MASSIMO

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MASSIMO. - Filosofo cinico del sec. IV. N. ad Alessandria da umile famiglia, abbracciò fin da giovane il cristianesimo e fece professione di filosofo. Ignorante, avaro e turbolento, girava di città in città per procacciarsi il vitto. La cattiva condotta gli valse esili e condanne, che in seguito spacciò come sofferenze per la fede.

Riusci in tal modo ad ingannare molto e perfino s. Gregorio Nazianzeno, che lo annoverò tra i suoi amici e ne fece un pubblico elogio. Per mezzo di maneggi, intrighi e denaro, e con l'appoggio del vescovo di Alessandria, riuscì a farsi consacrare vescovo di Costantinopoli, ma fu scacciato dalla città, riprovato dall'imperatore Teodosio, da papa Damaso e deposto dal Concilio di Costantinopoli (381). Ritornò ad Alessandria, ma poiché turbava quella Chiesa fu cacciato in esilio. Venne in Italia e riuscì ancora ad ingannare la buona fede dei Padri del Concilio di Aquileia (381) e dello stesso s. Ambrogio; ma poi, scoperte le sue malefatte, fu definitivamente abbandonato.

Bibl.: S. Gregorio Nazianzeno, Oratio XXV; id., De vita sua, vv. 745-1029; S. Ambrogio, Ep. 13-14; Sozomeno, Hist. eccl., VII, 9; Teodoreto, Hist. eccl., V, 8; Tillemont, IX, pp. 443-48, 455 seq.; S. Ambrogio, Hist. eccl., V, 8; Tillemont, IX, pp. 443-48, 455 seq.; S., P. P., La date de la fête des sts Iuventin et Maximin, in Anal. Bolland., 42 (1924), pp. 77-82; Martyr. Romainum, pp. 34-35. Emanuele Romanelli