MONTESQUIEU, CHARLES-LOUIS DE SECONDAT, BARONE DI

MONTESQUIEU, CHARLES-LOUIS DE SECONDAT, barone di - Giurista e filosofo, n. a La Brède il 18 genn. 1689, m. a Parigi il 10 febbr. 1755. Di nobile famiglia di magistrati, compì i suoi studi a Juilly dagli Oratoriani (1700-1705). Studiò quindi diritto a Bordeaux, ove divenne avvocato nel 1708; completò la sua formazione giuridica a Parigi (1709-1713). Consigliere al Parlamento di Bordeaux nel 1714, ereditò nel 1716 da uno zio il nome e la baronia di M. nonché la carica di président à mortier al Parlamento di Bordeaux. Più che al diritto dedicò tuttavia la sua attenzione a problemi storici e scientifici. Nel 1716 fu membro dell'Académie des sciences di Bordeaux.

Numerose e di vario argomento le memorie da lui presentate alla suddetta Accademia: fra le quali importanti le Observations sur la politique des Romains dans la religion (1717), in cui, anticipando le Considérations, valuta la religione come fatto sociale. Numerosi gli scritti scientifici, quali Sur la cause de l'écho; Sur l'usage des glandes rénales (1718); Sur la pesanteur des corps (1720) ecc. però di scarso valore ma che lasciarono un'impronta indelebile nell'animo del M., abituandolo alla paziente analisi dei fatti. Ma la celebrità gli venne dalla pubblicazione delle Lettres Persanes (1721) accolte con grandissimo favore. Su uno sfondo orientale, spesso di maniera, M. descrive, per bocca di due viaggiatori persiani, la società della reggenza, con occhio di moralista attento a rilevare la licenza dei costumi, l'anarchia spirituale e politica. Sotto l'ironia del moralista si sente viva la passione dello studioso: ostilità al dispotismo, amore per la tolleranza, ricerca di una legge generale dello sviluppo umano fondato sull'equilibrio e la libertà: principi informatori delle Lettres che anticipano la profonda analisi dell'Esprit.

Il successo dell'opera apre a M. i saloni più noti di Parigi, quelli di M.me de Lambert e di M.me de Tencin, dove si lega con Fontenelle, Maupertuis, D'Alembert, Helvétius. Tornato ai suoi studi legge all'Entreval un Dialogue de Sylla et d'Eucrate (1724), progetta un Traité général des devoirs de l'homme, scrive un romanzetto piccante, Le temple de Guyde (1725). Ma al tempo stesso attende al suo lavoro maggiore: l'interpretazione delle leggi generali che regolano la vita sociale. Per questo, venduta nel 1726 la sua carica, dopo esser stato eletto nel '28 membro dell'Académie Française, parte per un lungo viaggio alla ricerca di esperienze dirette di istituzioni e costumi. Dal 1729 al 1731 è in viaggio per l'Europa. Importante è il suo soggiorno in Inghilterra che gli permette di vedere sotto nuova luce il problema della libertà politica. Nel 1734 appaiono ad Amsterdam le Considérations sur la grandeur et la décadence des Romains, vera interpretazione filosofica della storia di Roma, nelle quali considera l'amor di patria, della libertà, del lavoro e l'equilibrio fra istituzioni e grandezza del paese come le più sicure garanzie della prosperità

di uno Stato. Nel 1748 esce anonimo a Ginevra l'Esprit des lois, accolto con grandi consensi. L'opera, in 31 libri, mira a dare una sistemazione scientifica alle istituzioni sociali, ed è divisa in tre parti: nella prima (ll. I-XIII) vengono studiate le varie forme di governo con i loro principi animatori ai quali vengono ricondotte tutte le istituzioni. Nel l. XI, dedicato alla Costituzione inglese, è esposta la teoria della separazione dei poteri. Segue (ll. XIV-XIX) l'esame dell'influenza dei fattori fisici e morali sulle leggi, primo esempio di una indagine sociologica positiva. M. esamina quindi gli aspetti economici, demografici e religiosi della vita dei popoli (ll. XXI-XXV); seguono studi particolari sulle evoluzioni del diritto romano, francese e feudale. L'ideale politico che scaturisce dall'Esprit è un ideale di libertà, non tuttavia razionalisticamente determinato, bensì desunto da un attento studio delle condizioni storiche ed ambientali. Per questo egli studia attentamente le forme feudali in quanto ritrova in esse le condizioni storiche di sviluppo della libertà francese consacrate dalla partecipazione al potere dei ceti privilegiati. Per questo, pur essendo animato da vivo desiderio di riforme, M. è il campione del liberalismo conservatore e pertanto la sua opera sarà messa da parte dalle correnti democratiche. Nel 1750, per reagire alle accuse di spinozismo e di deismo, scrive la Défense de l'Esprit des lois, per evitare la condanna di Roma. A segno della sua sottomissione, volle al suo letto di morte il sacerdote.

BIBL.: Per le opere V. l'ed. a cura di E. Laboulaye in 7 voll., Parigi 1875-79; Pensées et fragments inédits de M., Bordeaux 1899-1901. Per la critica: A. Sorel, M., Parigi 1887; H. Barchhausen, M., l'Esprit des lois et les archives de la Brède, ivi 1904; id., M. ses idées et ses oeuvres d'après les papiers de la Brède, ivi 1907; J. Dedieu, M. et la tradition politique anglaise en France, ivi 1909; id., M., ivi 1913; V. Klemperer, M., Heidelberg 1914; E. Hölle, Die Idee einer altermanischen Freiheit vor M., Monaco e Berlino 1925; E. Carcassonne, M. et la problème de la constitution française au XVIIIe siècle, Parigi 1927; G. Lacson, L'influence de la philosophie cartésienne dans la littérature française, in Etudes d'histoire littéraire, ivi 1930; id., Le déterminisme historique et l'idéalisme social dans l'Esprit de la Bride, ivi 1930; W. Struck, M. als Politiker, Berlino 1933; L. M. Levin, The political doctrine of M. Esprit de la Bride, ivi 1936; N. van der Vliet, M., XVIe siècle; F. T. H. Fletcher, M. and English politics, Londra 1939; C. de la Taille Lohannie, Les idées économiques et financières de M., Parigi 1940; J. Dedieu, M. l'homme et l'oeuvre, ivi 1943; M. Duconnel, Machiavel et M. Recherches sur un principe d'autorité, ivi 1943; S. Cotta, Il problema dell'ordine umano e la necessità nel pensiero di M., in Rivista di filosofia, 39 (1948), pp. 368-80; B. Mirkin-Guetzévitch, Quelques réflexions sur l'Esprit des lois, in La République française, 6 (1949), pp. 20-52; 7 (1950), pp. 65-68; E. Vidal, Saggio sul M., Milano 1950.

Sergio Cotta
Delle opere del M. sono all'indice: Les Lettres Persanes (decr. 26 maggio 1762) per lo spirito antireligioso che prelude al movimento filosofico del sec. XVIII; apertamente anticattolico, vi approva il divorzio, sostiene l'uguaglianza delle religioni, satireggia sui dogmi, deride la sottomissione al papa; dichiara vana ogni questione di dottrina, riducendo tutta la religione alla morale sociale; L'esprit des lois (decr. 29 nov. 1751), dove, forse per timore della censura, si fa più cauto, assai meno caustico e non manca neanche di elogiare il compito sociale della Chiesa; tuttavia continua a condannare il celibato, a proclamare uguali tutte le religioni; dà alle leggi un valore puramente relativo, dipendente dal clima, dai costumi, dalla cultura e dalla diversa utilità che questi elementi vengono a creare nella società; persegue un utilitarismo sociale, per cui i vizi politici non sono vizi morali e i vizi morali non sono vizi politici; proclamando una netta e assoluta divisione fra morale e politica (cf. C. Costantin, s. V. in DThC, X, coll., 2377-88).

Celestino Testore

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“MONTESQUIEU, CHARLES-LOUIS DE SECONDAT, BARONE DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 819. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/montesquieu-charles-louis-de-secondat-barone-di.