MAGRI (lat. Macer, Macri), DOMENICO. — Teologo ed eseguita dell'Oratorio, n. a La Valletta (Malta) il 28 marzo 1604, m. il 4 marzo 1672. Studiò a Palermo, poi a Roma, donde fu inviato, a soli 19 anni, in Oriente a trattare con il patriarca maronita affari della S. Sede. A Roma fu ordinato sacerdote, poi si occupò, per incarico del card. Palleotto, della versione della Bibbia in arabo. Sotto Innocenzo X fu promosso segretario della Congregazione di Propaganda Fide; fu consultore della S. Congregazione dell'Indice. Il card. Francesco M. Brancaccio, vescovo di Viterbo dal 1654, lo stimò e protesse molto; lo fece canonico della cattedrale di Viterbo, ove M. fu sepolto.
Molto erudito, conoscitore delle lingue semitiche, M. pubblicò, oltre un commento agli inni del Breviario (Viterbo, con l'anagramma Nicodemo Grima) e il Breviario del viaggio al Monte Libano (Viterbo 1654, Roma 1655), due celebri opere: 'Avvoltozi seu contraditiones apparentes S. Scripturae (Venezia 1645, 1653, Parigi 1665; tra le molte ed., la migliore è quella accresciuta dal teologo Jacques Lefèvre, arcidiacono di Lisieux [1645-1716], Parigi 1685); Notitia de' vocaboli ecclesiastici con la dichiarazione delle ceremonie, dell'origine dei riti sacri, voci barbare e frasi usate dai SS. Padri, concili e scrittori ecclesiastici (Messina 1644, Roma 1650, 2a ed. 1669), opera basata sulla Bibliotheca sacra di Latino Latino di Viterbo (1513-93), ricca di nozioni utili ancor oggi, che suo fratello Carlo, prefetto della Biblioteca della Sapienza a Roma, traspose in latino ampliando, con il titolo Hierolexicon sive sacrum dictionarium (Roma 1677, Brema 1692, Venezia 1712 e 1765); la 6a ed. (2 voll., Bologna 1765-67), arricchita da Stefano Sciugliac, con-
tiene ca. 8000 voci. M. corresse e provvide d'indici l'edizione romana del Marti-rologio (1688).