MARDOCHEO (ebr.: Mordehkha). - Cugino e padre adottivo di Esther (v.). Israelita, della tribù di Beniamin e del casato di Cis. La sua famiglia fu tra i deportati in Babilonia, con lecchia e il profeta Ezechiele, nel 597. M. nacque in esilio ed ebbe il nome babilonese, derivato da quello del dio Marduk.
Abitava a Susa e doveva già avere qualche incarico a corte. Dopo l'entrata di Esther nel harem del re (ca. 484 a. C.), M. continua a vegliare su lei, cui ha suggerito di tener nascosta la sua razza (Esth. 2, 5-11, 15). M. rivela la congiura di due eunuchi contro Serse (ibid. 2, 21 sg.). Rifiuta ad Aman, forse a lui già noto come antigiuo, gli onori dovuti come primo ministro, ed Aman fa decretare lo sterminio dei Giudei (ibid. 3, 1-15). M. fa intervenire Esther presso Serse, mentre Aman prepara il supplizio per M. Nella notte insonne il re rilegga gli annali e vede che M. non è stato ricompensato per avergli salvato la vita; decide pertanto di esaltarlo ed Aman è costretto a contribuire alla glorificazione del suo nemico. Esther accusa Aman, che è condannato a morte, mentre M. gli succede nella dignità di primo ministro; ed ottiene con Esther la salvezza dei Giudei (ibid. 4-10). Nell'elenco dei dignitari alla corte di Susa, riferito da un testo cuneiforme, si trova un Mardukā, tesoriere, che A. Ungnad identifica con M.
Ugual nome portò uno dei capi del popolo, ritornato dall'esilio con Zorobabel (Esd. 2, 2; Neh. 7, 7).