MARTINO GOSIA. - Giureconsulto bolognese (sec. XII), della nobile famiglia dei Gosi, che s'illustrò per quattro generazioni nello studio e nella pratica del diritto. Fu dei cosiddetti «quattro dottori» e partecipò nel 1158 alla Dieta di Roncaglia; morì prima degli altri, non più tardi del 1166.
La tradizione lo presenta come l'antagonista di Bulgaro, come il campione (ma fino a che punto è poi vero?) dell'aequitas contro lo jus strictum, e infiora questa rivalità di particolari a volte romanzati. L'efficacia dell'insegnamento di M. si manifestò non soltanto nella feconda continuità d'una scuola che si disse dei gosiani, ma anche nelle legislazioni imperiale e pontificia, che accolsero in diversi casi le opinioni di lui. Noto è l'episodio della costituzione Sacramenta puberum di Federico Barbarossa, per la quale il giuramento del minorente, purché pubero, bastava a convalidare un contratto da lui stipulato, anche se di per sé nullo: M. stesso ne avrebbe chiesta e senz'altro ottenuta la promulgazione dall'Imperatore, un giorno che cavalcava familiarmente al suo fianco, riuscendo così a veder sancita una propria opinione, che Bulgaro avversava. Un altro noto episodio mette in luce, e in luce non simpatica, la devozione di lui per l'Imperatore che l'onorava della sua confidenza; avendo questi domandato se era o no giuridicamente il padrone del mondo, M. gli rispose di sì, di contro alla parziale negazione di Bulgaro.
L'ampia dottrina, che valse a M. l'epiteto di copia legum e la lode di in legum pagina nulli secundus, si manifestò principalmente, oltre che nelle glosse (siglate M.,
Ma., Mar., M.G.), in vari scritti esegetici d'altra indole e in un trattatello De jure dotium.