MATRONEO. - La parte riservata alle donne nelle prime chiese cristiane (generalmente la navata destra o il transetto destro) separata dal resto della chiesa mediante transenne o velari. In architettura si dà questo nome alla galleria interna che sovrasta le navate laterali, originariamente destinata appunto a tale scopo. Secondo il Rivoira questa struttura sarebbe d'origine siriaca e deriverebbe dalle basiliche civili a duplice ordine (le chiese di Qanawāt e di Tafhah, del IV e V sec).
Il m. è adottato nell'architettura bizantina in chiese basilicali (S. Demetrio di Salonicco [V sec.] in cui la galleria prosegue sopra la parte d'ingresso in modo che i due lati sono congiunti) e soprattutto nelle costruzioni a pianta centrale : S. Sofia di Costantinopoli, dove ancora si conserva l'antica chiusura con riquadrature ornamentali, SS. Sergio e Iacco, in cui i m. si sviluppano intorno all'ambulacro centrale. Affine a quest'ultima chiesa, anche in questo par-
ticolare costruttivo, il S. Vitale di Ravenna (VI sec.) e il S. Lorenzo di Milano, ritenuta generalmente del VI sec. Non restano esempi di m. nelle chiese a pianta basilicale dell'Esarcato, mentre a Roma lo si trova nella parte più antica di S. Lorenzo fuori le mura (VI sec.), in S. Agnese sulla Via Xomentana (VII sec.), e più tardi nella ricostruita chiesa dei SS. Quattro Coronati (XII sec.), che è il solo esempio di m. in chiese romane di età romanica, quando esso è invece uno degli elementi caratteristici dell'architettura lombarda, dove il modello di S. Ambrogio, con m. profondo, illuminato da monofore e affacciantesi sulla nave centrale con arcate della stessa ampiezza di quelle sottostanti, è imitato fedelmente in S. Michele di Pavia. Lo si trova, con grande varietà di aspetti, nell'Italia settentrionale : con loggiati a bifore (S. Donato di Genova); a quadrifore (duomo di Parma); a bifore o trifore o quadrifore riunite da un'arcata cieca in asse con l'arcata della nave, con un'elegante soluzione caratteristica (duomo di Modena e coeve cattedrali pugliesi). Però alcune volte (per es., nel duomo di Modena) questi m. sono solo apparenti e non praticabili, non servono ad accogliere i fedeli, ma sono determinati da ragioni estetiche e dalla necessità costruttiva di alleggerire la parte superiore della parete e di sostenere le spinte della volta. Fuori dell'influenza dell'architettura lombarda va ricordata la particolare soluzione della basilica di S. Marco di Venezia, in cui il piano superiore delle navatelle affaccia sull'interno della chiesa con semplici transenne, come un ballatoio. Quasi eccezionale è il m. nell'architettura romanica toscana, dove quello del duomo di Pisa, che gira anche intorno al transetto, rivela influenze orientali.
Oltralpe il m. è frequentissimo in età preromanica e romanica, e lo si trova fino in Scandinavia. Si ricorda nell'XI sec., in Germania : S. Orsola di Colonia; in Francia : le chiese abbaziali di Cérisy-la-Forêt, di Mont-St-Michel, e di Jumièges, S. Remigio di Reims, S. Stefano di Nevers; in Inghilterra : le cattedrali di St. Albans, di Winchester, di Ely. Ne è continuato l'uso nell'architettura gotica, alla quale si addice per l'accentuazione di slancio delle navate e la riduzione delle
