MICANZIO, FULCENZIO. - Servita, n. a Passirano (Brescia) l'8 giugno 1570, m. a Venezia il 7 febbr. 1654. Passato a Venezia per ragione dei suoi studi, entrò in relazione con fra' Paolo Sarpi, la cui influenza fu per lui decisiva. Il Sarpi lo introdusse in cenacoli letterari scientifici, ed a Padova il M. conobbe tra gli altri Galileo, con cui rimase poi sempre in relazione, prendendone apertamente le parti.
Dal 1597 al 1600 fu a Mantova ad insegnarvi teologia; nella primavera del 1600 ebbe una parte importante nel Capitolo generale del suo Ordine a Roma; il 6 luglio 1600 conseguiti a Bologna la laurea in teologia ed ivi restò, come professore di tale disciplina, fino al 1606, anno in cui il Sarpi lo chiamò a Venezia per averlo al fianco durante la lotta per l'interdetto. Il M. partecipò quindi, con il Sarpi, alla lotta contro Roma: egli figura tra i sottoscrittori del Trattato dell'interdetto, opera del Sarpi, ma presentata come dichiarazione collettiva di sette teologi. Difese altresì il Sarpi con una Confirmatione (Venezia 1606) alle Considerazioni sopra le censure del Sarpi, attaccate dal carmelitano G. A. Bovio. Per tale sua attività il governo della Repubblica gli concesse nel 1607 uno stipendio di 200 scudi, somma raddoppiata agli 200 seguente. Dopo l'attentato contro il Sarpi (5 ott. 1607), avendo il governo della Repubblica concesso a quest'ultimo una casa in Venezia, il M., per volontà del governo stesso, vi abitò per essere sempre al fianco del maestro. A Roma si temeva che il Sarpi e lui tramassero per l'introduzione ed il consolidamento del protestante-simo a Venezia. Effettivamente essi stavano in strette relazioni con protestanti e galiciani; e molto del resto da loro sperava, e non ne faceva mistero, il cappellano dell'ambasciata inglese Guglielmo Bedell. Come il Sarpi, nemmeno il M. pensava ad un'adesione effettiva al protestantesimo, anche se i suoi quaresimali destavano gravi sospetti nel campo cattolico e vive speranze nei protestanti, ed anche se ad aggravare la posizione del M., si aggiungevano accuse, pare non infondate, sul costume. Morto il Sarpi, il M. gli succedette come consultore e la Signoria dispose che i suoi consulti fossero raccolti in volumi e conservati nella camera segreta per la loro utilità (Archivio di Stato di Venezia, Riform. d. Studio, busta 549). Il M. lasciò una vita del Sarpi pubblicata nelle Opere del Sarpi, VI, Helmstatt per Jacopo Mullero [ma Verona per Jacopo Moroni] 1750, pp. 1-cvi.