Enciclopedia Cattolica vol. VII, 1951 Gerarchia ecclesiastica Vicariati apostolici

LULUABOURG, VICARIATO APOSTOLICO DI

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Noto anche come: inglese: Upper Kassai; Kassai superiore

LULUABOURG, VICARIATO APOSTOLICO di. - Nella parte centro-meridionale del Congo belga, affidato alla Congregazione del Cuore Immacolato di Maria (Missionari di Scheut) che vi lavorano fin dal 1887.

Fu eretto come missione sui iuris e col nome di Kassai superiore il 26 luglio 1901 con territorio distaccato dal vicariato apostolico del Congo Belga; elevato a prefettura apostolica il 18 marzo 1904, a vicariato apostolico il 13 giugno 1917. Dopo parecchie cessioni di territorio per la creazione di altre missioni, ebbe il 10 marzo 1949 il nuovo nome di L.

Ha una superficie di 196.000 kmq. con 1.500.000 ab., di cui 386.558 cattolici, con 2158 tra chiese e cappelle, servite da 26 sacerdoti diocesani e 155 religiosi, coadiuvati da 5 comunità religiose maschili e 29 femminili. Conta 1 seminario maggiore e uno minore; più di 2000 scuole (tra cui 1 professionale e 5 normali) e 120 opere di carità e beneficenza (tra le quali 15 ospedali, 2 lebbrosari, 5 orfanotrofi). Ha una tipografia con un periodico di 13.000 copie.

Bibliografia8 opere
BIBL.: AAS, 3 (1911), p. 348; 9 (1917), pp. 370-71; 13 (1921), p. 297; 14 (1922), pp. 487-88; 28 (1936), pp. 458-59; 41 (1949), p. 466; GM, p. 263; MC, p. 184.

Carlo Corvo

«LUMEN CHRISTI! DEO GRATIAS!» - Antica acclamazione cristiana, usata all'accendere il lume. Nei monasteri romani (benedettini), quando, durante la cena, per il sopraggiungere della notte si doveva accendere il lume, il portaluce, entrando, ad alta voce esclamava «Lumen Christi!», e tutti rispondevano «Deo gratias!» (Ordo di Giovanni archicantor, ed. C. Silva-Tarouca [v. bibl.], p. 214). Forse era in uso già al tempo di s. Benedetto (F. J. Dölger [v. bibl.], p. 37). Vien anche indicato in due lampade del sec. v, trovate l'una a Selinunte (Sicilia), l'altra nell'antico Cuicul (Djemila in Numidia), ambedue con l'iscrizione «Deo gratias!» intorno al Cristogramma (F. J. Dölger, p. 37 sg.). Similmente si trova la parola di benedizione con il «Lumen Christi!» in molte lampade provenienti dalla Palestina o dall'Asia minore. Si usa nella Messa dei presantificati (di s. Gregorio) del rito greco nella Quaresima (F. J. Dölger, pp. 19-20). In questo modo si spiega bene il fatto che in Africa, quando s'accendeva la luce, dalle case cattoliche si sentivano le voci «Deo gratias!», mentre i donatisti gridavano «Deo laudes!» (F. J. Dölger, pp. 37-38).

Questa acclamazione cristiana del «Lumen Christi!» sostituisce un rito pagano usato già dagli antichi Romani. Secondo Servio (Coment. in Aen., ed. Thilo, I, Lipsia 1881, p. 720), quando s'accendeva la luce i Romani stavano alcuni momenti zitti, per non perdere con una parola inutile la Grazia, quando il portaluce proferiva l'acclamazione. Similmente, nel sec. IV, si proferiva una acclamazione alla luce nelle case di Spagna, come racconta Ammiano Marcellino «inferentes vespertina lumina pueros exclamasse ex usu 'Vincamus'...» (F. J. Dölger, pp. 40-41). L'uso di un'acclamazione o di una parola di benedizione all'accendere la luce si osserva fin al nostro tempo nei monasteri o nelle regioni meridionali (F. J. Dölger, pp. 143-44). L'antica acclamazione cristiana del «Lumen Christi!» si conserva nel rito del Sabato Santo.

Benedetto fuori della chiesa il nuovo fuoco, il diacono nella processione accende a tre riprese le tre candele poste sulla sommità della arundine (v.), ed elevando la voce dice ogni volta: «Lumen Christi!»; tutti rispondono: «Deo gratias!». A Roma, questa processione con il nuovo fuoco, introdotta nel sec. VIII (Ordo Suburbicalis; B. Capelle [v. bibl.], pp. 113-114), si faceva sotto silenzio («cum supplici silentio»), non soltanto il Sabato Santo, ma di sera nei tre ultimi giorni della Settimana Santa. Nel rito mozarabico invece, benedetto il nuovo fuoco la sera del Sabato Santo, il vescovo, all'entrare nella chiesa, diceva tre volte «Deo gratias!», e il popolo lo ripeteva. Il rito silenzioso dell'Ordo Suburbicalis si usava ancora nell'Ordo del Pontificale romano-germanico del sec. X (M. Andrieu [v. bibl.], I, pp. 495-525; B. Capelle, pp. 117-18). Ma da un Ordo dell'alta Italia del sec. X (edito da H. M. Bannister, in Miscellanea Ceriani, Milano 1910, p. 135), viene ricordato per la prima volta il grido «Lumen Christi!»; lo stesso nell'Ordo Cassinensis hebd. maj. del sec. XII (ed. T. Leuterman, Montecassino 1941, p. 78 sg.), forse di origine beneventana: il diacono, dopo la processione ancora silenziosa, avendo salutato ed additato ai fedeli il cero pasquale acceso dall'accolto con la fiamma ricavata dal nuovo fuoco portata da fuori, proferiva tre volte «Lumen Christi!»; quel grido si riferiva al cero pasquale stesso, non, come oggi, alla triplice candela. Della nostra usanza, cioè del «Lumen Christi!» nella processione e dell'arundine si trova menzione per la prima volta nell'Ordo Apameus dell'anno 1114 (B. Capelle, p. 118), nell'Ordo Romanus XII, n. 30 (del sec. XII) e nell'Ordo Romanus XIV, n. 94 (del sec. XIV). Il tricero (arundine) aveva prima un fine puramente pratico: se il vento ne spegneva una, un'altra fiamma rimaneva accesa (Ordo offic. Eccl. lat.; F. J. Dölger, pp. 32-33). Il grido del «Lumen Christi!» invece, nell'uso spagnolo, è derivato dall'antica acclamazione cristiana usata nell'accendere il lume (F. J. Dölger, p. 40). Invece del «Lumen Christi!» si cantava nella processione in alcuni riti particolari fin ai tempi moderni l'inno di Prudenzio «Inventor rutili» (B. Capelle, p. 118; Missale Treverense, 1608); i Cluniacesi alla processione della luce in questi tre ultimi giorni della Settimana Santa recitavano i salmi 52.50.66.69 (B. Albers, Consuet. Parfentes, in Consuet. Monast., I, pp. 48, 55). L'uso della luce così splendida nella Notte Santa deriva dal rito vigente a Gerusalemme in questa notte.

Bibliografia4 opere
BIBL.: C. Silva Tarouca, Giovanni «archicantor» di S. Pietro a Roma e l'Ordo Romanus da lui composto (68), Roma 1923; M. Andrieu, Les Ordines Romani du haut moyen âge, Lovania 1931, pp. 13-332; A. I. Schuster, Liber Sacramentorum, IV, Torino 1932, pp. 1-14, 48-52; B. Capelle, La procession du Lumen Christi au Samedi-Saint, in Revue bénédictine, 44 (1932), pp. 105-

119; F. J. Dölger, Lumen Christi. Untersuchungen zum abendlichen Licht-Segen. Die Deo Gratias Lampen von Selinunt in Sizilien, und Cuical in Numidien, in Antihe und Christentum, 5 (1936), pp. 1-43, 143-44; T. Leuterman, Ordo Cassinensis Hebdomadae Maioris (sacc. XII), Montecassino 1941, pp. 78-80, 114-15; M. Righetti, Manuale di storia liturgica, II, Milano 1946, pp. 171-174.

Informazioni sulla voce

Di Carlo Corvo, Pietro Siffrin

Fonte Carlo Corvo: firma a stampa; Pietro Siffrin: letta dalla scansione

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), coll. 1680–1682.

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Altre voci di Carlo Corvo: LULUA, VICARIATO APOSTOLICO DI · LUSAKA, VICARIATO APOSTOLICO DI · LWANGWA, VICARIATO APOSTOLICO DI · LOLO, PREFETTURA APOSTOLICA DI · MALAKAL, PREFETTURA APOSTOLICA DI

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Corvo, Carlo, and Pietro Siffrin. “Luluabourg, vicariato apostolico di.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VII, coll. 1680–1682. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/luluabourg-vicariato-apostolico-di.

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Corvo, Carlo, and Pietro Siffrin. “Luluabourg, vicariato apostolico di.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 1680–1682. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/luluabourg-vicariato-apostolico-di.

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