LULI, Raimondo (LULL RAMÓN). - Letterato,
poeta, filosofo, teologo, mistico (Doctor illuminatus),
n. a Palma di Maiorca nel 1232 o, più verosimilmente,
(da J.

nel 1235, di nobile famiglia, ucciso per la fede a Bugia (Barberia) verso la fine del 1315 .
Calvet, St Vincent de Paul, Parigi 1918, tav. 11)
LUISA DE MARILLAC, santa - Ritratto inciso da Du Change
(sec. XVII).
nel 1235, di nobile famiglia, ucciso per la fede a
Bugia (Barberia) verso la fine del 1315.
Paggio di Giacomo I, a 14 anni, condusse dapprima
vita di corte. Nel 1256, siniscalco del re di Maiorca,
sposò donna Bianca Picany, dalla quale ebbe due figlie.
In seguito ad una visione, abbandonò la vita mondana
e si fece eremita (1265 ca.) e terziario francescano, pere-
grinando di santuario in santuario e dedicandosi allo studio
del latino e dell'arabo e alla lettura di varie opere filoso-
fiche e teologiche. Ritiratosi, dopo 9 anni, sul Monte
Randa, per dedicarsi alla contemplazione, ebbe la «grande
illuminazione», onde derivò l'Ars magna, scritta nel mo-
nastero di S. Maria de la Reyal. Comincia da questo mo-
nento l'intensa attività letteraria e scientifica che richiamò
l'attenzione del Re di Maiorca. Con il suo aiuto L. fondò
a Miriam un collegio ove 13 frati minori venivano pre-
parati allo studio della lingue orientali per la conversione
degli infedeli (1276). Regna grande incertezza sui viaggi che
gli sono attribuiti nel periodo 1276-86. Sembra certo tut-
tavia che sia stato a Roma nel 1278, e poi in Terra Santa,
visitando diversi paesi del mondo musulmano. Nel 1286
fu a Parigi, nel 1287 a Miramar e quindi a Roma per in-
durre Ornario IV a fondare scuole di lingue orientali. Non
avevano ottenuto nulla, per la morte del Papa, ritornò a
Parigi, ove insisté sulla sua domanda, senza alcun risul-
tato. Nel 1291 fu di nuovo in Italia; l'anno seguente si
recò a Tunisi per disputare con i saraceni. Imprigionato,
riuscì a salvarsi, sbarcando a Napoli (genn. 1293), ove
insegnò pubblicamente e dove presentò a Celestino V la
sua petizione Pro conversione infidelium. Nel 1295 a Roma
nel 1297 ad Anagni rinnovò a papa Bonifacio la sua pe-
tizione, insieme con quella per una Crociata e per l'unione
della Chiesa greca. Scoraggiato, ripartì per Genova e
Parigi, ove si scontrò con il suo maggiore avversario,
l'averrissimo, contro il quale scrisse la Declaratio Rav-
mundi ed altri trattati (dic. 1297-luglio 1299). Tra gli
erroristi conosciuti a Parigi è quel Pietro Veneto che
nella Consolatio Venetorum inveisce contro la fortuna e
che, secondo ogni verosimiglianza, è Pietro d'Abano. Nel-
l'ott. 1299 fu di nuovo in Spagna, e nell'estate 1300 sicu-
ramente a Maiorca. Sperando nella Crociata promessa da
Bonifacio VIII, nel 1301 partì per Cipro. In Oriente di-
sputò con i Saraceni, i nestoriani e i Greci. Nel 1302 approdò in Armenia, ove corse rischio d'essere avvelenato. Nel 1303 fu a Genova; nel 1305 a Barcellona, poi a Montpellier e a Lione, ove assisté all'incoronazione di Cielmente V; nel 1306, ritornato a Maiorca, salpò per Bugia, ove si diede a predicare per le vie contro la fede maometana, e fu imprigionato. Espulso e imbarcato su una nave genovese, fece naufragio nelle acque pisane perdendo i suoi libri. A Pisa restò fino al 1308 e riprese con nuova alacrità la sua attività letteraria e la sua propaganda in favore della Crociata. Nell'ott. 1308 fu di nuovo a Montpellier, onde l'anno appresso partì, mendicando, per Avignone. Ritornato a Parigi, fra il nov. 1309 e il sett. 1310 riprese la sua polemica contro l'averroismo, senza desiderare dall'idea della Crociata. Nel febbr. 1310 quaranta maestri e baccellieri di Parigi attestarono che l'Ars brevis del L. non contiene nulla contro la fede. Nel 1311-12 si recò al Concilio di Vienne nel Delfinato, per chiedere fosse proibito l'insegnamento dell'averroismo, fosse bandita la Crociata, si fondessero a quest'uopo tutti gli Ordini cavallereschi e s'aprissero scuole di lingue orientali. Dopo di che ritornò a Montpellier. Si recò quindi alla corte di Federico II d'Aragona a Messina. Ritornato a Maiorca, il 14 ag. 1314 salpò per la Barberia, ove, assalito dalla popolazione fanatica di Bugia, concluse la sua vita errabonda, spesa per la causa della fede di Cristo, con il martirio. In Maiorca e in Catalogna fu venerato con il titolo di beato fin dal sec. XIV.
Le sue numerose e svariate opere sono state veritate durante le soste e spesso tra una tappa e l'altra dei suoi viaggi, e con la stessa foga e lo stesso ardore di questi. L'attività letteraria è ordinata all'azione missionaria, che s'intreccia in modo inestricabile con il pensiero speculativo e le mistiche elevazioni. Vi sono, sì, anche opere sistematiche puramente speculative, quali il Libre de contemplation scritto originariamente in arabo in Maiorca e quindi tradotto in catalano, l'Ars magna, il Liber princiari, piorum philosophiae e il Liber principiorum theologia, ma dopo il 1277 prevalgono gli scritti occasionali e polemici, sia che l'autore confuti l'averroismo, sia che esponga suoi piani di riforma, sia che esprima l'amarezza dell'animo deluso, come nel Canto de Ramón, del 1299. A Roma, nella primavera del 1296, «in desolazione et fletibus stans Raymundus», aveva tuttavia portato a termine l'Arbor scientiae, riassunto del suo sapere enciclopedico. In tutto, gli scritti oggi noti si aggirano sui 230, senza contare quelli perduti o di dubbia autenticità. Numerosi apocrifi colorarono sotto il suo nome alla fine del medioevo e nel Rinascimento.
Il pensiero filosofico e teologico del L. è in sostanza quello dell'agostinianesimo francescano della seconda metà del sec. XIII. Tutto suo invece è il procedimento dimostrativo, l'ardore mistico e il colorito romanzesco di scritti quali il Blanquerna e il Felix de les meravelles del mon, che sono due capolavori della letteratura catalana. La sua Ars magna è un lambiccato modo d'argomentare di teologia simbolica fondato sulle «dignitates divinae» e sull'equipollenza. La sua critica dell'averroismo è debole, perché non colpisce l'avversario sul terreno della critica aristotelica.
Merito del L. è d'aver fatto comprendere che, per guadagnare l'islam alla fede cristiana, era indispensabile impararne la lingua e la scienza.