MARTINA, santa, martire. - Sconosciuta a tutte le fonti antiche fino al sec. VIII, è ricordata per la prima volta nel Lib. Pont. nella vita di papa Adriano I (772-95). Ivi è detto che questo Pontefice fece dei doni alla chiesa dedicata a M., che sorgeva presso il Foro romano al posto dell'antico Secretarium S. natus. Nel cod. Bern. del Martirologio geronimiano M. è commemorata il 1° genn., ma si tratta di un'aggiunta posteriore; nel Martirologio romano il 30 genn.
La Passio, di nessun valore, è un rifacimento di quella di s. Taziana (BHL, 798). Secondo questa leggenda, M. era una giovane nobile, vivente al tempo di Alessandro Severo, figlia di un consolare e diaconessa; fu condotta davanti all'imperatore, che voleva costringerla a sacrificare ad Apollo, ma la martire, pregando, ottenne da Dio un terremoto che uccise alcuni pagani e distrusse l'idolo, dal quale uscì un diavolo. Ricondotta al tempio di Artemide, un fulmine abbatté la statua della dea; M., inutilmente torturata, fu poi decapitata e seppellita nella VIa regione.