MARCO AURELIO (MARCUS AURELIUS ANTONIUS), IMPERATORE ROMANO

MARCO AURELIO (Marcus Aurelius Antonius), imperatore Romano. - Imperatore e filosofo, n. a Roma il 26 marzo 121, m. a Vindobona il 17 marzo 180. Di nobile famiglia spagnola, rimasto orfano di padre, fu adottato e accolto in casa del nonno Marco Annio Vero. Ebbe maestri diversi (Ricordi, I, 1); efficacia particolare ebbero su lui gli stoici (Diogneto, Rustico), spingendolo a una rigida austrietà (ibid., I, 6). L'imperatore Adriano lo adottò nel 136. Nel 138 Adriano designò successore Antonino Pio, zio di M. A., imponendogli di adottare il nipote, e L. Commodo; assunse allora il nome di M. A. Vero. Dal 139 al 161 percorse il cursus honorum, vivendo a corte, sotto l'efficace e onesta guida di Antonino. Con Cornelio Frontone attese a lungo agli studi retorici, finché il rigido stoico Rustico e la lettura di Epitteto lo soggiocarono del tutto. Il 7 marzo 161 Antonino Pio morendo mostrò di designarlo come solo successore. Egli si associò L. Commodo, il quale, però, si disinteressò del governo. Su M. A. venne pertanto a gravare un immane compito. L'Impero era travagliatissimo: assalti di barbari, ribellioni, pestilenze, inondazioni, carestie, difficoltà finanziarie. Nel 162 si mossero i barbari del nord; dal 161 al 166 i Parti impegnarono ingenti forze militari; le quali, al loro ritorno, portarono la peste, che fece strage in tutto l'Impero. Nel 166 i barbari assediarono Aquileia. I due Imperatori condussero la campagna dal 166 al 169, anno in cui morì Commodo. M. A., rientrato a Roma, vendette all'asta le suppellettili del Palazzo imperiale, arruolò schiavi e fuggiaschi e ripartì nel 170 per la dura guerra che durò sino al 175, e che è ricordata dalla colonna monumentale. A questa guerra risale l'episodio della pioggia ristoratrice, che gli scrittori pagani hanno attribuito a Giove pluvio, mentre gli scrittori cristiani l'hanno tramandata come un vero miracolo, dovuto alle preghiere legio fulminata (v.). Frattanto il luogotenente Avidio Cassio si proclamava imperatore in Oriente; M. A. vi si recò: giunse a ribellione domata con l'uccisione di Cassio, perdonò i colpevoli ed iniziò un viaggio per riordinare le province orientali. Rientrato a Roma, conferì il tribunato all'unico figlio rimastogli, Commodo. Nel 178 la guerra lo richiamò al nord; la peste, che decimava l'esercito, lo colse e ne morì, designando Commodo per successore. Le ceneri furono portate a Roma, fra l'universale compianto.

Durante i diciannove agitatissimi anni d'impero, attese a grandi riforme all'interno dello Stato, ad opere di pubblico bene, non esclude istituzioni di beneficenza, fra cui le pellae Faustiniane (da Faustina moglie dell'Imperatore) per il soccorso dell'adolescenza bisognosa. Tutta la sua legislazione è inoltre ispirata a un sincero umanitarismo stoico verso i deboli e gli schiavi. Resta, incongrua e indelebile macchia, la persecuzione dei cristiani, che il suo attaccamento alla religione tradizionale e il suo razionalismo stoico gli impedirono di comprendere. Ricordandoli espressamente (Ricordi, XI, 3), ne scambia la serena e incrollabile fermezza per esibizionismo teatrale; accennandovi forse indirettamente (ibid., III 16), li ritiene atei e immorali. Non mutò però sostanzialmente le prescrizioni giuridiche a loro riguardo. Fra le vittime più illustri vanno LEONE (v.). Non mancarono condannati alle miniere di Sardegna e Corinto (Eusebio, Hist. ecc., IV, 23, 10). Le apologie di Giustino (150), di Melitone di Sardi (172), di Atanagora (177), presentate allo stesso Imperatore, non valsero a mutarne l'animo. La radicale antitesi dottrinale tra stoicismo e cristianesimo, nonostante l'estrinseca consonanza di alcune norme etiche, precluse ogni comprensione e fu sanguinosamente fatale ai cristiani sotto l'Imperatore filosofo.

I Ricordi (Tà elc èavvòv = Discorsi con se stesso), pare risalgano agli ultimi anni di M. A. Il quale, pur fra

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(lat. Alinor)
Marco Aurelio, imperatore romano - Trionfo di M. A. Rilievo nel Palazzo dei Conservatori - Roma.

le guerre e gli affari, trovava modo e tempo di raccogliersi nella riflessione filosofica. Sono annotazioni occasionali, che M. A. elabora in forma personalissima, rivestendo di profonda umanità, di sconsolata mestizia, di vivissimo sentimento religioso le teorie stoiche da lui professate. La vita, con le sue angosce e le sue tragedie, pone formidabili problemi, che esigono un'inevitabile soluzione, da ricercarsi nel conoscere l'essenza delle cose, cioè nella metafisica. La ragione libera dalle vanità superficiali, mostrando il reale, composto di causa e di materia in necessaria e razionale evoluzione. Nell'armonia del tutto, scompaiono le dissonanze singole. Il mondo attuale, ed in esso ogni singolo, sono un aspetto e un momento dell'ordine universale ed eterno. L'universo è animato da un λόγος-πνεῦμα che lo pervade e lo vivifica; questo λόγος è divino, è Dio. Sono frequenti i dubbi e le esitazioni sugli dèi, nelle ipotesi alternative fra una concezione spiritualistica e razionale e un meccanismo atomistico. Le opere degli dèi sono piene di provvidenza (Ricerchi, II, 3). La divinità pervade e vivifica il mondo in un'unione intrinseca ed abita particolarmente nell'uomo la cui ragione è parte viva del λόγος universale. La morale di M. A. è essenzialmente e profondamente razionale; insistendo sulla situazione privilegiata della mente, porta alla valorizzazione e all'esaltazione di una morale spiccatamente interiore, la quale esige impegno, serietà e fermezza. M. A., romano e imperatore, accentua e sviluppa gli aspetti sociali dello stoicismo. Ciò che vale nell'uomo è lo spirito, partecipazione del logos divino: l'anima è mortale, nella sua individualità distinta. La felicità del saggio sta nel dominio continuo e vigile di sé.

L'esaltazione dello spirito nello stoicismo marcareliano (come nello stoicismo in genere) è in realtà soltanto apparente, poiché lo spirito vi si riduce, nella sua essenza profonda, a materia. Né l'ideale supremo del saggio fu raggiunto, come lo stesso M. A. confessa in una serie di interrogativi rimasti senza risposta (Ricordi, XI, 1). La metafisica acriticamente accolta era in fondo in contraddizione con l'etica professata, e i frequenti accenti di ispirazione pessimistica sono di questo interiore dissidio una conferma. In M. A. è una voce ulteriore del drammatico tormento dell'uomo classico sospeso tra il logos ardentemente cercato e invocato e il pathos vissuto e sofferto.

BIBL.: Notizie biogr. in: C. Frontone, Epistolarum ad Marcom Caesarem et invicem libri V. La legislazione in F. Hänel, Corpus legum cec., Lipsia 1857, pp. 114-132. Dei Ricordi: l'editto princeps è quella curata dallo Xilander, Basilea 1559; D. imp. Murci Aurelii Commentariorum quos sibi ipsi scriptit libri XII a cura di H. Schenkl, Lipsia 1903; di H. I. Trannoy, Parigi 1925; I Ricordi, testo greco e traduzione italiana a cura di C. Mazzantini, Torino 1948. Delle traduzioni è celebre quella di L. Ornato, rived. e pubbl. da G. Picchioni, ivi 1853; altre due trad. a cura di U. Moricca, ivi 1923 e 1934. Studi: E. Renan, Marc-Aurèle et la fin du monde antique, Parigi 1882, vers. i., Milano 1937. Roma 1946; G. Negri, I Ricordi di M. A. e le Confessioni di S. Agostino, in Meditazioni vagabonde, Milano 1897, pp. 97-224; J. Dargiune-Peyrou, Marc-Aurèle dans ses rapports avec le christianisme, Parigi 1897; F. W. Bussel, Marcus Aurelius and the later Stoics, Edinburgh 1910; M. Eberlein, Kaiser Marcus Aurelius und die Christen, Breslavia 1914; Clayton Dove, M. A. A., his life and times, Londra 1930; U. V. Wilamowitz-Moellendorf, Kaiser Marcus, Berlino 1931; R. Paribeni, L'Italia imperiale, Milano 1938, pp. 383-402, 417-40; G. Soleri, M. A., Brescia 1947.

Giacomo Soleri