MASSIMO, santo, martire. - Soldato ad Antiochia con Gioventino, fu martirizzato con questi al principio del 363 per ordine dell'imperatore Giuliano, del quale aveva disapprovato l'apostasia e l'aspra lotta ingaggiata contro la religione cristiana.
S. Giovanni Crisostomo pronunciò in loro onore un discorso (BHG, 975) dinanzi ad un numeroso uditorio, composto di molti testimoni oculari del martirio, e Teodoreto ne riferisce (Hist. eccl., III, 15) il processo e l'esecuzione della sentenza capitale. Festa il 25 genn.
P. P., La dute de la fete des sis Iuventin et Maximin, in Anal. Bolland, 42 (1924), pp. 77-82; Martyr. Romanum, pp. 34-35. Emanuele Romanelli
MASSIMO. - Filosofo cinico del sec. IV. N. ad Alessandria da umile famiglia, abbracciò fin da giovane il cristianesimo e fece professione di filosofo. Ignorante, avaro e turbolento, girava di città in città per procacciarsi il vitto. La cattiva condotta gli valse esili e condanne, che in seguito spacciò come sofferenze per la fede.
Riuscì in tal modo ad ingannare molti e perfino s. Gregorio Nazianzeno, che lo annoverò tra i suoi amici e ne fece un pubblico elogio. Per mezzo di maneggi, intrighi e denaro, e con l'appoggio del vescovo di Alessandria, riuscì a farsi consacrare vescovo di Costantinopoli, ma fu scacciato dalla città, riprovato dall'imperatore Teodosio, da papa Damaso e deposto dal Concilio di Costantinopoli (381). Ritornò ad Alessandria, ma poiché turbava quella Chiesa fu cacciato in esilio. Venne in Italia e riuscì ancora ad ingannare la buona fede dei Padri del Concilio di Aquileia (381) e dello stesso s. Ambrogio; ma poi, scoperte le sue malefatte, fu definitivamente abbandonato.