parrocchie, servite da 355 sacerdoti diocesani e 7 regolari, 3 comunità religiose maschili e 76 femminili (*Annuario Pontificio*, 1951, p. 247).
È l'antica capitale dei Lemovices, situata in alto sulle rive della Vienne a 2 km. dalla città attuale. I Romani la chiamarono *Augustoritum*; essa si estese poi nella pianura oggi occupata dal faubourg St-Martial. Nel medioevo L. fu composta della *Cité*, residenza del vescovo con la Cattedrale, monasteri ecc. e del *Château*, residenza del visconte e della popola-
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zione civile; furono come due città distinte, recinte da mura, con amministrazione autonoma e talvolta in lotta tra loro.
Il più antico elenco dei vescovi di L. è quello autografo del cronista Ademaro, monaco di S. Marziale, che va fino al 1030; fu continuato nel sec. XIII da un altro monaco della stessa abbazia e va fino al 1294. Gregorio di Tours dà s. Marziale (v.) primo vescovo di L. come uno dei sette vescovi inviati da Roma alla metà del 1111 sec. (Historia Francorum, I, 30) il quale è ricordato al 30 giugno nel Martirologio geronimiano (L. Duchesne, Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, 2a ed., Parigi 1910, pp. 104-117). Altri vescovi noti sono Enrico, mandato in esilio (m. nel 485), Rurico I e II; i loro epitaffi furono dettati da Fortunato (Carm., IV, 5), come quello di Exocuis (ibid., IV, 6); Lupo, che firmò la fondazione del monastero di Solignac nel 622; Stadilo (846-60), che incoronò Carlo il Calvo re di Aquitania; Aldo, che intervenne al Concilio di Soissons (866).
Da una basilica detta St-Pierre-du-Sépulcre si accedeva ad una cripta, mèta di pellegrinaggio, che era divisa in tre ambienti: nel primo vi erano i sarcofagi di s. Marziale e di due suoi compagni sacerdoti, Alpiniano e Stracoliano, nella seconda una matrona Valeria, nella terza un duca Stefano. Il santuario fu servito fino al IX sec. da ecclesiastici, tra i quali il primo ebbe il titolo di martyrius, nell'848 si costituì il monastero, si eresse la basilica del S. mo Salvatore trasportando il corpo di s. Marziale. La dedica avvenne nell'852, l'edificio venne ricostruito all'inizio del sec. XI e consacrato il 19 nov. 1028. Nel 1535 il monastero venne secolarizzato e i monaci mutati in canonici; tutto fu distrutto dalla Rivoluzione Francese. Una leggenda narra che s. Marziale, recatosi al tempio pagano di L., avrebbe spezzato le statue delle divinità pagane e consacrato l'edificio a s. Stefano. Nel 1012 il vescovo Odonio demolì la chiesa per farne una nuova che fu incendiata da Ademaro visconte di L. Restaurata, venne consacrata da Urbano II il 29 dic. 1095. Bruciata dagli abitanti del Château nel 1105, venne riparata. La volta della cripta è decorata da una colossale figura di Gesù Cristo, da una piccola immagine della Maddalena e dai simboli degli evangelisti Luca e Giovanni (L. Bourdery, Peintures de la crypte de la cathédrale de L., in Bulletin de la Société archéologique du Limousin, 46 [1916], p. 59 sgg.). La Cattedrale fu rifatta nel 1273 sul tipo di quelle di Clermont Ferrand e di Narbona. Il coro fu finito nel 1327; il transetto nel 1499. La facciata venne decorata dai vescovi Filippo di Montmorency e Villiers de l'Isle-Adam (1517-30); il successore Giovanni di Langeac (1532-41) fece il jubile; le ultime campate della navata e il nartecce furono iniziate solo nel 1876. L'alto campanile è del XIII sec. Nell'interno della Basilica sono le tombe del card. Rainaldo de la Porte, vescovo di L. dal 1294 al 1316, del vescovo Giovanni di Langeac (1532-41) e di Bernardo Brun vescovo di Puy, Noyon, e Auxerre (1350). Le vetrate del sec. XV rappresentano l'Annunciazione, s. Marziale e s. Valeria. La chiesa possiede alcuni preziosi smalti.
La chiesa di St-Pierre-du-Queyroix (del Quadrivio), pur conservando elementi del sec. XIII nella parte inferiore della facciata, venne quasi del tutto ricostruita durante i secc. XIV, XV e XVI e poi nel XIX. La torre (XIII-XIV) è una caratteristica locale che si ritrova nella cattedrale e in St-Michel-des-Lions. Nell'interno la navata presenta i pilastri cilindrici e belle vetrate di J. Pénicaud (1510), molto restaurati.
La chiesa di St-Michel-des-Lions, iniziata nel 1364, fu prolungata nel sec. XVI. Il suo campanile fu eretto nel 1373, nello stesso tipo di quello di St-Pierre-du-Queyroix, ma più snello ed elegante, e raggiunge 55 m. di altezza. L'interno è a tre navi a pilastri; le vetrate del sec. XV raffigurano scene della vita della B. Vergine e di s. Giovanni Battista. Nell'altare maggiore del 1889 in stile XV sec. sono conservate le reliquie di s. Marziale, venerate fino alla Rivoluzione nella chiesa omonima.
La chiesa St-Marie fu già del Domenicani e conservata nel 1319, nel 1319, nel 1319, nel 1319, nel 1319, nel 1319, nel 1319. L'antico Palazzo episcopale (1766-86) contiene il Museo municipale e l'annesso giardino è ora giardino pubblico. L'antico Séminaire des Ordinands dal 1819 passò all'amministrazione civile.
Caratteristici sono i due ponti di St-Etienne e di St-Martial del sec. XIII.
L. fu conosciuta sotto i Merovingi per i suoi prodotti di oreficeria e per le sue zecche.
L. è molto nota anche per l'industria della porcellana, sviluppata dopo la scoperta del caolino in St-Yrieix nel 1768. Tuttavia nel campo artistico L. ebbe fama universale soprattutto per l'arte dello smalto, fiorita fra le sue mura fin dal sec. XI. Fu infatti sulla metà del sec. XII che la scuola di smalti limosina acquistò con i suoi splendidi prodotti, elaborati da artisti sia laici che religiosi soprattutto nelle abbazie di Grandmont, S. Marziale e Solignac, un assoluto prevalere sulle scuole delle altre regioni di Francia e di tutta Europa esercitando anche sulle italiane influssi determinanti. Tale prevalenza essa mantenne fin verso la metà del sec. XIV. Ancora nel Cinquecento s'ebbe una seconda fioritura nell'arte dello smalto limosino, ma seguendo tecniche del tutto diverse da quelle medievali. Allora acquistarono fama anche alcuni artisti locali quali Nardon Pénicaud, Pierre Courteix, i Masbarreaux e i tre Jean Pénicaud, Léonard Limousin e Conly Monilher. Poi nel XVIII sec. ebbe inizio un periodo di sensibile decadenza fin che si giunse al 1875, quando sorse una nuova attività locale tendente a risuscitare anche nell'arte dello smalto le glorie del passato, con Dalpayrat, Lot, Blancher, Bourdery e poi Bonnaud e Jouhaud. La locale Società archéologique et historique du Limousin organizzò il Museo nazionale Adrien Dubouché fin dal 1867 che contiene ceramiche, sculture, pitture e smalti dal sec. XIV al XIX.
Alla diocesi di L. appartiene l'abbazia di Solignac (l'antico Solemmiacum) a sud di L. sulla Briance. L'abbazia fu fondata nel 631 da s. Eligio il quale insieme al suo discepolo s. Tilion ne fece la culla dell'oreficeria limosina. La chiesa consacrata nel 1143 presenta una facciata con doppio piano di archetti; su uno dei portali è scolpito l'Eterno Padre tra i simboli degli evangelisti Giovanni e Luca. Ebbe in antico tre torri campanarie. Presenta quattro cupole e una navata centrale molto larga. Sotto l'abside si apre la cripta. Gli stalli del coro sono decorati con le opere di misericordia (sec. XV). La chiesa conserva frammenti del reliquario di s. Caterina, in bronzo deco-
ratto e smalti (sec. XIII), e un reliquario del capo di s. Théan in bronzo dorato su un busto ligneo del sec. XV. Gli edifìci monastici del sec. XIII furono ricostruiti nel 1720; saccheggiati durante la Rivoluzione, furono di recente restaurati e neologono una casa di riposo, una colonia di vacanze e altre opere cattoliche, sotto il titolo Centre d’action sociale de Solignac. - Vedi tav. XCII.
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