NAAMAN (EBR. NA'ĀMAN)

NAAMAN (ebr. Na'āman). - Nome di un israelita e del capo dell'esercito di Benadad II, re arameo di Damasco.

Il primo in Gen. 46, 21 è numerato con Bela tra i figli di Beniamin. Nella genealogia di Nam. 26, 38 sgg., alquanto differente e migliore, è figlio di Bela e nipote di Beniamin, come in I Par. 8, 4; per il V. 7 (ibid.), il testo è incerto. N. fu capo del casato che ebbe nome da lui.

Il generale siro, caro al suo Re (cf. II Reg. 5, 1), contemporaneo di Achab, Ochozia e Ioram, per aver arginato le invasioni di Salmanasar II, fu colpito dalla lebbra. Una giovane israelita, catturata in una razzia e divenuta sua schiava, gli suggerì di recarsi per la guarigione da Eliseo (v.). Lo stesso re di Damasco si interessò della cosa, e N. con ricchi donativi si recò dal profeta. Senza aspettarlo, Eliseo gli mandò a dire che si immergesse sette volte nel Giordano. N., che aspettava solenne accoglienza e qualche atto ieratico del profeta sul suo corpo malato, espresse irato il suo risentimento. Calmato, fece quanto il profeta gli ordinava e guarì immediatamente. Raggiunse allora Eliseo e gli offrì, ma invano, i suoi ricchi doni; riconobbe la potenza di Jahweh, al quale solo decise di sacrificare; e per questo fece caricare dai suoi la terra che ritenne necessaria allo scopo, per immolare su di essa, una volta ritornato in Siria, le vittime in onore di Jahweh. Questo particolare svela la mentalità sensita sulla territorialità di ciascuna divinità e del culto rispettivo. Nel ritorno, N. Giezi (v.), corso di nascosto per approfittare dei doni rifiutati dal suo padrone (II Reg. 5, 1-27).

Gesù, nella sinagoga di Nazareth, ricorda la guarigione

gione di N. per dimostrare ai Giudei la libertà di Dio nell'elargire i suoi doni ai gentili (Lc. 4, 27).

BIBL.: M. Sales, La S. Bibbia, Vecchio Test., III, Torino 1924, pp. 144-47; A. Clamer, Les Nombres (La Ste Bible), ed. L. Pirot. 2), Parigi 1940, p. 414 sgg. Francesco Spadafora

ARCHEOLOGIA. - Nell'iconografia cristiana la storia di N. è stata rappresentata rare volte. P. Markthaler nella sua relazione « Sulle recenti scoperte nell'abbazia imperiale di Farfa » (Riv. di archeol. crist., 5 [1928], pp. 37-88) illustrò due episodi dell'ufficiale lebbroso ivi rappresentati in armonia col testo biblico; il suo incontro col Re d'Israele (ibid., p. 73, fig. 33) e la sua visita alla casa del profeta Eliseo (ibid., p. 75, fig. 34). Il Markthaler mette in rilievo che Farfa trae il suo nome proprio dal fiume « Pharphar » che bagna Damasco, ricordato da N. (II Reg. 5, 12). Un altro esempio molto più tardo (metà sec. XIII) in S. Maria-Lys in Colonia (P. Clemen, Die romanische Monumentalmalerei in dem Rheinlanden, Düsseldorf 1916, p. 575 e tav. 24). Enrico Josi

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“NAAMAN (EBR. NA'ĀMAN).” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 939. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/naaman-ebr-na-aman.