MARTINI, SI-MONE (SIMONE DI MARTINO)

MARTINI, SI-MONE (SIMONE di MARTINO). - Pittore, n. a Siena, secondo il Vasari nel 1284, m. ad Avignone nel 1344. Insieme con Pietro ed Ambrogio Lorenzetti è uno dei maggiori esponenti di quella scuola senese che, iniziata alla fine del '200 da Duccio di Boninsegna, si svolge, non senza reciproci influssi, accanto alla scuola giottesca fiorentina, per tutto il '300 e buona parte del '400. Egli compie la transizione dal romanico-bizantino al gotico già iniziata da Duccio e crea una corrente pittorica che, rifiuta in Francia tra mite l'opera dello stesso S. M. e dei seguaci ad Avignone, contribuisce in larga misura alla formazione di quella nuova fase della pittura d'oltralpe (nota sotto il nome di «gotico internazionale») che si matura nei primi decenni del '400 e si diffonde subito anche in Italia.

L'attività documentata del M. s'inizia con l'affresco della Maestà (Siena, Palazzo pubblico). Dipinto nel 1315, quando il pittore aveva, secondo la probabile cronologia vasariana, già trent'anni, esso rivela un artista compiutamente formato ed in grado di competere con l'amore vivo Duccio di Boninsegna, autore del politico della Maestà del Duomo. Se nulla si sa degli esordi di S. le opere rimaste indicano chiaramente come egli si sia educato nella cerchia di Duccio dal quale trasse non solo lo schema compositivo e taluni elementi tipologici della Maestà, ma anche e soprattutto il valore di certe notazioni plastiche che a Duccio venivano dalla sua educazione classico-neoellenistica. A tale convincimento sono ispirate le moderne attribuzioni riferite al periodo giovanile del M.: opere che, o implicano, come il trittico di Boston (Museum of Fine Arts, Crocifissione tra s. Nicola e s. Gregorio) una collaborazione con il maestro (al quale spetterebbe la parte centrale), o palesano chiari influssi di lui, come il Redentore della Vaticana, quello di Napoli (Pinacoteca) e la Maestà di Massa Marittima (Cattedrale), generalmente ascritta a Segna di Bonaventura, seguace diretto di Duccio.

Da Duccio, S. M. trasse anche l'impulso ad osservare i modi della pittura gotica francese, penetrati in Italia attraverso le opere di minatori e di pittori vetrai, e ne apprese l'elegante linearismo che gli servì a superare le ultime sopravvivenze bizantine ancora presenti nel maestro. L'arte del M. ondeggia, dolcemente inquieta, tra accenti di più rigoroso plasticismo e di più persuasiva spazialità e delicati intarsi di colorismo in superficie. I primi sono evidenti nella Maestà, tanto più costruita ed articolata che non l'analoga composizione duccesca; i secondi appaiono nella pala del S. Ludovico che incorona Roberto d'Angiò (Storie del Santo nella predella, firmata: Napoli, Pinacoteca, già in S. Lorenzo Maggiore) databile al 1317 ed eseguita probabilmente a Napoli dove il Re angioino, proprio in quell'anno, assegnava una pensione al pittore, e dove questi ebbe certo modo di approfondire la sua conoscenza della cultura gotica francese largamente diffusa in quella corte; e ricompaiono pochi anni appresso, nel 1321, nella parziale ridipintura che Simone esegui delle figure centrali della Maestà (la Madonna con il Bambino e le due sante più vicine), che presentano una consistenza pittorica molto più tenue del rimanente della composizione. In questo periodo centrale della sua attività, tuttavia, Simone tende più spesso a fondere i motivi della sua visione in un elegante compromesso, tra il ritmo lineare e la delicata evidenza del rilievo, come appare nel politico del Museo di Pisa (firmato e documentato all'anno 1320; già in S. Caterina) in quello di Orvieto (Museo Civico, firmato e contrassegn

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(fot. Anderson)
Martini, Simone (Simone di Martino) - Miracolo e morte di s. Ludovico di Tolosa. Predella dell'Incoronazione di Roberto di Napoli - Napoli, Museo, Pinacoteca.

ato da una data poco leggibile, già in S. Domenico) ed infine in quello di Boston (collezione Gardner, già ad Orvieto, collezione Muzzocchi): opere tutte per le quali si discute la probabilità di un intervento del cognato Lippo Memmi.

Una menzione a parte merita l'affresco di Guidoriccio da Fogliano (1328, Siena, Palazzo Pubblico): in quanto che sull'effetto cromatico dei bianchi e dei neri, risaltanti nella gualdrappa del cavallo e nelle vesti del cavaliere, domina il senso illimitato dello spazio.

Da più di un secolo la storiografia è unanime nel riconoscere a Simone gli affreschi con le Storie di s. Martino nella cappella dedicata a questo Santo della chiesa inferiore di S. Francesco in Assisi. Riferibili al periodo compreso tra il politico pisano e l'affresco del Guidoriccio, gli affreschi ripresentano vigorosi gli elementi plastici della prima redazione della Maestà, accompagnati da spunti prospettici altrettanto efficaci e da uno studio vivace degli interni abitati e dei costumi, che doveva essere semei, nell'arte senese, di una corrente di gusto largamente diffusa, alla quale aderirono per primi i due Lorenzetti. Agli affreschi della cappella di S. Martino vanno uniti: due affreschi con figure di Santi, in funzione di politici, anch'essi nella chiesa inferiore, le vetrate della cappella di S. Ludovico, il cui disegno spetta con ogni probabilità allo stesso Simone, mentre per quelle della cappella di S. Martino si ammette per lo più l'intervento della scuola; il trittico di Altomonte (Calabria), recentemente pubblicato dal Paccagnini, nel quale però solo la parte centrale rappresentante un S. Ladislao si può con probabilità ascrivere a Simone; ed infine il paliotto del Beato Agostino Novello (Siena, S. Agostino) che, reintegrato nell'aspetto primitivo da un felice restauro, viene oggi, dopo agitato vicende d'attribuzione, almeno in parte (la figura del Santo), concordemente riconosciuto come opera del M. Un'altra vetta è raggiunta con l'Amunicazione degli Uffizi (datata al 1333 e recante, oltre il nome di Simone, anche quello di Lippo Memmi al quale devono spettare le figure laterali di S. Ansano e Giuditta; già nel Duomo) preludente con immediata evidenza alle opere dell'ultimo

periodo nelle acute spezzature dell'orlo del manto, che ritmicamente accompagnano, accentuandolo, il sensitivo ritrarsi della Vergine all'angelico annuncio.

Nel 1339 Simone partì per Avignone, dove strinse amicizia con il Petrarca, per il quale dipinse un ritratto di Laura, e dove con ogni probabilità rimase fino alla morte. L'evoluzione stilistica, preannunciata dalla pala degli Uffizi, ora si precisa in una ricerca del movimento drammatico e dell'espressione patetica, per la quale spesso si è invocato l'influsso di P. Lorenzetti. Scomparsi o ridotti a frammenti quasi illeggibili gli affreschi dell'atrio della cattedrale di Avignone (scomparso il S. Giorgio che libera la principessa di cui rimane una descrizione; rovinatissimi la Madonna e angeli e il Cristo benedicente), tali caratteri appaiono soltanto nelle drammatiche scene del politico Stefaneschi (disperso tra i Musei di Anversa di Berlino e del Louvre, firmato), nelle guizzanti figurette dell'Allegoria virgilianna nel Codice Ambrosiano, la corrucciatà S. Famiglia del Museo di Liverpool (firmata e datata 1342), e nelle opere che vengono generalmente ascritte a questo periodo, quali l'Annunciata Stroganoff (Leningrado, già a Roma), il S. Giovanni Evangelista Bekoff (Parigi): l'incanto trasognato si è rotto per dar luogo ad una realtà vivace ed agitata e, a volte, corrucciatà e convulsa.

Oltre i citati, vanno sotto il nome di Simone i seguenti dipinti: Altenburg, Museo Lindenau, S. Giovanni Battista; Avignone, Museo Calvet, due frammenti di un affresco che rappresentava forse un'Annunciazione; Bruxelles, Collezione Stocklet, Cristo benedicente, Madonna Annunciata; Cambridge, Museo Fitzwilliam, S. Michele tra s. Ambrogio e s. Agostino (rittico); Cambridge (USA), Museo Fogg, Crocifisso; Nuova York, Metropolitan Museum (già a Roma, così, Sterbini), S. Giovanni Evangelista; Orvieto, Museo dell'Opera del Duomo (già in S. Francesco), Madonna con il Bambino (parte centrale di politico alla quale, secondo il Toesca, va unito il pannello Liechtenstein con la S. Caterina); Roma, Museo di Palazzo Venezia, Madonna e Bambino (per lo più assegnata a Lippo Memmi); S. Casciano, chiesa della Misericordia, Crocifisso; Firenze, Settignano, collezione Berenson, S. Lucia, S. Madonna (pannelli di politico); Siena, Pinacoteca, n. 36, Crocifisso; Siena, Palazzo pubblico, Croce dipinta; Venezia, collezione privata, Redentore (cuspide di politico); Vienna, collezione Liechtenstein, S. Caterina. - Vedi tav. XVII.

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pannelli di politico); Siena, Pinacoteca, n. 36, Crocifisso; Siena, Palazzo pubblico, Croce dipinta; Venezia, collezione privata, Redentore (cuspide di politico); Vienna, collezione Liechtenstein, S. Caterina. - Vedi tav. XVII.

(Vol. 201001) Martini, Simone - S. Antonio e s. Francesco. Affresco nella chiesa inferiore di S. Francesco - Assisi.

dalena (pannelli di polittico); Siena, Pinacoteca, n. 36, Crocifisso; Siena, Palazzo pubblico, Croce dipinta; Venezia, collezione privata, Redentore (cuspide di polittico); Vienna, c

Bibl.: F. Mason Perkins, s. V. in Thieme-Becker, XXXI (1937), p. 64 sgg. con la bibl. precedente; A. De Rinaldis, S. M., Roma 1938; P. Pecchiani, Annotazioni alla vita vassariana di S. M., I, Milano 1938, p. 441 sgg.; A. Peter, Quand S. M. est-il venu en Avignon, in Gazette des beaux arts, 1939, p. 153 sgg.; A. H. Cornette, Introduction aux maîtres anciens du Musée Royal d'Anvers, Anversa-L'Aja 1939, p. 1 sgg.; E. Carli, Difesa di un capolavoro, allegato al n. 182 di Domus, 1943; P. Bacci, Fonti e commenti per la storia dell'arte senese, Siena 1944, p. 113 sgg.; E. Carli, Capolavori dell'arte senese, Firenze 1946, p. 35 sgg.; L. Coletti, I primitivi, II, Novara 1946, p. XXV sgg.; G. H. Edgell, A Crucifixion by Duccio with wings by S. M., in The Burlington Magazine, 86 (1946), p. 107 sgg.; O. Morisani, Pittura del Trecento in Napoli, Napoli 1947, p. 17 sgg.; A. Santangelo, Catalogo del Museo di Palazzo Venezia, I, Dipinti, Roma 1947, pp. 25-27; G. Paccagnini, An attribution to S. M., in The Burlington Magazine, 90 (1948), p. 75 sgg.; C. Brandi, Catalogo della VI mostra dell'Istituto centrale del Restauro, Roma 1949, p. 13 sgg.; L. Coletti, The early works of S. M., in The Art Quarterly, 12 (1949), p. 291 sgg.; P. Toesca, Il Trecento, Torino 1951, p. 519 sgg.