LUCERA, DIOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Foggia. Ha una superficie di 65 kmq., 105.000 ab. tutti cattolici; conta 21 parrocchie con 84 sacerdoti diocesani e 19 regolari, un seminario, 6 comunità religiose maschili e 23 femminili (Ann. Pont., 1951, p. 256).
I primi due nomi della lista dei vescovi di L., s. Basso e s. Pardo, non poggiano su alcun argomento solido. Così pure un Giovanni e un Marco, sostenuti da un anonimo medievale, non hanno precise relazioni con L. (cf. Lanzoni, pp. 275-77).
Ad ogni modo, la diocesi lucerina è storicamente accertata alla fine del sec. V, allorché per la prima volta in due lettere di papa Gelasio I (Jaffé-Wattenbach, 631,58) si fa menzione di un Lucerinus episcopus (493-95), cui segue, in ordine di tempo, Anastasio (558-60), ordinato da Pelagio I e raccomandato dal Pontefice a vari personaggi. Il catalogo lucerino comincia poi a farsi meno oscuro con Marco, che partecipò al Sinodo del 743, tenuto da papa Zaccaria, quindi un Adelchio o Adelchiso (957), e poi Alberto, presente al Concilio Lateranense di Leone VIII (964), Azzo, che prese parte al Sinodo beneventano del 1075, ecc. Tre i successivi si ricordano: Rainaldo, presente al Concilio Lateranense di Alessandro III (1179); Nicola, nunzio apostolico in Oriente (1261); Agostino, domenicano, poi santo (m. nel 1323); Luca de' Gentili (1388), poi cardinale; Andrea Matteo Palmieri (1534), cardinale; Scipione Borruto, ucciso dai banditi (1591); e Domenico de' Liguori, patrizio napoletano (1717-29), fondatore dell'episcopio e del seminario.
MONUMENTI. - Il monumento cristiano più importante di L. è la cattedrale gotica, superba testimonianza dell'arte francese in Puglia. Ben a ragione, Benedetto XI si congratulava con Carlo II d'Angiò che l'aveva costruita in onore della Vergine Assunta in Cielo, sulle rovine della moschea saracena, voluta dallo svevo Federico II. La chiesa, iniziata nell'ott. del 1300 e terminata il 1317, ha tre navate, con abside terminale a raggiera, come le chiese di Provenza, poggiata su robusti contrafforti. La facciata, l'interno e il transetto esprimono tutti un'armonia rude di linee e di masse, che il gotico ingentilisce con le sue ogive e le sue finezze. Nell'interno sono da segnalare: l'altar maggiore, un monolita già mensa nel palazzo svevo di Castel Fiorentino, una statua della Vergine (XII sec. I), alcuni affreschi del '300 con la statua di Carlo II, un S. Francesco del Solimena, e, nel tesoro, il ciborio di G. da Nola e la croce in oro e argento del francese G. Verdelay (1305). Altre chiese notevoli sono: la trecentesca chiesetta di S. Francesco, con bella facciata e magnifico soffitto; S. Domenico e il Convento di S. Salvatore, ambedue coeve, ma scarsamente conservate.
pp. 121-24, 297-305; F. Lenormant, A travers l'Apule et la Lucanie, I, Parigi 1883, pp. 95-100; R. Cagges, Foggia e la Capitano, Bergamo 1910, pp. 102-34; V. Coletti, Indagini storiche sopra L., Pompei 1934, pp. 27-92; G. Gilani, Le opere della fede e dell'arte : il duomo di L., in L'Illustr. Vatic., 8 (1937), pp. 715-718; id., L., Urbino 1937, pp. 18-31 e passim: Cottineau, I, col. 1667; D. Vendola, Rutiones decimorum Italiae nei sect. XIII e XIV, Apulia, Lucania, Calabria (Studi e testi, 84), Città del Vaticano 1939, pp. 25-61. Pasquale Testini