LUDOVICO II, re d'Italia, imperatore Romano. — Figlio di Lotario I imperatore, n. verso l'82o, presso Brescia il 12 ag. 875. Nell'844 il padre lo inviò in Italia, assistito dal prozio Drogone vescovo di Metz, con il titolo di re dei Longobardi: aveva l'incarico di riaffermare l'autorità imperiale, specialmente in Roma, in confronto dei papi e dell'aristocrazia locale, e di provvedere alla difesa della penisola contro il persistente pericolo delle invasioni arabe. Dopo aver fatto atto di autorità a Pavia, proseguì per Roma: ivi impose al papa Stefano IV ed al popolo romano il giuramento di fedeltà all'imperatore; dal Papa fu consacrato ed incoronato re d'Italia. In questa occasione gli fece omaggio il principe di Salerno, Siconolfo. Andò allora a stabilirsi nella capitale italica Pavia, ma l'aggravarsi del pericolo arabo lo costrinse a ritornare in Francia per provvedere ad armamenti importanti.
La spedizione organizzata negli anni seguenti riuscì a respingere i Saraceni minaccianti Benevento; però Bari e Taranto rimasero saldamente nelle mani del nemico. Lo stesso papa Leone IV nell'anno 849 prese parte ad una spedizione per cacciare i Saraceni da Ostia. L. riuscì a sistemare i due principati di Salerno e di Benevento per servirsene come baluardi. Ritornato a Roma nella primavera dell'850, L. fu per disposizione paterna incoronato imperatore da Leone IV, e governò negli anni seguenti l'Italia come collega del padre, ma in proprio nome. Assemblee di vescovi e di conti gli diedero modo di esaminare le condizioni del Regno, provvedendo ai bisogni dell'amministrazione; il matrimonio con una patria italiana, Ermengarda, lo inserì meglio nella vita del paese. Secondo le disposizioni di Lotario, attese con continuità a sorvegliare la Curia papale, controllando le elezioni di Benedetto III e di Niccolò I. Dopo la morte del padre, nell'855, rimase solo imperatore, ma non riuscì
dai fratelli ad ottenere una equa distribuzione dei domini, né ad imporre loro la sua autorità. Solo Lotario II gli cedette nell'859 i vescovati di Ginevra, Losanna, Sion per averne aiuto nella sua vertenza matrimoniale con il Papa; morto nell'862 l'altro fratello, Carlo, partecipò alla spartizione dei domini, occupando Arles, Embur, Gronoble. Nella questione matrimoniale del fratello Lotario, L. cercò prima di costringere il papa Niccolò I, anche con la violenza, a secondare le pretese di Lotario per la separazione dalla consorte legittima, ma poi si riconcilia con il Papa e si accontentò di tentare un accordo pacifico. La minaccia saracena lo costrinse ad una nuova grande spedizione in Puglia nell'866 ed allora si studiò di procurarsi l'alleanza dell'Imperatore bizantino, ma le trattative per un accordo matrimoniale fallirono. Nell'859 L. riuscì a strappare Bari agli Arabi, poi un'insurrezione a Benevento lo immobilizzò; fatto prigioniero, riebbe la libertà a condizione di non più tornarvi. Egli si fece sciogliere dal Papa dal giuramento imposto e nell'872 nuovamente si fece incoronare in Roma.