Enciclopedia Cattolica vol. VII, 1951 Liturgia Argomenti vari

LUCERNARE

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Noto anche come: latino: Eucharistia lucernalis, Gratia vespertina, Hora lucernalis, Lucernarium

LUCERNARE. - L'ora della preghiera serale quando nelle case si accendeva la luce. Non è da confondersi con il vespro, benché i tempi delle due preghiere siano così vicini che nome e significato talvolta si confondono: Hora lucernalis (Cassiano), Lucernarium (Cesario, Eteria), Eucharistia lucernalis (Basilio), Gratia vespertina (Gregorio di Tours).

Presso gli Ebrei c'era l'uso alla sera del sabato di accendere più solennemente la luce e di salutarla ritualmente come simbolo di quella divina. Da ciò si spiega bene la circostanza che a Troade, dove s. Paolo presiedeva alla notturna «frazione di pane», il cenacolo era illuminato afarzosamente (Act. 20, 8). Per i cristiani questo tempo di accendere la luce coincideva con la veglia domenicale, e così il rito simboleggiava la Risurrezione di Cristo e la sua parusia.

Anche i Greci ed i Romani salutavano il lume come «buono», «amabile», «piacevole», il portaluce pronunciava un augurio, ed all'accendersi della luce si aggiungevano sacrifici e preghiere. Nelle case dei cristiani e nelle sedi delle loro riunioni, questo divenne un rito religioso. S. Basilio (PG 32, 205) cita l'antico inno Lumen hilare, proveniente forse dai tempi dei martiri, che si recitava in questa occasione e che occorre anche oggi nel greco esperinus e nelle liturgia dei presantificati. Suo fratello, s. Gregorio di Nissa, racconta che, all'accendersi della luce, la sorella Macrina morente recitò per l'ultima volta il consueto ringraziamento lucernale (PG 46, 985). Le Costituzioni apostoliche (II, 59, 2; VIII, 35-37) prescrivono per le riunioni liturgiche questo rito: si recita il salmo 140, già citato da s. Giovanni come preghiera quotidiana, cui seguono altre preci di ringraziamento. Si recitava come cantico l. anche il Nunc dimittis. Simili orazioni erano in uso alla cerimonia dell'agape, secondo la recensione etiopica della Tradizione apostolica d'Ippolito. Nota è la descrizione del l. a Gerusalemme, fatta da Eteria nella Peregrinatio. Ciò dimostra che nell'Oriente era praticato quasi universalmente. Si hanno molte testimonianze per il suo uso in Occidente. Cipriano (De dom. orat., 35) ammoniva di pregare «recedente sole ac die». S. Girolamo raccomandava (Ep., 107, 9, 3) a Leta romana di fare alla figlia «accensa lucerna reddere sacrificium vespertinum». Di s. Paolino si narra che nell'ultima agonia al tempo del l. cantava lenta voce «Paravi lucernam Christo meo» (Ps. 131, 17; Uranio, De morte Paulini, 4: PL 53, 862). Nell'Ufficio milanese il l. precede il vespro. Nella Spagna, osserva Eteria, si usava il l. come a Gerusalemme. Prudenzio compose l'inno lucernale Inventor rutili, che si cantava nel medioevo al Sabato Santo dopo la benedizione del fuoco. Il rito mozambico conserva anche oggi, come Milano, il ricordo di questo l.: prima del vespro il diacono canta «In nomine Domini nostri Iesu Christi, lumen cum pace» e il popolo risponde Deo gratias (simile al nostro Lumen Christi del Sabato Santo). Nelle Galilee le Regole monastiche di s. Cesario e di s. Aureliano (PL 68, 395) attestano l'uso del l. sull'esempio della Regola di Lerii; si distingue il l. (con salmi ed antifone) dal vespro. La Regula magistri (PL 88, 1004) allude almeno con il nome al l., benché parli del vespro. Secondo l'antifonale di Bangor (PL 72, 588), anche in Irlanda il l. era in uso; nota la benedizione del cero con l'inno Ignis creator (senza qualsiasi allusione alla Pasqua) con una speciale colletta.

È da notare che s. Benedetto non vi accenna affatto nella sua Regola perché non era in uso a Roma, ed ordinò di cantar il vespro alla luce del giorno, escludendo così lumi e lucerne. In tutto il Mediterraneo al tempo di s. Girolamo, di s. Agostino, di Ennodio di Pavia (m. nel 521) ed anche di s. Gregorio Magno (in una lettera del 601 all'arcivescovo di Ravenna), al Sabato Santo era in uso il l. della Laua cerei, non nell'Urbe, ma soltanto in suburbanis civitatibus (Ord. Rom., 1: PL 78, 960). Nel Laterano il Giovedì Santo ed i seguenti giorni c'era una processione cum supplici silentio; con una scintilla tratta dalla pietra si accendeva una candela fissata alla sommità d'una canna, con le quale poi si accendevano le sette lampade dell'altare.

Oggi, al Sabato Santo, il rito romano-latino riunisce e fonde insieme i tre riti e preci, originariamente distinti: a) la benedizione del fuoco con le 4 collette, che sono un richiamo alla primitiva Eucaristia lucernale; b) la processione del Lumen Christi, un altro avanzo del l.; c) il rito dell'Exultet, la classica Laua cerei, già attribuita a s. Agostino.

Bibliografia5 opere
BIBL.: J. Schuster, L'Eucaristia lucernaris nella liturgia ambrosiana, in Ambrosius, 7 (1931), p. 57 sg.; id., Liber Sacramentorum, IV, Torino 1934, pp. 1-14, 45-54; F. J. Dölger, Lumen Christi, Untersuchungen zum abendlichen Licht-Segen, in Antike und Christentum, 5 (1936), pp. 1-43; C. Callevaert, Vesperae antiquae in officio praesertim Romano, in Sacris erudiri, Steenbruege 1940, pp. 91-96; M. Righetti, Manuale di storia liturgica, II, Milano 1946, nn. 441-42.

Pietro Siffrin

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), coll. 1617–1618.

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vol. 7, coll. 1617–1618

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Siffrin, Pietro. “Lucernare.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VII, coll. 1617–1618. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/lucernare.

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Siffrin, Pietro. “Lucernare.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 1617–1618. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/lucernare.

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