MAZZOLINO, Lodovico. - Pittore, n. a Ferrara ca. il 1480, m. ivi fra il 27 sett. 1528 e il 22 dic. 1530. Subi principalmente l'influenza di L. Costa, ma per le preferenze cromatiche si avvicina a Dosso Dossi e al Garofalo e nelle tipologie e nelle finte architetture dei suoi quadri sacri risente dei tedeschi e fiamminghi coevi.
Lavorò senza interruzione a Ferrara, per la corte estense, dal 1504 al 1524, e si trasferì quindi, per ca. un biennio, a Bologna, dove dipinse per la chiesa di S. Francesco un Gesù fra i dottori, ora diviso fra il Museo di Berlino e la Pinacoteca di Bologna, e un Cristo fra i cambiavalute, ora nel Museo Wielkopolskie a Posen. Numerose opere sue si trovano sparse nelle gallerie di Roma, Firenze, Torino, Berlino, Monaco, Parigi, Vienna, Londra, Dublino, Cambridge, Philadelphia, ecc. L'arte del M. rappresenta un gustoso fenomeno provinciale di novellistica fra paesana, grottesca e fiabesca, in margine al poetico realismo del primo Cinquecento ferrarese. Paragonate a quelle del miniatoe parmigiano Marmitta, le sue qualità, ben riconoscibili, si condensano ottimamente nei soggetti preferiti, e in brevi dimensioni, della S. Famiglia, della Natività, della Strage degli Innocenti, del Cristo nel Tempio, ecc. Ma anche in una tavola vasta e impegnativa come il Presepe con i ss. Alberico e Benedetto, della Pinacoteca di Ferrara, il M. emerge per la nettezza delle risentite tipologie virili e di adolescenti, per la soavità della Vergine, dal profilo quasi leonardesco, per lo splendore degli smalti e per la misteriosa, pacata dolcezza del paesaggio lacustre sullo sfondo. Altre produzioni sue mirabili sono, a Roma, nella Galleria Borghese, l'orientaleggiante quadretto della Natività, dagli studenti vermigli e gialli ocreaci, e, nella Galleria Doria,

bino e s. Giovanni (Museo di Napoli), il vivace Gesù infante, che sgambetta sui cuscini, e il s. Bruno, giovane frate, che s'affaccia da una porta in lontananza, nell'Adorazione della Pinacoteca di Monaco, la gagliarda S. Chiara, di struttura quasi cubista, dallo sguardo magnetico, che solleva con la sinistra il reliquiario prezioso di cristallo, il pensoso ritratto dell'antiquario, con la clessidra sul tavolo, nella Galleria di Parma.