MAMBRE (EBR. MAMRÉ')

MAMBRE (ebr. Mamré'). - Nome Hebron (v.). Vi si stabili Abramo e levandovi un altare (Gen. 13, 18), dove seppe della prigionia del nipote Lot (Gen. 14, 13), che cercò subito di liberare, e dove ebbe la promessa del figlio Isacco (ibid. 18, 18) mediante l'apparizione dei tre angeli. La frase che M. è di fronte a Hebron (ibid. 25, 9; 49, 30) e l'appellativo di M. civitatem Arbe (ibid. 35, 27) fece credere ad alcuni che M. si trovasse a Hebron; però la tradizione l'ha sempre collocata più a nord.

Secondo Flavio Giuseppe, la veneranda quercia era a 6 stadi (forse deve leggersi 16) da Hebron (Avila Iud., I, 10, 4) e nel sec. IV si vedeva ancora. Nel frattempo, la quercia ed il pozzo vicino erano salvaguardati da un grosso muro di cinta, forse iniziato da Erode il Grande e terminato sotto Adriano, di m. 65, 10 x 94, 35; dove pagani, ebrei e cristiani venivano a fare le loro devozioni. M. infatti era un luogo molto frequentato, e nel 135 vi furono venduti schiavi gli ebrei prigionieri. A richiesta della suocera Eutropia, Costantino fece costruire dentro il recinto una mediocre chiesa, che gli scavi tedeschi hanno parzialmente rimessa alla luce. Il grande recinto si alza ancora per qualche metro e all'entrata vi fu rinvenuta ceramica del IX-XIII sec. a. C. Il luogo è detto Râmet el-Halil.

BIBL.: A. E. Mader, La basilica costantiniana di M. preso Hebron, secondo la tradizione e gli ultimi scavi della Goerres-Gesellschaft, in Rivista d'archeologia cristiana, 6 (1929), pp. 249-312; id., Le M. biblique de la tradition primitive, in Revue biblique, 39 (1930), pp. 87-117, 199-225; F.-M. Abel, Géographie de la Palestine, II, Parigi 1938, pp. 375-76; L. Hennequin, Ramet el-Khalil, in DB, III, coll. 344-50. Bellarmino Bagatti

ARCHIOLOGIA. - La visione di Abramo a M. fu espressa fin dal sec. V nell'arte cristiana.

A Roma in S. Maria Maggiore la visione è espressa in due scene. In alto, Abramo si affretta verso tre personaggi in abito sacro e nimbati; in basso questi sono assisi a tavola, e viene loro offerto il vitello; essi predicono che Sara avrà un figlio (Isacco); Abramo si rivolge con aria di rimprovero verso la moglie incredula (Wilpert, Mosaiken, tav. 10); questo secondo episodio è rappresentato anche a Ravenna in S. Vitale.

Ma la visione era dipinta anche a Milano in S. Am-brogio (v. Forcella e E. Seletti, Iscrizioni cristiane di Milano anteriori al sec. IX, Codogno 1896, n. 210) e in Spagna in una basilica di Saragozza (Prudenzio, Ditto-chaeon, n. 4).

Già nella Vita Constantini (III, 51-63) e nell'Itinerario di Bordeaux si parla di una basilica cristiana eretta nel luogo del pozzo di Abramo. Essa viene poi indicata nel museo di Madaba, nell'itinerario di Arcadio Adamanno del 670, dallo storico bizantino Niceforo Callisto Xanthopulo, della prima metà del sec. XIV (Hist. eccles. VIII, 30: PG 164, 116) e per ultimo dal francescano Quaresmio (1616-25) nella sua Historica theologica et moralis Terrae Sanctae di-lucidatio (2ª ed., II, Venezia 1882, p. 577). Le esplorazioni promosse dalla Gôres-Gesellschaft hanno messo in luce i resti d'una antica basilica cristiana a tre navate con abside, prothesis e diconicon.

BIBL.: A. E. Mader, La basilica costantiniana di M. preso Hebron secondo la tradizione e gli ultimi scavi della Gôres-Gesellschaft, in Riv. di arch. crist., 6 (1929), pp. 249-312. Enrico Josi