MAZZONI, GUIDO

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MAZZONI, Guido. - Scultore, n. a Modena verso il 1450 e m. ivi il 13 sett. 1518. Fu detto il Paganino, dal nome di uno zio, e Modanino, dalla città natale. Iniziò la propria carriera facendo maschere per pantomime e misteri religiosi e dirigendo feste pubbliche alla corte estense.

Sotto il palese influsso dell'insigne modellatore in terracotta Niccolò dell'Arca, compiò a Busseto, nel 1475, un Cristo morto ed un Presepe per la chiesa dei Minori Osservanti; verso il 1480, a Modena, la vivace Depositione nell'oratorio di S. Giovanni Decollato, con le figure dipinte; quindi, a Ferrara, per S. Maria della Rosa, un'altra analoga Depositione (1485); il caratteristico Presepe, ora nella cripta del duomo di Modena; tre Pietà: a S. Giovanni di Reggio Emilia, a S. Lorenzo in Cremona e a S. Antonio di Castello in Venezia (di quest'ultima, compiuta nel 1489, esistono soltanto alcuni frammenti nel Museo di Padova). Del medesimo periodo sarebbe, secondo alcuni, anche la tipica, rusticana Madonna con il Bambino della Pieve di Guastalla. Chiamato a Napoli la Ferdinando I d'Aragona, il M. vi eseguì nel 1491 il busto in bronzo di quel re (ora nel Museo di Napoli) e per il duca Alfonso di Calabria la Depositione (1494), attualmente nella chiesa di Monteoliveto. Seguì, poi, il re Carlo VIII in Francia, dove lavorò, insieme con fra' Giordano, nel castello di Amboise; quindi, alla morte di quel sovrano (1498), ne eseguì il sepolcro in bronzo smaltato, con figure allegoriche, distrutto, poi, alla fine del sec. XVIII. Fu pure al servizio del successore, Luigi XII, e scolpì per il castello di Blois una statua del re, in costume da caccia, e un'altra equestre, in pietra. Morto

Luigi XII nel 1514, lo scultore modenese ritornò definitivamente, l'anno dopo, nella città natale, carico di onori e di ricchezze. Assai più che per le sue produzioni auliche, come il busto nel Museo di Napoli, il M. assume importanza nella storia della scultura quattrocentesca per le sue qualità di plastico sodo e realistico, continuatore dei modi più vivi e popolareschi di Niccolò dell'Arca, ma senza l'impeto drammatico e fantastico, peculiare a quest'ultimo, e con tendenza alle pose e alle accentuazioni psicologiche, che escludono il soffio di una trascendenza figurativa.

BIML.: Venturi, VI, pp. 768-84; A. L. Petterelli, G. M. da Modena plasticatore, Torino 1925; anno, s. V. in Thiem-Becker, XXIV, p. 315; M. Weinberger Bildnisbäten von G. M., in Pantheon, 1930, pp. 190-94; Z. Bonacini, Madonna di G. M. nella Pieve di Guastalla, in L'arte, 8 (1937), p. 199. Alberto Neppi