MOSTAR-DUVNO, DIOCESI di. - Ha una superficie di 8368 kmq. e 165.000 fedeli, che formano la maggioranza assoluta in confronto con i musulmani e gli ortodossi. Comprende (1941) 8 decanati, 51 parrocchie con 50 chiese e 296 cappelle, e conta 151 sacerdoti (13 secolari e 138 francescani). Le congregazioni religiose femminili (Suore della Carità di S. Vincenzo e Suore maestre del Terz'ordine di S. Francesco) hanno 131 suore in 13 case. A Siroki Brieg vi è un liceo classico e a Mostar un istituto teologico, ambedue francescani.
Nel sec. VI sul territorio dell'odierna diocesi di M. si estendevano ancora le diocesi di Narona (Vid, presso Metkovic), Sarsenterum (Arzano?) e Delminium (Tomslavgrad in Bosnia, fortezza sul monte Lib). Nel 591 s. Gregorio Magno scriveva al turbolento vescovo Malchus di Delminio, luogo che era centro della valorosa stirpe illirica dei Dalmati e dove, secondo la tradizione, nel 1925 venne coronato il primo re croato Tomislav. Poco dopo la diocesi scomparve e riappare dopo il 1300 come argine contro il pericolo dell'eresia bosniaca (patareni). Rimasta vacante alla fine del sec. XVIII, il 5 luglio 1881 venne unita alla diocesi di M. allora eretta.
Già nel sec. IX si fa menzione della diocesi di Zahumlje (Chelmensis o Zachumlensis) con sede a Ston (Stagno); comprendeva il territorio del Ducato di Hum (Chelm) o Zahumlje, il cui sovrano viene chiamato nelle cronache veneziane «principe dei Croati». Quando nel 1448 il vovoda Stefano Vukčić assunse il titolo di herceg (duca), il territorio dell'antico Hum cominciò a chiamarsi Hercegovina. Causa gravi difficoltà con i regnanti serbi nel sec. XIII, la perseguitata diocesi di Ston fu nel sec. XIV sostituita con le restaurate diocesi di Makarska e Duvno. Nel periodo della dura dominazione turca, durata quattro secoli, questa regione vanta parecchi martiri. Nel 1735 venne istituito il vicariato apostolico Bosnae Othomanae, dal quale nel 1846 fu staccato il vicariato dell'Erzegovina. Nel 1881, quando fu ripristinata la gerarchia ordinaria nella Bosnia ed Erzegovina, il vicariato divenne la diocesi di M.-D. Dall'8 luglio 1890 i suoi vescovi amministratoro anche la diocesi di Trebinje.
Fra tutte le diocesi croate la più colpita dall'attuale regime comunista in Jugoslavia è forse quella di M.-Trebinje. Non solo tutte le opere cattoliche sono distrutte: scuole, asili, Azione Cattolica, stampa, tipografie, istruzione religiosa; pure le perdite del clero e le stragi della popolazione sono talvolta orrende. Del clero secolare 12 sacerdoti ancora lavorano nella diocesi con massime difficoltà, 5 sono nelle prigioni assieme al vescovo diocesano mons. Pietro Cule, condannato a 12 anni di lavori forzati, 6 si sono ritirati in altre diocesi, dentro o fuori del paese; 13 sono stati uccisi e seviziati, in parte anche dai centrizi serbi di Draža Mihajlović. I Francescani ebbero ancora più dura sorte: di fronte a 64 padri ancora operanti nel 1951, altri 25 languiscono nelle prigioni, 27 sono andati in esilio e 75 sono stati uccisi. Nel solo convento di Siroki Brieg furono massacrati ed in parte arsi vivi 28 francescani.
Krunoslav Stef. Draganović