MASSIMO IL GRECO

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MASSIMO il GRECO. - N. ca. il 1470 a Arta nell'Epirio dalla famiglia «ortodossa» Trivolis, m. presso Mosca nel 1556. Visse negli ambienti del Rinascimento fiorentino e padano a Firenze, Venezia e Mirandola. Influenzato dal Savonarola si fece cattolico latino ed entrò nel monastero di S. Marco a Firenze, dove visse dal 1502 al 1504. Lasciato il convento, partì dall'Italia per la Grecia ed entrò di nuovo come non-cattolico sotto il nome di M. nel monastero Vatopedi sul monte Athos. Da missionario poi predicò in Grecia, nell'Egitto e nella Valacchia.

Su domanda del granduca moscovita Vasilij III Ivanoivf fu invitato nel 1516 a Mosca. Colà si dedicò a tradurre il Salterio dal greco in latino; un russo ritraduceva dal latino in slavo ecclesiastico. M. pubblicò molti altri scritti. Presto, a cagione di questa traduzione ed anche perché coinvolto nei litigi di politica interna russa, si vide diverse volte tradotto dinanzi al tribunale del metropolita Daniele ed alla fine condannato ad una reclusione severa in un monastero (1531). Dopo molte intercessioni, sotto lo zar Ivan il Terribile (v.), ebbe il permesso di vivere nella Troie Sergievskaja Lavra, non troppo lontano da Mosca, dove morì.

BIBL.: E. Denisoff, Maxime le Grec et l'Occident, Parigi-Lovanio 1943; A. M. Ammann, Storia della Chiesa russa e dei paesi limitrofi, Torino 1948, pp. 153-154.