MENA, santo, martire. - Molto conosciuto e venerato nell'antichità, è commemorato l'11 nov. nel Martirologio geronimiano, nei Sinassari greci, nel Sacramentario gelasiano di S. Gallo, nel Gregoriano e nel calendario marmoreo di Napoli. In queste fonti però, eccetto il Geronimiano, è detto martire di Cotieo nella Frigia; si tratta certamente di una falsa indicazione poiché il suo sepolcro-santuario si trovava a nove miglia da Alessandria presso il Lago Mareotide, dove sorse ben presto un imponente complesso di edifici per i numerosi pellegrini che vi accorrevano da ogni parte per venerarvi il Santo.
Ivi fin dal sec. IV fu costruita la memoria del Martire in una cripta accanto alla quale l'imperatore Arcadio (395-408) costruì una grande basilica, ampliata poi da Marciano (450-57), che insieme con gli edifici annessi durò, sino dal sec. XI ca., quando tutto andò in rovina. Da questo santuario i pellegrini portavano via, come ricordo, delle piccole ampolle in terracotta, raffiguranti il Santo tra due cammelli, allusione ad un miracolo riferito dalla Passio, e contenenti dell'acqua benedetta presa da una fonte lì vicina.
Dall'Egitto il culto di M. si divulgò in tutta la cristianità e santuari in suo onore sorsero in Palestina, Frigia, Costantinopoli, Dalmazia, Africa, Napoli, Roma. Mancano invece sicure notizie sulla vita ed il martirio
Benché non prescritto per le chiese parrocchiali fuori di Roma, nondimeno ne è raccomandato l'uso; nelle sue risposte la S. Congregazione dei Riti rimanda sempre a questo libretto (cf. Decr. auth., n. 2915 ad 1; n. 2970 ad 5; n. 4049 ad 1). Nelle chiese minori non parrocchiali e negli oratori, l'uso è permesso soltanto con speciale indulto della Sede Apostolica (Decr. auth., n. 3390).
del Santo. Nello stesso santuario sepolcrale niente si sapeva di M.; solo circolava una raccolta di miracoli attribuita a Timoteo vescovo di Alessandria, molto diffusa e tradetta in varie lingue. La Passio fu scritta verso il sec. VII in Frigia, dove esisteva un santuario di M. non meno famoso di quello egiziano; essa, ricalcata sull'omelia di s. Basilio in onore del martire Gordio, è giunta in tre diverse redazioni indipendenti l'una dall'altra e molto diffuse nell'antichità. Verso il sec. IX un falsario sotto il nome di s. Atanasio, spacciandosi per testimonio oculare dei fatti, divulgò un'altra Passio per dar credito al santuario che esisteva a Costantinopoli, scrivendo che M. aveva avuto come compagni di martirio Ermogene ed Eugrafo, e che il suo corpo era stato trasportato dagli angeli a Costantinopoli. Ne venne fuori un altro M. venerato con i compagni il 10 dic.
Secondo la prima redazione della Passio, M. era un soldato egiziano: seguendo il tribuno Firmiliano si recò a Cotieo nella Frigia, dove si dichiarò apertamente cristiano. Il preside Pirro, dopo molti tormenti, la fece decapitare. Il corpo fu poi bruciato e i resti, raccolti con cura dai fedeli, furono riportati in Egitto come lo stesso M. aveva ordinato prima di morire. - Vedi tav. XLI.