MIRA DE AMESCU, ANTONIO

MIRA DE AMESCU, ANTONIO. — Poeta spagnolo, n. a Guadix nel 1574 ca., ivi m. l’8 sett. 1644. Fu insofferente di disciplina nella vita (anche da arcidiacono della patria cattedrale) e nella vasta opera di scrittore per teatro, esemplata sui moduli di Lope de Vega.

Negli autos (natalizi, eucaristici, mariani) e nelle commedie bibliche debole è l’intuizione del simbolo; nelle agiografiche e in quelle di argomento storico e d’intrigo, efficace, in genere, l’abilità costruttiva e la delineazione dei caratteri, talora sbalzati con forte rilievo. Lo stile oscilla tra estenuazioni popolaresche, cultismo, fasto calderoniano; assiduo l’interesse etico. La mesonera del cielo riprende il tema di Abraham e della cortigiana redenta, già trattato dalla monaca Rosvita. La commedia El esclavo del demonio, rielaborazione della leggenda di Gil de Santarem che patteggia l’anima con il diavolo e poi la riscatta mediante aspre penitenze, da M. Pelayo è stata ritenuta degna sorella minore di El condenado por desconfiado di Tirso de Molina.

BIBL.: edd.: C. E. Anibal, M. de A. (selezione di commedie), vol. I, Lancaster 1925; El esclavo, a cura di A. Valbuena Prat, in Clásicos castellanos, LXX, 2a ed., Madrid 1943 (con prologo biografico e critico). Studi: E. Cotarelo, M. de A. y su teatro, 1931. Enzo Navarra