LUCERNA. - Per quanto riguarda la tipologia e l'uso delle l.: V. ILLUMINAZIONE NELLE CHIESE ANTICHE.
Talvolta la l. ha assunto un significato simbolico. Così, ad. es., in qualche iscrizione è stata rappresentata la l. accesa, come nell'epitaffio di una Ianuaria (cf. G. B. De Rossi, Roma sotterranea, III, Roma 1877, p. 353 e tavv. 27-29 n. 22) e in due sepolcri in Panfilo (cf. E. Josi, Il cimitero di Panfilo, in Riv. di arch. crist., 3 [1926], p. 79 e fig. 13, p. 89 e fig. 18). Nel primo e nel terzo esempio la l. esprime, secondo G. B. De Rossi, l'anima che si presenta a Cristo portando la lampada accesa, come nella parabola evangelica delle dieci vergini, ovvero il desiderio che l'anima praemia lucis habeat (cf. G. B. De Rossi, Inscr. Christ., I, Roma 1857-61, n. 412); nel secondo esempio è il signum del nome del defunto Lucernio.
In una lastra marmorea del Cimitero Maggiore è graffita la defunta orante tra i due suoi santi protettori, quello di destra viene in mano una l. accesa. G. B. De Rossi spiegò la scena con la visione narrata negli Acta dei martiri africani del 259 Lucio e Montano, in cui si dice che Cristo è lucerna pedibus nostris et qui est sermo scilicet Dei (Una visione narrata dai martiri africani del III sec. e un graffito simbolico trovato nel cimitero Ostriano, in Bull. d'arch. crist., 3ª serie, 5 [1880], p. 67 e tav. III).