MARCIA, imperatore d'Oriente. - N. forse in Tracia ca. il 390, di umili condizioni, si aprì una via, come allora soleva avvenire, nella milizia, e la sua singolare fortuna diede la stura ad una quantità di storielle, predizioni, sogni, prodigi.
Anche il re dei Vandali, Genserico, di cui era caduto prigioniero, lo avrebbe rilasciato per avere avuto rivelazione del suo brillante avvenire. La verità è che egli si guadagnò la stima del potente magister militum Flavius Ardabur e del figlio di lui Aspar, e fu loro vicino non solo nei campi di battaglia, ma anche presso la corte a Costantinopoli, dove la necessità di una forte personalità si faceva sentire. Il prestigio invero della memoria di Teodosio I aveva fatto tollerare a Ravenna e Costantinopoli due scialbe figure di discendenti, per i quali avevano più o meno governato due donne: Galla Placidia, madre di Valentiniano III, a Ravenna, Pulcheria, sorella di Teodosio II, a Costantinopoli. Quando nel 450 Teodosio II morì, Pulcheria, sapendo di non poter rimanere sola alla testa dello Stato, elesse a suo sposo, col patto che egli rispettasse i suoi voti di verginità, il sessantenne M. Alla scelta dovette certo esser consenziente Aspar, che, barbaro, non sarebbe stato facilmente tollerato sul trono di Roma, mentre M. era per lo meno nato entro i confini dell'Impero.
M. diede subito segno di quelle che furono le caratteristiche del suo governo: alto sentimento della dignità dell'Impero e retta fede cristiana. Notificò infatti ad Attila, re degli Unni, che l'Impero non intendeva più versare il tributo che Teodosio II aveva accettato di pagare, e comunicò ossequiosamente al papa Leone I la propria elezione. Sebbene vissuto fra le armi proclamò di voler per quanto possibile conservare la pace, e a questo programma si attenne, pur non avendo mancato di marciare contro gli Unni, per alleggerire la loro pressione sulle regioni occidentali dell'Impero, e avendo difeso i confini delle province di Siria e d'Egitto contro i Saraceni e i Blemnii di Nubia. L'intermesso tributo agli Unni permise di ridurre le tasse straordinariamente gravose per questa età. Le relazioni con la parte occidentale dell'Impero furono come di consueto non del tutto cordiali, in parte per colpa dei meschini Augusti d'Occidente, in parte perché M. mirava ad affermare un suo primato nella difesa dell'Impero, giustificato anche dalla catastrofe del sacco di Roma per opera di Genserico.
Verso la Chiesa di Roma M. fu assai ossequente, come certo voleva la piissima donna che lo aveva chiamato all'Impero, e come dichiararono gli epiteti con i quali è salutato di Christianissimus Imperator, di Studio-sissimus ecclesiastica pacis, di Custos fidei. Volle infatti, a riparare Efeso (v.) del 449 (il rocinium Ephesinum come lo chiamava il papa Leone I), Calcedonia (v.) in cui fu condannata l'eresia monofisita di Eutiche, ed ebbero pieno riconoscimento le direttive dogmatiche inviate dal papa Leone I al patriarca di Costantinopoli Flaviano (tomos di Leone I). Ma in Palestina e in Egitto le decisioni prese contro Eutiche suscitarono violente opposizioni.