MANRIQUE, JORGE. - Poeta spagnolo, n. a Paredes de Nava ca. il 1440, m. di ferite nell'assalto al castello di Garci-Muñoz nel 1479. Signore di Belmontejo e uomo d'armi, militò con valore sotto le insegne di Isabella la Cattolica.
Del suo breve Cancionero (ed. moderna di A. Cortina, in Clásicos castellanos, XCIV, Madrid 1929), famosa è l'elegia in 40 stanze dal titolo Coplas a la muerte del maestro de Santiago don Rodrigo Manrique, su padre. In essa, proiettando la caducità dei beni terreni sull'immutabilità dell'eterno, M. insegna la conquista di questo mediante il disprezzo di quelli, sottoposti al dominio della morte, inesorabile non solo contro i re, ma anche contro i prodi e i pii, quale fu Rodrigo. La sua accettazione della morte assume, nella commossa evocazione del figlio, valore universale ed esemplare di conformità dell'uomo al divino volere. Le coplas, da Lope de Vega ritenute degne di esser scritte in lettere d'oro, spesso tradotte all'estero (tra gli altri, da Longfellow nel 1833), imitare e commentare, derivano concetti e movenze soprattutto dalla Bibbia, da Boezio e da Prospero d'Aquitania (solo apparente la derivazione dalla eleggia delle dames du temps jadis di Villon); ma, espressione originale e commossa di un cuore che pensa, sono il canto dell'umano dolore, stimolo alla fiduciosa rassegnazione e, in sede d'arte, «opera perfetta ed eccelsa nella lirica universale» (A. Valbuena Prat).